Se pensate che il celebre romanzo di Herman Melville abbia esaurito le sue sorprese siete parecchio fuori rotta. Restereste stupiti di come ‘Moby Dick’, nato dalla penna del romanziere newyorkese nel 1851, abbia la capacità di essere attuale e di parlarci oggi con una franchezza spiazzante.
Roberto Abbiati, in compagnia di Johannes Schlosser e con le musiche originali di Fabio Besana, ha portato tra 26 e 28 settembre al Teatro Massimo di Cagliari un’interpretazione del testo di Melville del tutto inedita e dalla messa in scena fantastica. Fantastica nel vero senso della parola, non semplicemente come aggettivo per amplificare il bello. Fantastica perché al pubblico viene regalato un viaggio da fiaba nel ventre di una nave in mezzo alla tempesta. Giochi di luci, musica, interventi vocali, oggetti artigianali dalla forza commovente, accompagnano gli spettatori nel cuore del significato più profondo del romanzo, che altro non è se non lo spettro dei sentimenti umani al completo.
Dal testo sono scelti brani che, pur mantenendo intatta la trama, forniscono spunti per riflessioni filosofiche che abbracciano i grandi temi del mondo: le ingiustizie sociali, i limiti della mente umana, la mano divina a volte prodiga a volte nefasta. C’è il senso della ybris caro al mondo greco, la punizione per chi, come Icaro, sfida il sole e viene sconfitto, c’è il sentimento della compassione per una natura imperfetta e imprecisa che tenta di mascherare se stessa con l’artificio delle parole e con l’affanno della scoperta e della conquista, c’è l’incapacità di essere felici.
“Tutte le cose nobili hanno un’ombra di malinconia” recita Abbiati, e ha ragione perché l’animo umano, combattuto tra istinto e ragione, tra bestialità e slancio, è terreno di battaglia continua e le battaglie non sono mai indolori.
Uno spettacolo straordinario, inserito nella manifestazione Circo in Villa 2022 / III Rassegna Internazionale di Circo Contemporaneo organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna, che incanta e stupisce e che dimostra come, a dispetto del trascorrere del tempo, certi testi suonano ancora cristallini e di come le nostre certezze possano di volta in volta essere messe in discussione.
Una grande occasione per lasciarsi affascinare da un romanzo che inizialmente non ebbe successo, ma che ha saputo comunque imporsi nell’immaginario collettivo seppure con la semplicistica contrapposizione tra uomo e natura. Oggi quelle parole sono ancora oggetto di indagine artistica e, come in questo caso, sono in grado di raggiungerci con grande intensità.
‘Una Tazza di Mare in Tempesta’ ci consente di riappropriarci della nostra fragilità e della nostra capacità di emozionarci, lo fa regalandoci di stare al centro della scena, che è il cuore della storia, permettendoci di vivere questa avventura sulla nostra pelle, sempre se siamo disposti a custodirne i segni.










