Il 2 settembre, lo youtuber Emalloru ha pubblicato un video/film dedicato al suo soggiorno di un mese in Sardegna. Tra lo skydive di Serdiana, la bellezza estiva di Cagliari e la forza di dj Fanny, è nato “Precipitare“: una storia dedicata alla paura della morte e al superamento dei propri limiti. Al suo fianco c’era Mirko Urru, aspirante regista e creatore di video per aziende che ha collaborato con lui per le riprese.
Una esperienza altamente formativa che gli ha dato una certezza per il futuro: questo è il lavoro che vuol portare avanti. Lo ha raccontato in una lunga intervista in cui si scopre sia la sua passione per il videomaking che gli obiettivi che si è posto per il futuro.
Quando hai iniziato a fare video?
A 12 anni, quando ho iniziato a guardare video su YouTube. Mi ero dedicato a creare contenuti per YouTube, avevo fatto uscire due video assieme ad altri due amici, poi ho abbandonato per un po’. Sul finire delle superiori ho ripreso e assieme ad un mio compagno di scuola ho aperto la prima società, Studio 196. Inizialmente ci saremmo dovuti occupare solo di video, poi ci siamo spostati anche sul lato social marketing. Abbiamo trovato un modo per renderlo un lavoro, ma volevo comunque farmi conoscere e ho iniziato ad appassionarmi ai video di Emalloru, Mr. Nobody, Cane Secco. Loro sono super forti a livello di immagine. Da marzo di quest’anno ho creato due video. Ho notato che su YouTube è difficile sfondare, dunque mi sono concentrato molto su Instagram e Instagram Tv.

Com’è nata la società Studio 196?
Credevo fosse una cosa importante occuparsi di comunicazione a 360 gradi. Facciamo il sito, curiamo i social, le foto, i video spot. E’ nata da questa idea. Il mio amico Roberto Lai è videomaker, io sono sempre stato appassionato di video ma non mi sono mai focalizzato sulle cose tecniche, mi occupo più del lato creativo. Assieme a Roberto Lai, Mattia Atzeni e Daniele Murru, che sono i miei soci, abbiamo aperto la società con una richiesta di microcredito, comprato tutta la attrezzatura necessaria e seguito un percorso di formazione. Da una idea molto vaga siamo passati allo storytelling per aziende tramite video, cortometraggi, video musicali. Per il futuro abbiamo l’obiettivo di fare film e serie tv.
Come sei arrivato a collaborare con Emalloru?
Molto banalmente. Avevo visto una storia su Instagram in cui lui era in piazza Garibaldi. L’ho raggiunto, ci ho fatto la foto, ho visto che era molto disponibile a parlare. Gli ho detto che se avesse avuto bisogno, io avevo una piccolo casa di produzione, gli avrei potuto dare una mano. Lui mi ha contattato su Instagram poco dopo, ci siamo visti e io l’ho aiutato a fare il video. Molto semplice.

Com’è stata l’esperienza, cosa ti ha insegnato?
Ho sempre visto i video di Emalloru con un occhio da vlog. Io pensavo riprendesse tutto ciò che gli succedesse. Invece ho notato che non è così. Era tutto ben studiato. La prima scena, per dire, l’abbiamo fatta diverse volte perché voleva che uscisse perfetta. Anche dietro un video così semplice c’è uno studio dietro e una struttura non indifferente. Dal punto di vista tecnico mi ha fatto vedere qualche trucco per l’IPhone per fare dei bei video, qualche inquadratura particolare, l’utilizzo di diverse lenti per evitare il riflesso del sole. Ci siamo sbizzarriti nelle scene in macchina, anche. Io sono fan di Ema da quando aveva appena 10 mila follower su Instagram, non mi sono perso un solo video, mi ha motivato molto. Dopo averlo conosciuto mi ha fatto capire che è quello che voglio fare nella mia vita. Abbiamo fatto tutto con IPhone, drone e GoPro.
Come si è sviluppata la storia?
Ho avuto la fortuna di vedere lo sviluppo della storia. Dall’idea che aveva a come poi è diventata. La sua idea iniziale era quello di fare un video sulla paura della morte. Voleva inserire molte più persone che fossero affette da Sla o da altre malattie. Però il paracadutismo gli dava un feeling nuovo. Così il senso del video è rimasto quello, ma lo svolgimento è cambiato il corso d’opera. La struttura è rimasta invece la stessa: introduzione, parte centrale, colpo di scena e parte finale con una morale.










