Ogni genere ha i suoi miti, le sue leggende, i maestri da seguire, gli omaggi da tributare. Nel jazz uno di questi è Bill Evans, icona dello strumento a coda che ha reinventato la formula del piano trio. Del resto, il pianoforte ha sempre rappresentato un punto di riferimento essenziale per cogliere gli sviluppi di questa musica. Il musicista di Plainfiel scomparve il 15 settembre del 1980 per un’ulcera emorragica e una polmonite bronchiale nel periodo in cui teneva alcuni concerti al Fat Tuesday’s di New York, documentati da una serie di registrazioni. Le fotografie che in quei giorni scattò Keystone Korner destarono, e destano ancora oggi, un certo turbamento: il sommo pianista aveva il volto smagrito, lo sguardo stralunato, le mani ingrossate, ma nonostante ciò riuscì a suonare in maniera straordinaria, come testimoniarono le incisioni dell’epoca, confluite nel pregevole cofanetto The last waltz uscito parecchi anni fa. Di li a poco arrivò la fine, certo non serena, come lo erano state prima quelle di altre icone del jazz.
All’immenso talento di Evans e ai suoi tanti insegnamenti (quello maggiore rimane la capacità di unire in maniera naturale un certo modo europeizzante e tardoromantico di trattare lo strumento con l’energia e la tensione della più vivace storia jazzistica), è dedicato Kind of Bill che, dopo aver toccato Umbria Jazz, Spoleto Festival e il Jazz Summer Fest di Empoli fa tappa il 3 agosto a Quartucciu alle 21 nel Teatro Olata all’aperto in piazza Sunda per una serata allestita dalla cooperativa Forma e poesia nel jazz in collaborazione con il Comune (costo del biglietto 23 euro, 12.50 per i residenti prenotando al 3883899755), anteprima dell’omonima e ormai nota rassegna in programma a Cagliari anche quest’anno al Lazzaretto dall’11 al 21 settembre.
Ideato da Dado Moroni, il più “americano” tra i pianisti italiani, il progetto schiera un team ritmico stellare formato da musicisti che suonarono con Evans su disco e dal vivo: Eddie Gomez al contrabbasso, al fianco del sommo pianista dal ’66 al ’77, e il batterista Joe La Barbera, con lui dal 1979 al 1980 e che con Marc Johnson formava un trio considerato profondamente affine dal pianista del New Jersey al sodalizio con Motian e La Faro.
L’idea di intitolare così il progetto ha una duplice motivazione: da un lato c’è il richiamo ad un tema firmato in passato da La Barbera, dall’altro si evoca il celebre e rivoluzionario Kind of Blue di Miles Davis in cui suonò Evans, attraverso il quale si affermò il jazz modale, ovvero la sostituzione della semplice successione di accordi con quella di scale modali svincolate dalla tonalità del brano. Della produzione che il triumvirato Moroni-Gomez-La Barbera porta in giro da qualche anno, circola un cd registrato dal vivo a Sanremo. Prima di acquistarlo a fine serata o nei negozi di dischi (purtroppo sempre meno ovunque), sarà bene gustarne i brani durante il concerto di sabato che, per i jazzofili, resta un appuntamento da non farsi sfuggire.









