La mostra è stata appena inaugurata, ma ci sarà tempo fino al 26 ottobre per poter vivere gli scatti di Letizia Battaglia esposti al Palazzo di Città di Cagliari. Lei, che è riconosciuta come una delle figure principali nella storia della fotografia internazionale, la ricordiamo per la professionalità e il coraggio messi al servizio del giornalismo durante la triste e sanguinosa stagione mafiosa di cinque e quattro decenni fa. Un lavoro incessante intriso di empatia e impegno sociale, durato cinque decenni, che l’ha vista in prima linea.
Forse anche per questo non c’è miglior titolo di ‘Letizia Battaglia Senza Fine’ per descrivere sia il volume pubblicato da Electa che l’esposizione aperta al pubblico da giovedì 3 luglio. Le sue immagini mostrano non solo i soggetti e le scene ritratte, ma anche la sensibilità dell’autodidatta che non ha mai indietreggiato in riferimento ai suoi principi di rispetto e dignità. Con la sua Pentax K 1000, tra la sua Sicilia e Milano, Letizia appone la firma a molte battaglie politiche e sociali di quegli anni. Collabora con la rivista Le Ore e con il periodico Abc e ritrae, ad esempio, la prima manifestazione del movimento femminista. Ma anche un iconico Pier Paolo Pasolini al Cinema Turati durante un animato dibattito contro la censura. Immortalati anche Franca Rame e Dario Fo sul palco della Palazzina Liberty. A Palermo, dal 1974 al 1991 ha diretto l’équipe fotografica del quotidiano pomeridiano L’Ora. Ed è qui che racconta l’ascesa del clan dei Corleonesi con Totò Riina e Bernardo Provenzano ai vertici di Cosa Nostra e la conseguente stagione di sangue che miete vittime non solo tra i mafiosi in guerra tra loro per il dominio del territorio; la guerra è anche contro lo Stato e contro tutti coloro che contrastano il potere dei clan.
Tra i suoi scatti anche il corpo di Pier Santi Mattarella, preso in braccio dal fratello Sergio: “quell’uomo – scrisse lei stessa – che avevo visto solo in quella occasione, adesso è Presidente della Repubblica. Una foto entrata dentro la storia. Un Presidente della Repubblica che ha questo passato non ci abbandona”. Infine, nel 1992, non una battaglia persa ma una scelta in coerenza con i suoi citati principi di dignità e rispetto: in quell’anno Letizia decide di non fotografare più i fatti di mafia. Siamo all’indomani dell’uccisione di Padre Pino Puglisi a Brancaccio e delle stragi che hanno falciato la vita dei giudici Falcone e Borsellino e dei loro agenti di scorta. La battaglia contro la mafia è consegnata in eredità alle generazioni successive con l’ultima sua immagine che ritrae Rosaria Costa, vedova dell’agente Vito Schifani ucciso nell’attentato di Capaci. È qui che la donna, nella cattedrale palermitana, inveisce gridando: “Io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio”. Non solo mafia, comunque. Nel cuore di Palermo tocca con mano la rassegnata indifferenza con cui ricchezza e povertà convivono. Nei vicoli, nei rioni, nei palazzi dell’aristocrazia, il suo sguardo comunista cattura immagini forti e dolci, poetiche e drammatiche, che descrivono con rispetto la realtà sociale. I volti delle donne e dei bambini sono anch’essi protagonisti di lavori fotografici che documentano sogni ed esistenze profonde. “Aggiungere alle foto dei morti le foto dei vivi, dei giovani, dei bambini, delle donne – disse la nostra – era un modo per inventarmi un’altra realtà, per spostare il famoso ‘punctum’ dal morto ammazzato. Una donna nuda è la vita, è una madre, è la terra. Faccio questo: costruisco una realtà, aggiungo a una foto di morte una di vita. Un progetto riuscito? Non riuscito? Io ci ho provato”.
L’esposizione cagliaritana – curata da Paolo Falcone, organizzata da Electa in collaborazione con l’Archivio Letizia Battaglia e la Fondazione Falcone per le Arti – è programmata dal martedì alla domenica dalle 10 alle 20 (per info è possibile contattare il numero 070 6776482 o scrivere una mail all’indirizzo infoeprenotazioni@museicivici.it). “Lei che viveva come un dovere testimoniare attraverso l’obiettivo – ha affermato il sindaco di Cagliari Massimo Zedda –, ci ha regalato scatti e immagini che raccontano un pezzo di storia italiana, dura e ribelle, nuda e cruda, struggente ed eterna”. “Raccontare Letizia Battaglia – così l’assessora comunale della Cultura Maria Francesca Chiappe – significa celebrare un modo di essere artista, cittadina, donna senza compromessi, vuol dire schierarsi, prendersi cura, lasciare una traccia. E oggi i suoi scatti continuano a parlare, con la stessa forza silenziosa di una verità che non ha bisogno di parole. Senza fine”.
La foto di copertina, ‘Il gelato per la festa di San Sebastiano’, fa parte dell’archivio Letizia Battaglia










