Come viviamo oggi la spiritualità? Ci muoviamo in una società che lascia poco spazio alla riflessione e al mistero: tutto è indagato, condiviso e commentato e svaniscono così la sacralità della ricerca d della scoperta. L’impoverimento generale di empatia e la mancanza di sensibilità verso un aspetto così importante della dimensione umana è divenuto oggetto di dibattiti in molti campi del sapere, e anche motivo di ispirazione per l’arte.
Inaugura sabato 29 giugno “Viaggio nella spiritualità contemporanea”, la mostra promossa dalla parrocchia di Sant’Eulalia e l’Associazione Sant’Eulalia, e ospitata fino al 6 ottobre in un luogo veramente speciale: l’area archeologica della chiesa di Sant’Eulalia infatti è un museo sotterraneo che, grazie alle campagne di scavo archeologico, alla catalogazione e alla musealizzazione dei pezzi più interessanti, è divenuta una delle attrazioni più suggestive di Cagliari. Il concept della mostra nasce dalla precisa volontà di recuperare la dimensione trascendente dell’uomo, o almeno di ricordarci che per lungo tempo ha fatto parte di noi.
Al timone di questo viaggio verso la riscoperta di una spiritualità nuova, più inclusiva, non necessariamente legata alla religione, sono due artisti: Franco d’Aspro, scomparso nel 1995, e Ermenegildo Atzori, che trovano nell’immagine del crocefisso il loro terreno comune di dialogo. La differenza d’età tra i due scultori non è un divario comunicativo ma trovano anzi, nelle differenze, la capacità di stabilire un rapporto con chi osserva. Oltre alla visione artistica d’Aspro e Atzori hanno in comune anche la maestria nel plasmare i metalli, nel renderli duttili e plastici. Per entrambi il fuoco è uno strumento di lavoro e per entrambi ha un significato che possiamo definire semplicemente sacrale, a prescindere dalla confessione e dalla fede.
Il crocefisso incarna corpo e spirito, è la verità in seno al mistero della vita stessa, alla sua caducità ma anche alla sua proiezione verso l’eterno. L’esposizione delle opere, poste con intelligente cura e altrettanto gusto lungo il percorso del sito archeologico rafforza in questo modo la sensazione di intimità, di raccoglimento. Per d’Aspro il trasporto verso il Cristo martirizzato fa intuire una tensione emotiva ispirata dalla fede, che si traduce in forme lineari, essenziali, simboliche ed evocative più che fisiche. Atzori invece parte dalla carne, dalla resistenza al potere della morte, dall’attaccamento alla vita. Chiama le sue creature “I presenti”, proprio perché la componente fisica, il qui e ora, dettano il tempo che ci è concesso e manifestano la nostra presenza, il nostro abitare il mondo e noi stessi.

Per la prima volta Mutseu – Sistema Museale Sant’Eulalia si apre all’arte contemporanea e lo fa abbracciando subito un concetto fondamentale nella storia dell’uomo: la sua perenne ricerca di risposte. Risposte che una volta ottenute lasceranno posto ad altre domande in un vortice infinito che se ben diretto diviene crescita personale prima e collettiva poi.
Questo concetto di perenne tensione verso la conoscenza è ben rappresentato dal viaggio, fisico e spirituale, e ha attraversato i secoli. Cristo, i profeti, hanno viaggiato per raccontare la loro verità e, come loro, tutte le persone che intraprendono un percorso spirituale si muovono per indagare, apprendere e raccontare, testimoni di un passaggio, di una riflessione, di un’illuminazione che ci renda meno imperfetti, meno egoisti, meno umani.










