Vi sono raccolti 22 mila lemmi. Appartengono ad una delle varianti del sardo tra le più originali e arcaiche, si trovano nel Vocabolario sardo nuorese-italiano di Paolo Francesco Berria. Fresco di stampa per i tipi della casa editrice Edes, il volume è stato presentato nei giorni scorsi a Nuoro col tutto esaurito alla biblioteca Satta. L’incontro molto partecipato ripaga trent’anni di lavoro svolti dal lessicografo e studioso di cultura sarda: 48 anni, “nativo”, come direbbe lui, nella città deleddiana e, tra l’altro, componente del Coro di Nuoro.
“Da piccolo ho avuto la fortuna di passare moltissimo tempo a casa di mia nonna materna – racconta Paolo Berria, intervistato da Nemesis Magazine all’indomani della presentazione del suo vocabolario – Negli anni ‘70, ‘80 la norma era scegliere di parlare l’italiano appreso dalla televisione, invece mia nonna scelse di parlarmi in sardo. Da mia nonna sentivo i dialoghi col vicinato e con gli amici che passavano a trovarla. Era un caleidoscopio di parlate nuoresi e del circondario. Quei vecchi erano alfieri inconsapevoli della loro unicità, del loro paese d’origine, del loro vicinato”.
Come è nata l’idea del vocabolario?
“Nel ‘94 mi capitò di partecipare alla presentazione a Nuoro di ‘Ello, ellus’, la grammatica sarda del linguista catalano Eduardo Blasco Ferrer. Allora pensai di scrivere in quaderni e agende le parole e le frasi gergali che sentivo a casa. E così ho raccolto il primo migliaio di lemmi”.

E sulla sua infanzia Berria aggiunge: “Il vicinato dove sono cresciuto nel centro di Nuoro ha avuto un ruolo fondamentale. Sutta ‘e Presone era un microcosmo paesano in cui c’erano ancora in vita tantissimi nonne e nonni parlanti nativi in lingua sardo nuorese. Erano dei maestri. Non conoscevano se non quella lingua. Avevano una precisione nel parlato, nella metrica della frase, nella musicalità, una ricchezza meravigliosa nell’uso di paragoni proverbiali, gli idoms in inglese. E a noi bambini del vicinato così questa ricchezza è stata trasferita”.
“Era un mondo tanto diverso da quello odierno ed io ho pensato che fosse importante darne testimonianza – continua – un mondo che rischia di sparire”.
Come preservare questa unicità linguistica?
“Secondo me la molteplicità di parlate, di varianti della lingua sarda, dev’essere considerata come un valore e non come un problema. Alla lingua nazionale ci si può arrivare, ma sarebbe opportuno, al contempo, valorizzare la variante di ogni paese coinvolgendo gli anziani, che sono i veri maestri della lingua, facendoli incontrare con i bambini”.
A chi è rivolto questo vocabolario?
“Spero che diventi una piacevole lettura e un buon amico dei lettori di tutte le età, lettori padroni della lingua, che possano suggerirmi qualche parlare che non conosca e poi lettori tra i più giovani. La lingua nuorese è meno ostica delle altre nella lettura, perché la si scrive in modo modo simile a come la si legge”.
Dopo Nuoro, sono previste altre presentazioni del volume in Sardegna?
Al momento no. Ma ci stiamo pensando, come abbiamo intenzione di andare a trovare i circoli sardi della Penisola.
Nell’immagine in evidenza Paolo Francesco Berria col suo vocabolario. Foto Bobore Frau










