Il modo più intuitivo di far capire a chi oggi ha meno di cinquant’anni quanto fosse straordinario il successo della trasmissione televisiva “Portobello” tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, è un numero che cresce sempre di più: gli spettatori che il programma riusciva a portare davanti al televisore per un’ora e mezza nei venerdì sera in cui andava in onda. All’apice del successo arrivò ad avere 28 milioni di telespettatori, quasi un italiano su due; per fare un paragone, l’evento televisivo più visto del 2024 in Italia è stato un incontro degli Europei di Calcio con poco più di 13 milioni di spettatori, e tra gli eventi extra sportivi il Festival di Sanremo con 11,3 milioni.
A interrompere quel travolgente successo fu un caso di cronaca che sconvolse l’Italia nel 1983: l’arresto dell’amatissimo conduttore Enzo Tortora, accusato di essere affiliato alla camorra e in particolare di distribuire droga negli ambienti dello spettacolo che frequentava. Quell’evento, conosciuto da allora come “caso Tortora” e ricordato come uno dei più incredibili casi di malagiustizia del nostro paese, è l’argomento di “Portobello”, la nuova serie diretta da Marco Bellocchio le cui prime due puntate sono state proiettate fuori concorso all’82ª Mostra del Cinema di Venezia.
Non tutti conoscono o ricordano i fatti, e questo vale soprattutto per il pubblico internazionale che lo ha già visto a Venezia o lo vedrà prossimamente quando verrà distribuito in tutto il mondo da HBO: per questo sono indispensabili le note iniziali in sovrimpressione che spiegano chi fossero Tortora e il suo accusatore Giovanni Pandico, cosa fossero la Nuova Camorra Organizzata (NCO) di Raffaele Cutolo e la trasmissione Portobello. Una volta stabiliti questi punti fermi, la prima puntata mostra, in parallelo, il trionfo televisivo di Tortora (Fabrizio Gifuni), sempre spalleggiato dalla sorella Anna come sua più preziosa collaboratrice (Barbora Bobulova), che lo rende uno dei personaggi più ammirati (e quindi invidiati) di tutta Italia, alternato alle esperienze in carcere di Pandico (Lino Musella), scarsamente considerato dalla sua organizzazione criminale nonostante un asservimento totale al boss Cutolo.
È per una combinazione di invidia, rancore, paura e fragilità psicologica che Pandico, annunciandosi dissociato dalla NCO ma non pentito, accusa Tortora di essere un camorrista e viene creduto dai magistrati che non si premurano di verificare i fatti. Nel secondo episodio viene ricostruito l’arresto, che fu trattato come un evento spettacolare dagli organi di informazione privi di ogni scrupolo, ma che Bellocchio mostra principalmente dal punto di vista dell’indagato sconvolto e impotente.
Enzo Tortora dalla finta realtà della televisione alla dura realtà del carcere
Il passaggio dal primo al secondo episodio segna un capovolgimento che racconta molto dell’Italia di allora e forse anche di oggi. Tortora era un autore televisivo scaltro che offriva al pubblico ciò che desiderava: un mercatino dove tutto era in vendita e tutto poteva essere comprato ma in cui, più che oggetti, si mettevano in mostra persone disposte a diventare personaggi, superando il confine tra realismo e inganno. Era quel luogo artificiale, solo apparentemente legato al mondo concreto, che Pandico osservava con invidia chiuso nella sua cella, ed è coerente che lui stesso abbia deciso di diventare un imbonitore non appena ha trovato magistrati disposti ad assecondarlo senza cercare riscontri concreti.

Nel momento in cui Pandico costruì il suo personaggio, distrusse Tortora; quando l’uno si trasformò in un soggetto eccentrico che sarebbe potuto stare bene dentro una puntata di “Portobello”, l’altro lasciò “Portobello” e il successo per abbracciare con grande dignità le ristrettezze di una vita carceraria che credeva riguardasse solo i criminali e invece divenne il suo nuovo palcoscenico.
Per scoprire come Bellocchio ha raccontato le indagini raffazzonate, i processi e le conseguenze della vicenda sulla vita di Tortora e sull’opinione pubblica, bisognerà attendere ancora qualche mese. Tutte le sei puntate di “Portobello”, serie realizzata con il sostegno della Fondazione Sardegna Film Commission – Fondo Sardegna Ospitalità, verranno trasmesse nel 2026 dalla piattaforma HBO Max, già disponibile in molti paesi e che sarà lanciata anche in Italia prossimamente.
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