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Soprusi e femminicidi, “La sposa nel vento” di Giovanni Coda è una riflessione universale sulla violenza di genere

Di Francesca Mulas
30/10/2021
in Cinema
Tempo di lettura: 3 minuti
Soprusi e femminicidi, “La sposa nel vento” di Giovanni Coda è una riflessione universale sulla violenza di genere

Dopo il bullismo, l’omofobia, la disabilità il regista cagliaritano Giovanni Coda affronta oggi un altro tema di forte impatto e urgenza, la violenza sulle donne. “La sposa nel vento”, lungometraggio che sarà realizzato nelle prossime settimane e presentato al pubblico nel 2022, sarà dedicato a storie, volti e figure che raccontano un secolo di soprusi, abusi, violenze e omicidi compiuti su ragazze e donne per il solo fatto di appartenere al genere femminile: una violenza sempre esistita, diffusa in contesti diversissimi, alimentata da stereotipi e pregiudizi che nei secoli non siamo riusciti a sradicare e animata dalla prepotenza e dalla prevaricazione, che arriva alle sue conseguenze estreme, l’omicidio, quando un uomo sceglie di annientare una donna piuttosto che riconoscerne l’identità. Un tema sempre sentito ma oggi attualissimo, in un momento storico in cui contiamo, nel nostro paese, un numero di femminicidi impressionante.

Giovanni Coda

E’ dunque su questo che Giovanni Coda, regista, autore, sceneggiatore e fotografo ha scelto di proporre una riflessione attraverso il linguaggio cinematografico con la consueta poetica a cui ci ha abituato da anni, in particolare con “Il rosa nudo” (2013) e “Bullied to death” (2015), primi due capitoli (pluripremiati in tutto il mondo) di una trilogia sulla violenza di genere di cui “La sposa nel vento” è l’ultimo episodio.

Le riprese del film si svolgeranno tra novembre e dicembre 2021; prodotto da Movie Factory con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna e il sostegno della Fondazione Sardegna Film Commission, il film racconta tra finzione e realtà un incontro tra ragazze e donne che il 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, si riuniscono in una casa di campagna e danno vita a un racconto collettivo fatto di storie passate, presenti e future, che si intrecciano quelle di altre donne celebri come Tina Modotti, Diane Arbus, Gerda Taro, Francesca Woodman e Frida Khalo. Storie che partendo da vicende individuali arrivano a raccontare esperienze universali e comuni all’umanità intera, che partono dalla Sardegna e raggiungono paesi e culture diversissime. In scena ci saranno le protagoniste che nei prossimi giorni saranno scelte tra 260 candidate a Cagliari; saranno coinvolti anche i musicisti Irma Toudjian, Marco Rosano, Andrea Andrillo, Cosimo Morleo.

Giovanni Coda

“‘La sposa nel vento’ è la sintesi di dieci anni di ricerca visuale – ha sottolineato oggi Giovanni Coda a Cagliari, teatro Massimo, durante la conferenza stampa di presentazione del film – aperta a qualsiasi influenza e ibridazione con tutto il resto delle arti che io trattato in tutti questi anni: la danza, la musica, il teatro, l’arte performativa, la street art, la performance anni ‘70 e anche quella parte di cinema sperimentale, su cui si basa la mia formazione autoriale, narrativa. La sposa nel vento è un film di documentazione, e rilancia il suo profondo significato a livello metafisico, metaforico. Si riparte dagli inizi del Novecento e si arriva a coprire tutto il secolo attraverso alcuni terribili fatti di violenza e di cronaca, come quello di Antonia Mesina. È un film che rispecchia in tutte le sue sfaccettature la mia idea di cinema, un’idea neo-sperimentale. L’arte non dà soluzioni, pone domande, e quelle domande io le trasporto in quello che mi viene più semplice dal punto di vista del mio linguaggio, che è quello del cinema, dell’arte visiva, della fotografia”.
“Si parla di un omicidio ogni 48 ore, ma è molto di più – ha concluso Coda. – È una pandemia anche questa, perché non riusciamo a trovare una chiave di lettura e non abbiamo ancora sviluppato quegli strumenti per porre un argine a questo eventi efferati”.

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