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Welfare State Underground, la musica che ferma il tempo

Di Giacomo Pisano
13/05/2022
in Musica e spettacolo
Tempo di lettura: 6 minuti
Welfare State Underground, la musica che ferma il tempo

Si può suonare freschi e attuali proponendo un sound tipico degli anni ’60? La risposta è ‘Flowers in the sunshine’, l’album dei cagliaritani Welfare State Undrerground appena registrato per Green Studio.

Vittorio “Black Victor” Pitzalis (chitarra e voce), Roberto Loi (basso e voce), Riccardo Melis (voce), Flavio Piga (farfisa, tastiere, voci), Roberto Corte (batteria e voce) sono amici dagli anni ’80 e grazie a Roberto Corte, che ha prodotto l’album, si sono riuniti per regalarci un sound denso, orecchiabile, e soprattutto senza tempo.

Pensate a un caldissimo club sotterraneo, il fumo leggero taglia le luci soffuse e pervade l’aria colmandola di mistero e poi un ritmo incessante, un turbinio d’organi e arpeggi nel più diretto british style che impediscono al corpo di stare fermo. I Welfare State Underground si misurano con il beat ossessivo che band internazionali come The Creeps o The Fuzztones ci hanno fatto amare, ma meno ruvido, più gentile, con quella eco alla Beatles nei riff e nei cori che consente nei brani più lenti di concedersi una pausa dalle danze per abbandonarsi ai ricordi. E che ricordi.

Atmosfere sognanti e frenetiche si alternano con studiata eleganza per regalarci un viaggio nel tempo che ha la grazia di un sogno. La psichedelia che negli anni ’60 era sinonimo di libertà e trasgressione viene interpretata dal quintetto di Cagliari a partire dal 1981 in modo impeccabile e raffinato, con quella giusta “spettinatura” che ci si aspetta da chi suona.

La curiosità dietro ‘Flowers in the sunshine’ è che ogni singola traccia è stata composta e suonata tra il 1981 e il 1986 e registrata oggi in modo identico per celebrare un periodo di grande creatività per il capoluogo, fucina di band e progetti sperimentali meritevoli di grande attenzione.

Nel booklet del cd un ricordo anche dei musicisti che nel corso di quegli anni hanno partecipato in vario modo alla realizzazione dei pezzi. Operazione nostalgia? Niente affatto. Tutte le tracce dell’album suonano fresche e godibili imponendosi con melodie attuali e incisive fatte per essere cantate e ballate. La fascinazione per quegli anni di fermento musicale si nasconde nella voce morbida, sostenuta dai cori, da strumenti perfettamente misurati e dall’incanto psichedelico creato dall’insieme che cattura subito l’attenzione fin dalla prima traccia.

‘Flowers in the sunshine’ la dice lunghissima sul talento dei musicisti, sulla capacità di riproporsi in una chiave elegante e incisiva ai nostri giorni, sul valore di brani in grado di sconfiggere il tempo, esattamente quarant’anni, e di rivelarsi ancora capaci di raccontarci tante cose. E se Cagliari ha avuto una scena variegata e attivissima a partire dagli anni ’80 fino a quasi tutti i ’90, oggi l’album dei Welfare State Underground ha anche il sapore del desiderio dei fasti che furono e che tutti noi ci auguriamo che tornino presto a rinverdire il nostro panorama musicale e artistico.

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