I Romani lo chiamavano “nobilissimus digitorum ludus”, il nobile gioco delle dita, per enfatizzarne l’antica tradizione conosciuta in tutto il Mediterraneo. Praticato da Romani, Greci ed Egizi, il gioco della morra ha in Sardegna una profonda radice culturale e sociale che lo rende uno dei più conosciuti e amati.
Lo sanno bene gli organizzatori di Murramundo, competizione internazionale dedicata alla morra, nata nel 2003 grazie all’associazione culturale “Sòciu po su jocu de sa murra” con la dicitura “Atòbiu de sos murradores de su Mediterràneu”: questo fine settimana tra sabato 16 e domenica 17 a Urzulei andrà in scena la nuova edizione, la ventesima, dedicata alla murra internazionale.
Nel cuore del Supramonte si danno appuntamento da vent’anni centinaia di murradores, giocatori provenienti da ogni parte del mondo, che affrontano lunghi viaggi per prendere parte a una delle maggiori competizioni internazionali in fatto di morra. Quest’anno hanno aderito all’invito 16 delegazioni con 160 giocatori, che il 16 e 17 settembre si ritroveranno per due giorni a base di musica, poesia, cibo e naturalmente lunghe giocate al gioco più bello del mondo. Gioco che da sempre viene praticato in Sardegna in occasione di sagre, feste, matrimoni e tosature, accompagnando gli incontri con il classico vociare a base di “Unu, duos, tres, bàtoro… Chimbe, ses, sete oto, noe, murra!”, per scandire il ritmo frenetico delle mani che si incrociano e dei quattro giocatori intenti a indovinare le rispettive mosse, prevedendo le azioni dell’avversario.

Ma cosa rende la morra così affascinante da attirare giocatori da paesi diversi e lontani? La risposta, ad esempio, potrebbe essere trovata in un’analisi che coinvolge le neuroscienze. La morra, essendo un gioco di previsione e reazione, può avere interessanti intersezioni, specialmente quando si considera come il cervello prende decisioni rapide e legge le intenzioni degli altri.
A questi aspetti è dedicato un convegno in cui diversi studiosi provenienti da varie università, tra cui l’Università degli studi di Cagliari, l’Università degli studi di Sassari e il Multisensory Laboratory – Lawrence Technological University (USA), discuteranno delle implicazioni scientifico-culturali del gioco della morra, esaminandola dai punti di vista cognitivi, psico-biologici, educativi e culturali.
Uno degli elementi più innovativi e interessanti dell’evento sarà la presenza dell’androide Gavina, un robot capace di giocare alla morra, ideato da Antonello Zizi e dall’Istituto superiore Giua di Cagliari. Questo rappresenta un’ulteriore connessione tra la tecnologia e il gioco tradizionale, aprendo nuove porte per ulteriori ricerche sulla relazione tra intelligenza artificiale e abilità umane nel contesto del gioco.
“La manifestazione – dichiarano gli organizzatori – vuole essere un incontro tra popoli e culture diverse ma unite dal mare Mediterraneo, legate dalla “mediterraneità”: Murramundo rappresenta una forma di resistenza all’omologazione da parte di piccole realtà rurali, la sopravvivenza di un passato antichissimo che cerca di stare al passo con i tempi, divertendosi, reinventandosi”.
Murramundo, quindi, non è solo un torneo di morra ma una celebrazione della cultura mediterranea, la dimostrazione di come un passato antichissimo possa ancora mantenere il suo fascino nel mondo moderno attraverso il divertimento, la ricerca scientifica e lo scambio tra popoli all’insegna del gioco.










