È l’ennesimo giro del mondo ma non in solitaria, perché Sting è uno di quelli che ama navigare sempre in compagnia. È così dal ’77, anno in cui fondò i Police, dove all’interno di quel triangolo perfetto, dentro la struttura essenziale di basso, chitarra e batteria, gettarono le fondamenta di un suono destinato a rimanere nella memoria collettiva del rock. Nel 2018 sbarcò al Forte Arena di Santa Margherita di Pula insieme a Shaggy, accolto da applausi ed entusiasmo travolgenti. Ora ritorna con concerto tutto suo in programma sabato 3 agosto alle 21 nella stessa location, unica tappa italiana inserita in un tour planetario salpato a fine maggio da Dresden.
Agli ordini del cantante e bassista inglese ci sarà anche questa volta un esperto equipaggio dove compare il fedelissimo Dominic Miller alla chitarra, con cui Gordon Matthew Thomas Sumner passerà in rassegna i successi di ieri e i brani contenuti nell’album The Bridge licenziato nel 2021 e che farà da ponte tra passato e presente.
Dell’iconico bassista di Newcastle, autore di magnifici standard moderni, capace di padroneggiare come pochi l’arte della canzone, si è ormai detto e scritto tutto. Con i Police e da solo ha conquistato i mercati di tutto il mondo vendendo più di cento milioni di dischi: più che un musicista una multinazionale. E fatto morire d’invidia per decenni noi uomini: bello, colto, ricco, talentuoso, narratore illuminato, campione del sesso tantrico capace di fare l’amore per sette ore di fila. Beato lui! E dire che da bambino serviva messa ogni domenica avvolto nel rosso cardinalizio dei chierichetti. Poi, crescendo, si discostò da un mondo che gli era stato imposto e grazie a un suo insegnante imparò a conoscere e amare Shakespeare, Dante, Neruda, Eliot e tanti altri. Mentre i Beatles, Bob Dylan e Miles Davis facevano da colonna sonora alle sue giornate. Una sera in un club ascoltò Jimi Hendrix e ne rimase folgorato. La rilettura di Little Wing che Sting consegnò al mondo intero parecchio tempo dopo, resta ancora oggi una delle più personali e vibranti mai ascoltate.
In un villaggio sperduto di minatori abbracciò la carriera di insegnante e che non fosse un maestro elementare come gli altri fu chiaro dall’inizio. Più che spiegare la grammatica leggeva fiabe e insegnava gli accordi dei brani di Suzie Quatro, prima bassista donna a diventare rockstar. Abbandonata la scuola si imbarcò nelle navi che portavano in Spagna, Italia e Grecia suonando per i passeggeri. Al rientro, in una casa di Mayfair, conobbe Stewart Copeland e il chitarrista corso Henry Padovani. Nacquero così i Police, anche se nel giro di poco tempo a Padovani subentrò Andy Summers, unico musicista esperto del trio anche per ragioni anagrafiche, dato che aveva dieci anni in più dei compagni di viaggio. Il resto è storia. Dopo la fulminante carriera con i Police (di nuovo insieme nel 2007-2008 per lo storico tour della reunion), Sting è diventato un artista versatile capace di spaziare con bravura dal jazz al rock, da Brecht al cinema. Sabato notte a infiammare il cuore e i ricordi degli astanti non mancheranno brani leggendari come Every Breath You Take, Walking On The Moon, King of Pain, Desert Rose, So Lonely, Can’t Stand Losing You, Message In A Bottle, Voices Inside, Englishman in New York e altri ancora. Perché il passato non va mai via. Specialmente nel rock.










