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“Suono la musica di Sakamoto, genio trasversale”. Il pianista romano Danilo Rea a Cagliari il 20 settembre per Forma e poesia nel jazz

Di Carlo Argiolas
06/09/2025
in Interviste, Musica e spettacolo
Tempo di lettura: 4 minuti
“Suono la musica di Sakamoto, genio trasversale”. Il pianista romano Danilo Rea a Cagliari il 20 settembre per Forma e poesia nel jazz

Colto, onnivoro, inafferrabile, eclettico, maestro dell’indefinibile, Ryuichi Sakamoto è stato il perfetto viaggiatore di tutte le musiche possibili. Un viaggiatore con una spiccata vocazione cosmopolita, antropologica o semplicemente curiosa, e con un profondo senso di appartenenza alle logiche di quell’arte globale che non mai amato le etichette e sperimentato senza dimenticare. Al musicista della mondializzazione che non perdeva di vista le radici originali, scomparso nel marzo del 2023, Danilo Rea dedica il progetto “Sakamoto & me“, in programma il 20 settembre alle 21 al Teatro Massimo di Cagliari per la ventottesima edizione di Forma e poesia nel jazz.

“L’idea è nata a seguito di un invito ricevuto dopo la morte di Sakamoto da parte di un’organizzatrice che voleva rendergli omaggio con un concerto su un isolotto del lago Trasimeno” ricorda il pianista romano: “Mi disse che aveva contattato numerosi jazzisti ma che nessuno di loro se la sentiva. La musica di Sakamoto del resto non è un territorio facilmente percorribile. Io invece accettai subito, anche perché è tra i musicisti che amo tantissimo. Dopo i primi concerti in piano solo la cosa si è ampliata coinvolgendo Martux_ M, musicista di musica elettronica con cui ho lavorato anche in passato, e un videomaker argentino che ha curato la parte visual”.

Immagino che negli anni abbia assistito a qualche concerto di Sakamoto…

“Si. Ne ricordo uno in particolare tempo fa al festival di Montreaux dove ero ospite. Faceva di tutto, addirittura gli scratch con il giradischi. Sakamoto è stato un grande melodista. Mischiava ad esempio le armonie di Puccini con melodie a cavallo tra la cultura giapponese e quella francese visto che Debussy e Satie erano tra le sue maggiori influenze. Era un musicista geniale, molto avanti, ma allo stesso tempo radicato nella tradizione, oltreché dotato di enorme sensibilità. Lo ritengo tra i più vicini al mio modo di concepire la musica. Poi ne ricordo un altro più recente a Roma, dove fece un bellissimo concerto in cui suonava le trascrizioni per pianoforte dei brani che lo resero famoso”.

Nel titolo svela subito le sue carte.

“La musica di Sakamoto è una musica molto ben concepita, dettagliata negli arrangiamenti, nella creazione delle sonorità, nelle orchestrazioni, che io guardo e affronto con l’occhio dell’improvvisatore”.

E anche libera da ogni etichetta…

“Si, visto che da musicista trasversale quale era, ha abbracciato qualsiasi tipo di musica”.

Non smarrendo mai la bussola artistica, e insegnando che si poteva attingere senza imitare, scoprire senza ingabbiarsi nella ricerca.

“Sapeva sempre dove andare, da dove partire e dove arrivare. ll suo pensiero era lucido. Inoltre il suo piano solo era di quelli immediatamente riconoscibili. Bastavano due note e sapevi che davanti a quella tastiera c’era Sakamoto”.

E’ stato anche promotore di progetti pedagogici come Schola, progetti per la salvaguardia dell’ambiente e contro la proliferazione delle centrali nucleari.

“La sua è una figura profonda, un musicista che sentiva di avere delle responsabilità anche fuori dall’arte. Un tema molto attuale, visto che a mio parere la musica sta sconfinando in territori per alcuni versi pericolosi. Mi riferisco a certi generi che vanno per la maggiore tra le nuove generazioni, dove le canzoni sono spesso piene di contenuti aggressivi”.

Altri progetti che sta portando in giro?

“Uno con cui sto girando il mondo e sta andando molto bene è incentrato sulle grandi voci liriche italiane e non solo. Si intitola Danilo Rea e le Stelle del Canto. Abbiamo estrapolato e digitalizzato le voci di Maria Callas, Amelia Galli Curci, Caruso, Tito Schipa, Mario Del Monaco, Beniamino Gigli e altre ancora, e le abbiamo fatte riaffiorare nelle arie che propongo al pianoforte composte da Puccini, Rossini, Donizetti, Mascagni, Bellini. Anche qui c’è un maxi schermo, dove scorrono le immagini dei cantanti e altre notizie legate al brano eseguito”.

Oltre a quello di Danilo Rea (dopo il concerto il pianista riceverà il Premio alla carriera 2025 che l’associazione Event’s partner attribuisce a personaggi che si sono distinti nel campo della cultura, spettacolo, musica, cinema, arte) Forma e poesia nel jazz propone tra settembre e ottobre una serie di nomi collaudati e altri invece da scoprire: le cantanti Simona Molinari e Chiara Civello, il duo Vanessa Bissiri, voce, Carlo Doneddu, chitarra, Gavino Murgia in trio con Marcello Peghin e Daniele Russo (il 28 alle 11.30 a Sa Domu e S’Orcu in località Is Concias a Quartucciu, preceduto un’ora prima dalla visita guidata dall’archeologa Patria Zuncheddu in uno dei monumenti megalitici più importanti dell’Isola), quello del chitarrista Daniele Gottardo, tra gli specialisti italiani della sei corde maggiormente apprezzato a livello internazionale, e un altro guidato dal pianista Marco Morandini, il quartetto di Alessandro Di Liberto il 20 alle 20.30 al Massimo, i quintetti di Matteo Paggi, trombonista marchigiano eletto miglior nuovo talento nel referendum Top Jazz 2024 nonché membro dei Fearless Five di Enrico Rava, il 19 alle 21.30 al Lazzaretto, e di Luca Mannutza il 31 ottobre al Bflat. Il concerto di Remo Anzovino in piano solo previsto il 14 nella necropoli di Tuvixeddu, è stato invece rinviato tra ottobre e dicembre a data e sede da destinarsi, per motivi tecnici e logistici non dipendenti dall’organizzazione. Il festival fa tappa anche a Sa Manifattura (dove il 12 e 13 vengono proiettati due film sul jazz girati dal regista Stefano Landini, scomparso in aprile), Exma, Villa Binaghi, Intrepidi Monelli con il pianista Francesco Turrisi il 18 ottobre alle 21. Informazioni e prenotazioni sul sito www.formaepoesianeljazz.com.

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