È ormai un classico del Natale e, in questo periodo, non c’è Lago dei cigni, Giselle, Romeo e Giulietta, La bella addormentata e altro ancora che possano fargli concorrenza. Giocoso, fantasioso, ironico, ma anche contornato da inquietanti chiaroscuri, “Lo Schiaccianoci” resta il più natalizio dei balletti con cui nel tempo si sono cimentati i grandi della danza: Balanchine, Ashton, Nureyev, passando per Nacho Duato, Roberto Bolle e il genio caustico di Matthew Bourne.
A far rivivere sul palco la fiaba di Hoffmann, uno dei massimi esponenti del romanticismo tedesco che influenzò Gogol, Poe, Dickens, Baudelaire e Kafka (la fiaba venne pubblicata nel 1816 col titolo “Schiaccianoci e il re dei topi” e a essa nel 1845 seguì “Storia di uno schiaccianoci” di Dumas che però non fu una riscrittura della precedente), è questa volta il Balletto di Roma che, con le coreografie di Massimiliano Volpini, Marisol Castellanos nel ruolo di Clara e la Urban K Company, approda il 27 dicembre alle 20.30 al Teatro Comunale di Sassari e il 28 e 29 al Massimo di Cagliari con tre repliche in programma sabato alle 17 e alle 20.30 e domenica alle 16.30, per un’anticipazione della stagione danza del Cedac che salpa ufficialmente 1 e 2 febbraio con “Alles walzer” della Compagnia Daniele Cipriani e le coreografie di Renato Zanella.
La storia, come tutti sanno, è ambientata la notte di Natale, dove in casa Stahlbaum arrivano gli ospiti per distribuire i regali ai bambini. Il padrino della giovane figlia, Clara, il “mago” Drosselmeier, le regala uno Schiaccianoci che si anima durante la notte quando cominciano ad accadere strani fatti: l’albero di Natale cresce a dismisura, arriva un esercito di grandi topi e Clara (che nel racconto del romanziere francese si chiama invece Marie) e all’amico Fritz si aprono le porte di un mondo fantastico di fate e dolciumi giganti, prima di volare via su una slitta trainata da renne volanti. Questa la versione tradizionale che, ricordiamolo, fu coreografata nel 1892 da Lev Ivanov per la compagnia del Teatro Marijnskij di San Pietroburgo sulla splendida partitura di Ciajkovskij, tra gli ultimi capolavori del sommo compositore russo.
Volpini e il Balletto di Roma consegnano invece una rilettura moderna trasferendo la storia in una metropoli contornata da povertà ed emarginazione, degrado e periferie, in cui l’allegria della festa simboleggia il desiderio di emancipazione, di un’esistenza migliore, e dove Babbo Natale diventa un enigmatico mecenate di quartiere e lo Schiaccianoci il regalo più atteso: colui che ce l’ha fatta, che ha superato gli ostacoli della povertà.










