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‘Collective’: dalla tragedia al labirinto della corruzione. Il pluripremiato docufilm di Alexander Nanau al Carbonia Film Festival

Di Maurizio Pretta
09/10/2021
in Arte, Cinema, Comunicazione e società, Cultura, Interviste
Tempo di lettura: 7 minuti
‘Collective’: dalla tragedia al labirinto della corruzione. Il pluripremiato docufilm di Alexander Nanau al Carbonia Film Festival

Il concerto di una band metalcore finito drammaticamente, la coraggiosa inchiesta giornalistica di una testata che normalmente dovrebbe occuparsi di sport e l’incessante lavoro di un giovane ministro riformista. Questi sono i fattori che hanno fatto saltare i coperchi del complesso sistema di corruzione e malaffare che tormenta la Romania da svariati lustri e che Alexander Nanau racconta magistralmente in ‘Collective’, film documentario d’inchiesta, che ha fatto incetta di premi fra i quali spiccano due candidature agli Oscar 2021 come “Miglior film internazionale” e “Miglior documentario”. Abbiamo incontrato il regista romeno a Carbonia, dove ieri ha presentato al pubblico il suo film nella seconda serata della rassegna ‘How to Film the Wolrd’ per il Carbonia Film Festival.

Goodbye to Gravity - The Cage (Live in Club Colectiv, Bucharest, Romania,  30.10.2015)
I Goodbye To Gravity durante il tragico concerto del 30 ottobre 2015

La data è quella del 30 ottobre del 2015. La band metalcore romena Goodbye To Gravity ha appena pubblicato ‘Mantras Of War’, il suo secondo album, e ha organizzato un concerto gratuito al Club Colectiv di Bucarest per promuovere il disco. A circa mezz’ora dall’inizio del live, durante il quale la band ha eseguito ‘The Day We Die’, brano che suonerà tristemente profetico, gli effetti pirotecnici usati sul palco danno principio a un incendio che, complice la spugna fonoassorbente, raggiunge velocemente il soffitto, trasformando il locale, non a norma e sprovvisto delle uscite di sicurezza, in una trappola assassina.

La tragedia è immane. 26 persone muoiono all’interno del locale, non solo per le ustioni, ma anche per intossicazione da fumo, monossido di carbonio e altri gas tossici. Un’altra durante il tragitto verso l’ospedale. I feriti sono 184. 38 di loro periscono nei giorni e nelle settimane successive, fra questi la studentessa napoletana Tullia Ciotola.

Il fatto scatena un grandissimo sentimento collettivo di dolore e rabbia che si trasforma ben presto in una protesta popolare e culmina con le dimissioni del primo ministro Victor Ponta, del suo governo e di Cristian Popescu Piedone, sindaco del Settore 4, la municipalità di Bucarest teatro della disgrazia.

Fra i principali responsabili dell’incidente viene indicato il sistema di corruzione negli apparati governativi e nella società romena, che non solo tollera, ma incentiva, l’inadeguatezza delle strutture e della sanità pubblica. La complessa macchina del malaffare viene scandagliata da Cătălin Tolontan, caporedattore dello ‘Sports Gazette‘, un quotidiano che normalmente si occupa di calcio e altri sport, (e questo la dice lunga sulla collusione fra potere e mass media) insieme al suo team di giornalisti investigatori, che portano alla luce tutto il marcio del sistema sanitario, al quale vengono attribuite le morti dei feriti del Colectiv. Il regista segue con l’occhio della telecamera i reali protagonisti dell’inchiesta, dalla quale trapela che i disinfettanti, forniti alle oltre trecento strutture sanitarie della Romania dalla Hexi Pharma, vengono diluiti fino a ridurne l’efficacia al 10%. La frode viene stimata come causa della morte del 90% dei ricoverati in terapia intensiva, 12000 morti all’anno determinate dai batteri derivati dalle gravissime negligenze igienicosanitarie praticate dal sistema ospedaliero statale, che hanno fatto della Romania il fanalino di coda europeo in materia.

Vlad Voiculescu ex ministro della salute romeno

In questo perverso puzzle convivono medici che vengono meno al loro mandato professionale e al giuramento d’Ippocrate, docenti universitari, case farmaceutiche, manager, politici, ospedali che hanno a disposizione budget enormi che vengono dirottati altrove, nomine e concorsi truccati, nepotismo e cliniche private in Svizzera. Il governo e il ministero della salute prima negano, poi, davanti all’evidenza, fanno cadere la testa del ministro Patriciu Achimas Cadariu, che viene sostituito dal premier Dacian Ciolos con Vlad Voiculescu, giovane attivista di tempra riformista che è un altro dei personaggi del film, seguito passo dopo passo da Nanau in quelle giornate travagliate.

Alexander Nanau fotografato ieri dopo l’incontro coi giornalisti alla Grande Miniera di Serbariu, Carbonia

“Sulla carta il diritto alla salute è garantito dalla Costituzione, un’eredità del passato comunista – ci dice Nanau – nella realtà dei fatti è un gigantesco ricettacolo di interessi privati, gestito da un meccanismo che distribuisce prebende ed elargisce tangenti”.

Altro personaggio fondamentale è Tedy Ursuleanu, sopravvissuta all’incendio del Club Colectiv e che ne porta addosso i vistosi segni, “senza però – racconta il regista – voler passare per la vittima delle conseguenze delle azioni altrui, ma semplicemente essere se stessa, una donna che non medita vendetta e che in qualche modo diventa il simbolo di una soluzione alternativa in questo grande conflitto generazionale”, con la speranza che qualcosa cambi realmente.

Cambiamento che auspicavano in molti, soprattutto fra le nuove generazioni, anche grazie alle elezioni politiche che avevano portato al governo una coalizione liberal-riformista, dalla quale “la gente – prosegue Nanau – si aspettava tantissimo e che invece ha largamente disatteso le promesse ostentate in campagna elettorale e, anzi, ha perpetuato lo stesso sistema di corruzione anche nella gestione dell’emergenza pandemica, che ha portato la Romania al triste primato mondiale in termini di morti a causa del Covid e il terzo posto per numero di contagiati. Di questo stato di cose ha fatto le spese il ministro Voiculescu, al suo secondo incarico, defenestrato dal primo ministro Florin Cîțu, dopo aver scoperto e denunciato un sistema di centri di vaccinazione segreti destinati agli esponenti del potere e della nomenclatura politica. Anche la gestione della pandemia va inquadrata nella contrapposizione fra vecchio e nuovo sistema, dove i riformisti vengono ostacolati e messi in disparte. La valanga dei finanziamenti europei è un piatto troppo appetitoso per far si che il sistema di potere se lo lasci soffiare da sotto il naso per i ‘capricci’ progressisti”.

Il regista Alexander Nanau

Il docufilm, della durata di 109 minuti, e del quale Alxander Nanau non è soltanto regista, ma anche sceneggiatore, produttore, direttore della fotografia e montatore, è stato presentato, fuori concorso, in anteprima mondiale il 4 settembre 2019 alla 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Distribuito in Romania il 28 febbraio 2020, approda il 20 novembre 2020 in altri paesi, tra cui Regno Unito e Stati Uniti, ricevendo un’ottima accoglienza internazionale, il plauso della critica e svariati premi fra i quali spiccano quello agli European Film Academy Awards, al National Society of Film Critics e il Premio Lux.  Il 15 marzo 2021 ha ricevuto le nominations nelle categorie “miglior film in lingua straniera” e “miglior film documentario” agli American Academy of Film Awards. Tuttavia, nonostante per la prima volta nella storia una pellicola romena sia stata candidata al premio Oscar, in patria il film non ha avuto l’accoglienza e la diffusione che avrebbe meritato. Questo perché, come testimonia l’autore, “è stato attutato un vero e proprio embargo da parte dell’apparato politico-statale nei confronti del documentario, che è stato boicottato dai mass media, e soprattutto dalle televisioni, che hanno venduto il loro silenzio a suon di mazzette. Tuttavia l’ottima accoglienza riservata, nonostante il sabotaggio di stato, al lavoro d’inchiesta da parte di una grossa fetta di giovani compresa fra i 16 e i 35 anni, lascia acceso un barlume di speranza.”

Ora la situazione non è certo delle migliori. Il governo Cîțu è crollato appena tre giorni fa, lasciando un intero paese per l’ennesima volta nel caos, dopo essere scivolato sulla buccia di banana di una campagna vaccinale fiacca, su vertiginosi picchi di contagio e sulla rimozione di due ministri fondamentali, come quello della giustizia e quello della salute, quest’ultimo rimasto vacante in piena emergenza sanitaria. Il cammino per un radicale e reale cambiamento è ancora molto lontano.

Rimane questo docufilm bello e scioccante, che racconta una storia talmente sconvolgente che verrebbe da tacciare di follia coloro che la raccontano, o da reputarla alla stregua di una fiction. Purtroppo è tutto vero. Come lo sono i 64 morti del Club Colectiv, compresi quattro musicisti dei Goodbye To Gravity, e tutti quelli della malasanità di un sistema che non solo corrompe, froda e alimenta il gioco della malavita, ma uccide.

La speranza vera, oggi, è che la società romena non ceda, perché, come recitano i versi di quella triste profezia, contenuta nella canzone di una band che quel maledetto 30 ottobre 2015 voleva soltanto presentare il suo ultimo disco, “Cause the day we give in is the day we die” (Perché il giorno in cui cediamo è il giorno in cui moriamo).

LEGGI ANCHE:

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