Ormai sembra fatta. La 18App, il bonus cultura di 500 euro per i diciottenni residenti o con permesso di soggiorno in Italia per acquistare “libri, cinema, musica e concerti e altri prodotti culturali” sarà con ogni probabilità sostituito con una nuova Carta della Cultura. Lo stabilisce un emendamento della maggioranza alla legge di Bilancio, che ha provocato la protesta unanime nei vari settori culturali, dalla filiera del libro a Federculture, fino al mondo della musicacon le principali rappresentanze di autori, artisti ed interpreti, editori e case discografiche. La protesta è arrivata anche sui social con il tag #Salvatela18App.
Istituita nel 2016, la 18App è stata usata da “2,5 milioni di neomaggiorenni, con un impiego di risorse di circa 1,1 miliardi di euro – scrive l’agenzia Agi. – Nel 2017, secondo dati diffusi dall’allora Mibact, i nati nel 1998 lo hanno speso nell’80,6 % dei casi in libri, per un totale di quasi 133 milioni di euro tra acquisti online e in negozio; nell’8.9%, in concerti, cioè 15 milioni; nel 7.2% per il cinema, per 11 milioni; e solo nello 0,3% per musei ed eventi culturali”.
“Non aboliamo la App 18. E’ una fake news” ha dichiarato il il presidente della commissione Cultura Federico Mollicone, primo firmatario dell’emendamento, parlando di “una nuova Carta con criteri più trasparenti ed equi” che “potrebbe essere legata all’Isee”.
L’emendamento taglia i 230 milioni di euro stanziati per il bonus cultura in modo permanente ogni anno a partire dal 2022 e li ridistribuisce ad altri comparti della cultura. “Il ministro Sangiuliano e i sottosegretari – hanno fatto sapere i tre firmatari dell’emendamento (con Mollicone, il capogruppo della Lega in VII Commissione Rossano Sasso e il capogruppo di Forza Italia in VII Commissione Rita Dalla Chiesa) – stanno già lavorando per convocare un incontro ai primi di gennaio con le categorie coinvolte per definire le linee di questa nuova ‘carta della cultura’, senza abusi e con il sostegno anche per l’acquisto di libri scolastici, sostenendo le famiglie. L’emendamento sottoscritto dai gruppi parlamentari di maggioranza è volto all’istituzione di un nuovo welfare dello spettacolo, introducendo 100 milioni per l’indennità di discontinuità degli artisti che sono in difficoltà economica; per la riforma del Fondo Unico dello Spettacolo, incrementando di 40 milioni di euro la dotazione, sostenendo le categorie dello spettacolo dal vivo; per il sostegno con 45 milioni complessivi alla filiera del libro e delle biblioteche, con ricadute per l’indotto anche delle librerie di prossimità, degli autori e dei traduttori; per il sostegno al cinema e alle sale; per il sostegno del patrimonio culturale materiale e immateriale”.

Aldo Addis, vice presidente di ALI, Associazione Librai Italiani, una delle principali sigle protagoniste della protesta contro la cancellazione della 18App, spiega che la ratio della misura è “la necessità di favorire l’amore per la cultura e i consumi culturali non solo per gli indigenti, per i quali esistono altre politiche apposite. Rispetto all’Isee, ci sono altri modi per riequilibrare gli interventi a sostegno dei cittadini in maniera progressiva. La ragione dell’equità non c’entra: qui si vuole colpire una misura, che ha funzionato bene, istituita da un governo precedente”.
Lo certifica l’Istat: nei primi tre anni il bonus ha permesso una crescita della lettura nella fascia d’età 18-21 anni dal 46,8% al 54%, come sottolineato in un comunicato congiunto dello scorso 11 dicembre firmato da AIE – Associazione Italiana Editori, ADEI- Associazione degli Editori indipendenti, ALI – Associazione Librai Italiani, SIL – Sindacato Italiano Librai, Federcartolai Confcommercio, AIB – Associazione Italiana Biblioteche, SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, SLC-Cgil Sezione Nazionale Scrittori.
“Se si ragiona in termini di equità – prosegue Aldo Addis – allora non si capisce perché il Governo abbia proposto l’aumento del tetto del reddito a 85mila euro per la flat tax degli autonomi, che pesa in modo significativo sui 21 miliardi di deficit necessari per finanziare per la manovra di Bilancio”.
Ma cosa non ha funzionato nel bonus cultura?: “Nella stragrande maggioranza dei casi gli acquisti sono stati fatti col commercio elettronico, non come in Francia, che ha copiato la misura italiana, imponendo però gli acquisti nei negozi fisici. Poi, nelle regioni del Sud la carta o è stata poco utilizzata, oppure veniva ceduto il credito, pratica consentita in una primissima fase di vita del bonus”.
Intanto la protesta delle imprese culturali prosegue: “Una mobilitazione di tutto il mondo dell’editoria, al cui mercatosono stati tolti 200 miliardi di fatturato. Dal lato dei diciottenni si registra poca partecipazione. E – conclude Addis – avrei voluto vedere una reazione maggiore”.
Nell’immagine in evidenza una ragazza che legge (archivio Pexels)









