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Ritrovate le lettere di Annibale de Gasparis, cacciatore di asteroidi nella Napoli dell’Ottocento

Di Francesca Arcadu
10/09/2022
in Cultura
Tempo di lettura: 3 minuti
Ritrovate le lettere di Annibale de Gasparis, cacciatore di asteroidi nella Napoli dell’Ottocento

Il Gran Telescopio Reichenbach usato da de Gasparis

Il lavoro di ricerca affascina le menti curiose ed è con questo spirito che Mauro Gargano dell’Osservatorio astronomico di Capodimonte dell’Inaf e Paolo Palma dell’Unione astrofili Napoletani, hanno scoperto nella Biblioteca nazionale di Napoli una serie di lettere che testimoniano la grandezza dell’astronomo napoletano Annibale de Gasparis nel panorama scientifico internazionale di metà Ottocento.

La figura di de Gasparis è tra le più note nel mondo astronomico italiano grazie alla sua fama di scopritore di asteroidi, con una instancabile attività iniziata in giovane età dall’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, del quale poi divenne direttore. Attraverso l’utilizzo del Gran Telescopio del Reichembach, ancora conservato presso il Museo degli Strumenti Astronomici di Napoli, a partire dal 1849 a soli trent’anni scoprì ben nove asteroidi, sei dei quali individuati in soli quattro anni: Hygiea, Parthenope, Egeria, Eunomia, Psyche, Massalia, Themis, Ausonia e Beatrix. Tali scoperte lo hanno consacrato tra i più autorevoli astronomi d’Europa e gli sono valse nel 1851 la medaglia d’oro della Società inglese di Astronomia e nel 1861 la nomina a Senatore d’Italia per meriti scientifici.

L’instancabile lavoro di ricerca di Gargano e Palma negli archivi storici e delle biblioteche italiane e internazionali, ha consentito negli anni di rinvenire oltre 500 lettere, frutto della corrispondenza di Annibale de Gasparis con i più importanti astronomi del XIX secolo.

La scoperta più preziosa è stata fatta di recente nella sezione Manoscritti e rari della Biblioteca nazionale di Napoli, dalla quale è riemerso un insieme di sette lettere indirizzate a de Gasparis dai principali protagonisti della scienza astronomica e culturale di metà Ottocento: gli astronomi britannici John Herschel della Royal Astronomical Society, George Airy e John Russell Hind dell’Osservatorio di Greenwich, il francese François Arago e il belga Adolphe Quetelet ma anche lo scienziato ed esploratore tedesco Alexander von Humboldt e la lettera firmata dal kaiser Federico Guglielmo IV di Prussia che lo nomina cavaliere dell’Ordine reale dell’Aquila rossa.

La lettera di John Herschel ad Annibale de Gasparis. Crediti: M. Gargano/Inaf Capodimonte
La lettera di John Herschel ad Annibale de Gasparis. Crediti: M. Gargano/Inaf Capodimonte

Tra le missive spicca quella del 27 maggio 1850 indirizzata a de Gasparis da John Herschel, celebre autore di un catalogo di stelle multipli e doppie nonché figlio dell’ancor più noto William, scopritore nel 1781 del pianeta Urano, nella quale lo scienziato inglese si complimenta con lui per la scoperta di Parthenope, il secondo asteroide individuato, ringraziandolo per avergli dato il nome da lui proposto e augurandogli di poterne scoprire subito un terzo per conquistare una “tripla corona planetaria”, diventando tra i primi scienziati al mondo ad avere scoperto tre pianeti. Cosa che accadde sei mesi dopo, con la individuazione da parte di de Gasparis di Egeria.

Mauro Gargano (Inaf – Osservatorio astronomico di Capodimonte)

“È stato davvero emozionante poter sfogliare e leggere la lettera di Herschel: essa è la testimonianza del più alto riconoscimento al lavoro di de Gasparis e segna un importante risultato nella ricostruzione storica dell’attiva scientifica del principale scopritore di asteroidi dell’Ottocento”, racconta Mauro Gargano, docente di storia dell’astronomia all’Università di Napoli Federico II.

“Queste lettere – dice Maria Iannotti, direttrice della Biblioteca nazionale di Napoli, «sono state acquistate dalla biblioteca nel 1897 dopo la morte dello scienziato, a dimostrazione di come questo Istituto ha nel tempo sviluppato le proprie raccolte anche in campo scientifico. Laddove si individua un filone che testimoni l’ambiente culturale cittadino e i suoi risvolti internazionali, la biblioteca è ancora oggi attenta a conservarne la testimonianza”.

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