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“Suite”, il nuovo disco di Arrogalla racconta di una Sardegna inedita oltre ogni confine

Di Giacomo Pisano
06/04/2024
in Musica e spettacolo
Tempo di lettura: 4 minuti
“Suite”, il nuovo disco di Arrogalla racconta di una Sardegna inedita oltre ogni confine

Quando si parla di Sardegna sembra irrinunciabile associarla a una lunga serie di stereotipi che imperversano nella narrazione dell’isola sottolineandone l’eccellenza nel bene e talvolta anche nel male.

Quante volte abbiamo sentito parlare di una terra aspra e pietrosa, dalle acque cristalline e incontaminate, abitata da gente generosa, gente dura, gente orgogliosa dalle tradizioni millenarie e ancestrali. Una visione limitata e limitante, per non dire tossica, della nostra terra che, a proposito di tossicità, non è seconda a nessuno grazie ai poligoni e alle basi militari.

Cosa c’entra questo con il nuovo disco di Arrogalla? C’entra perché ‘Suite’ è specchio fedele della mente aperta e cosmopolita di Francesco Medda Arrogalla e ci guida con la musica in un viaggio in Sardegna inedito e avventuroso come quello ai tempi di Lawrence D’arabia, senza trascurarne aspetti solari e più drammatici, alla rivelazione che l’esotismo in fondo non esiste.

In questo disco i suoni atroci delle esercitazioni militari si mescolano a quelli della natura, a quelli del mare che non è confine ma opportunità, al chiasso dei mercati vivaci e colorati sparsi in tutto il Mediterraneo. Il lavoro di campionamento, di fields recordings e di documentazione sonora fa parte della ricerca che Arrogalla persegue e propone: il risultato non è mai semplicemente un brano ma interi mondi racchiusi nello spazio di una traccia, una suite appunto. C’è la storia contemporanea, c’è la tradizione con gli strumenti del nostro repertorio, ci sono aperture a luoghi e suoni apparentemente lontani e invece a portata di mano: la cumbia, il dub, l’elettronica, la techno. Riuscire ad armonizzare in modo equilibrato elementi così diversi è la prova di tanto studio ma anche di una naturale predisposizione all’altro, alla contaminazione, alla miscellanea.

La cover di Suite realizzata da Carol Rollo

“Da queste parti è ancora facile ascoltare la musica tradizionale, sia nelle cantine dove ci si incontra per bere un bicchiere di vino, sia nelle numerose feste popolari. Ma non c’è solo questo – ci dice Francesco Medda Arrogalla – la diffusione dei media ha portato altri suoni che oggi sono un tutt’uno con l’ambiente, come la techno, l’hip hop (e le sue derivazioni) e le musiche provenienti da Napoli, dall’Africa, dal Sud America e dai Caraibi, pompate dallo stereo delle macchine e dalle casse bluetooth dei ragazzi. E poi ci sono le voci delle persone, di qua e di altrove, comprese quelle di Radio Tunisi. I canti degli uccelli: fenicotteri e pappagalli, gabbiani, tordi, merli, storni, falchi, folaghe, anatre, aironi, cornacchie e civette. C’è il traffico. E su tutti c’è il vento, che mischia ogni cosa. Ho imparato che l’ambiente e tutte le sue componenti condizionano la vita delle persone, e di conseguenza anche la mia dimensione creativa”.

Arrogalla

In un mondo in cui il concetto di identità sembra un gioiello che tutti vorrebbero rubare e che va messo in cassaforte per preservarne immobile l’essenza Arrogalla apre le porte a chiunque con questa identità voglia interagire e relazionarsi perché è materia viva, non una cosa statica buona per fare proclami.

E quindi: benvenuto vociare multientico che spazia da Nairobi a Napoli passando per Orgosolo e Bolotana fino ad arrivare a Tunisi e a Palermo, benvenute percussioni tradizionali e fiati dal suono ipnotico, benvenuti tenores in un contesto nuovo che non lede lo straordinario valore della vostra arte, benvenuta Sardegna contemporanea fatta da persone e non da preconcetti.

‘Suite’ è un inno alla mobilità, allo spazio, all’abbattimento di ogni confine fittizio per abbracciare una realtà ricca di suggestioni capaci di conciliare opposti inimmaginabili, fatta da luoghi fluidi in cui montagna, laguna e mare si intersecano in modo naturale senza tradire la loro unicità, e così chi li abita, vivendo un presente ancora pieno di bellezza da raccontare al mondo con onestà e consapevole leggerezza. Questo è il tipo di narrazione di cui abbiamo bisogno.

(La foto in evidenza è di Antonio Saba)

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