Tutto è iniziato con Pandora: è stata lei, inviata da Zeus per punire gli uomini, la prima creatura nefasta della storia. “Inganno al quale non si sfugge”, provvista di bellezza e grazia ma anche di un cuore pieno di menzogne, la Pandora raccontata da Esiodo nel VII secolo avanti Cristo incarna la prima idea della differenza tra uomini e donne. Eva Cantarella, storica, giurista e sociologa, classe 1936, ha dedicato a questa storia il suo penultimo libro, “Gli inganni di Pandora” uscito per Feltrinelli due anni fa, mostrandoci come se pure dagli antichi greci abbiamo avuto in dono la democrazia, il teatro, la filosofia e la scienza, allo stesso tempo ne abbiamo ereditato anche la visione profondamente misogina.
Oggi, 8 marzo, proviamo a riflettere su quanto questo mito influenzi ancora le nostre vite tremila anni dopo, quanto pregiudizi e stereotipi che affondano le radici nel mondo antico abbiano lasciato il loro segno, e approfittiamo della presenza di Eva Cantarella al festival letterario Sulla Terra leggeri in questi giorni in diretta streaming nella sua quattordicesima edizione, per parlare di parità, diritti, battaglie in nome delle donne.
“La storia dell’inferiorità della donna rispetto all’uomo nasce nel mondo greco col mito di Pandora – ci ha raccontato Cantarella – spesso si associa il mito greco a quello biblico di Eva, ma mentre questa è fatta della stessa materia dell’uomo per esserne compagna, Pandora è creata da acqua e terra, e inviata sulla terra per punire Prometeo reo di aver rubato il fuoco degli dei e per punire l’umanità intera. Esiodo la definisce ‘dolos amechanos’, inganno a cui non si sfugge, e racconta che ciascuno degli dei le aveva fatto un dono: ‘grazia’, ‘desiderio struggente’, ‘affanni che fiaccano le membra’, ‘mente sfrontata’, ‘indole ambigua’ e ‘discorsi ingannatori’. Da qui, l’infelicità per gli uomini“. Esiodo non è l’unico: a costruire il quadro sulle donne volubili e bugiarde ci si mettono anche poeti e filosofi. E medici: con Ippocrate e il Corpus Hippocraticum si parla di donne ma solo nel loro ruolo di madri. Sta dunque in questi secoli la creazione dell’idea di donna come creatura differente, inferiore rispetto agli uomini, utile solo per procreare.
“Cos’è cambiato da allora? Tantissimo: oggi, almeno nel mondo occidentale, abbiamo davvero gli stessi diritti, anche se non sempre vengono esercitati e messi in atto. Ma non dimentichiamo che abbiamo fatto più progressi negli ultimi sessanta, settant’anni di quelli che non sono stati fatti nei secoli precedenti, quindi certo noi donne oggi siamo fortunate rispetto a quelle vissute prima di noi: l’aborto non è più un reato, l’adulterio come reato femminile è stato cancellato ad esempio. Possiamo definirlo un momento felice. La violenza sulle donne che purtroppo vediamo quotidianamente è il colpo di coda di un patriarcato che fortunatamente sta morendo: per secoli l’uomo si è sentito il dominatore del mondo, e ora che ha perso il potere esclusivo fatica a morire la concezione proprietaria della donna. E’ un residuo terribile di quella mentalità, ma le cose stanno cambiando”.
Cambia, secondo la professoressa romana, anche il ruolo delle donne nel lavoro, nella ricerca, nelle professioni: “Quando ho iniziato a studiare eravamo pochissime; mi sono laureata in giurisprudenza nel 1962 ma le donne hanno potuto accedere alla magistratura solo dal 1963. Ho sempre vissuto la disparità nel mio lavoro ma l’ho presa come un dato di fatto cercando di reagire concretamente, e così ho insegnato lo stesso anche alle mie allieve”.
La situazione della parità e dei diritti sta migliorando, ma ci sono tanti fronti ancora su cui combattere: “Una delle battaglie a mio avviso importanti – sottolinea Cantarella – è quella del cognome dei nuovi nati, è importante riflettere sulla possibilità di trasmettere il nome della madre, finora si è usato quello del padre. E poi c’è la cura della famiglia: oggi vedo tanti padri che si occupano dei bambini, molto più di prima, ma c’è tanto da fare: la cura familiare deve essere condivisa, e questa è una realtà da raggiungere politicamente ma anche con un concreto impegno personale all’interno della famiglia e della coppia”.
Eva Cantarella si è occupata per una vita intera di donne, soprattutto dell’antichità, e ha vissuto sulla propria pelle cosa significa essere donna in un mondo disegnato dagli uomini. Le chiediamo cosa si sente di suggerire alle bambine e ragazze che oggi hanno la possibilità di decidere il proprio futuro: “Vado in direzione contraria rispetto a quello che suggeriscono tutti, cioè di studiare le materie scientifiche: studiate quello che vi piace, seguite la vostra vocazione, perché oggi ci sono spazi e opportunità per tutti e tutte”.
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