Cosa ci fanno Socrate, Hegel, Kant, Schopenhauer su YouTube e Instagram? Matteo Saudino, insegnante di storia e filosofia, conosciuto anche come BarbaSophia, è l’ideatore del popolare canale omonimo che porta lo studio di pensatori storici nel mondo contemporaneo, con più di 350mila follower sui social media e oltre 36 milioni di visualizzazioni sul suo canale YouTube.
Il professore, youtuber, attivista e scrittore torinese ieri è stato ospite a Sassari della prima serata del Festival Fino a leggermi matto, dove ha incantato il numeroso pubblico con una appassionata lezione su “Il rapporto tra filosofia e musica da Pitagora ad Adorno”. Un viaggio di un’ora e mezzo tra Platone a Nietzsche, con incursioni nella musica della Callas e Mina fino all’uso dell’auto-tune, passando attraverso Marcuse e Bloch.

Accolto come una rock star, modi da comunicatore sapiente, Matteo Saudino attraverso BarbaSophia ha reso la filosofia e la storia accessibili a persone di tutte le età, dimostrando che queste discipline possano servire come strumenti per comprendere la società, la politica, le istituzioni, i diritti e la giustizia sociale.
Secondo lui “fare filosofia è un atto di ribellione“, un modo per sfidare il pensiero convenzionale e cercare una comprensione più profonda del mondo che ci circonda. Il suo ultimo video, girato pochi giorni fa si intitola “Hegel: il Kubrick della filosofia” ma si capisce che per lui la realtà è qualcosa da osservare a tutto tondo, passando da Platone a Briatore con la stessa curiosità e passione, la stessa che mette nei “Barbasimposi”, chiacchierate in diretta seguite da migliaia di persone di tutte le età.
Autore di numerosi libri tra cui “La filosofia non è una barba“, “Cambiamo la scuola. Per un’istruzione a forma di persona” e “Scuolitudine. Storie di passioni resistenti” scritti insieme a Chiara Foà, “Ribellarsi con filosofia”, fino al più recente “Sofia Express. Un incredibile viaggio alla scoperta della filosofia” Saudino vede la filosofia come una cassetta degli attrezzi per affrontare la vita quotidiana, ma anche strumento di emancipazione intellettuale e critica.
Instancabile professore e divulgatore, partecipa regolarmente a festival, tiene conferenze e seminari di filosofia in tutta Italia, ha recentemente realizzato “Pensiero stupendo”, un podcast di dieci puntate in cui racconta le vite di grandi filosofi come Socrate, Schopenhauer, Epicuro, Nietzsche, Cartesio, Ipazia, Platone.

Come si diventa professore, YouTuber e anche influencer della filosofia?
Io lo sono diventato per caso. Un giorno ho deciso di riprendere una mia lezione perché c’erano pochi ragazzi presenti in classe in quanto impegnati alle Olimpiadi della matematica. Si parla del 2015, quindi la preistoria rispetto alla scuola digitale, la dad, classroom, meet e il Covid. Cinque anni prima di tutto questo – sono un’era geologica rispetto alla tecnologia – decido di riprendere la lezione e seguendo il consiglio di un alunno, anziché inviarla a tutti, la carico su YouTube per lasciarla a disposizione. A questo ragazzo, Francesco, devo una nuova vita, la popolarità e in qualche modo il successo. Io cerco sempre di far coesistere le due cose, tant’è che continuo a insegnare con un part time. Per me insegnare è un po’ la missione della mia vita, mi sento a casa quando sono a scuola e poi essere anche l’insegnante di tanti ragazzi in giro per l’Italia è comunque molto bello e mi dà grandi soddisfazioni.
Tu dici che fare Filosofia è un atto di ribellione. Verso cosa?
Un atto di ribellione nei confronti di una vita vissuta in modo passivo, mediocre, inconsapevole. Per poter gustare la vita bisogna anche pensare. Non è l’unica strada percorribile e possibile però pensare, ragionare, interrogare la vita la rende più gustosa, più consapevole, più bella anche tenendo conto che la bellezza passa attraverso l’inquietudine. Interrogare la vita significa confrontarsi anche con le paure, le debolezze e le inquietudini ma non c’è bellezza senza la dimensione della tensione, del dubbio, della precarietà. In quel caso sarebbe una bellezza finta, di plastica. Oggi se vogliamo riassaporare un po’ il gusto del vivere dobbiamo avere il coraggio, “sapere aude”, di pensare.
Nell’epoca dell’intelligenza artificiale e di chatGPT a cosa serve studiare la filosofia?
Serve proprio per comprendere, ad esempio, che differenza c’è tra l’intelligenza umana e quella artificiale, poi magari un domani l’intelligenza artificiale sarà più evoluta e migliore di quell’umana, la raggiungerà, la eguaglierà. Ad ora fare filosofia serve ad esempio a interrogarsi sul rapporto che avremo sempre di più con l’intelligenza artificiale. Intendiamoci, un frullatore era già un’intelligenza artificiale, certo non evoluta come ad esempio chatGPT. Ma un domani è probabile che arriveremo a una convivenza sempre maggiore tra uomini e macchine, anzi di più “uomini robot”, umanoidi che puntualmente con dei software sempre più evoluti saranno in grado di interagire con gli esseri umani.
La scuola italiana è in grado di reggere la sfida della complessità dei tempi moderni?
Sarebbe facile dire che ad ora la scuola italiana non è in grado, ma può e deve esserlo. Non ci sono scuole del mondo che reggono la complessità, ci sono delle isole felici, scuole per pochi, magari private, scuole di eccellenza che danno ai ragazzi degli strumenti per decifrare questa complessità. Noi dobbiamo arrivare però a una scuola che dia strumenti a tutti. L’Italia è una democrazia, si vive meglio che in tanti regimi autoritari, ma la scuola italiana è senz’altro ancora una scuola classista, in cui si reiterano le differenze, in cui i figli dei ricchi vanno in scuole più prestigiose, con più mezzi a disposizione. Ad ora la scuola, più che mai, è un luogo ingiusto e bisogna migliorarla.
Cosa auguri ai tuoi alunni una volta che arrivano al diploma?
Auguro sempre di essere felici, so che è una risposta molto facile, ma provo a spiegare un po’ cosa vuol dire secondo me essere felici. Gli auguro di avere passione, di inseguire i sogni, di avere utopie dunque sono un pessimo educatore, anzi un dis-educatore perchè bisognerebbe dire “piedi per terra, concretezza, utilità”, invece no, una vita senza utopia non è una vita così degna di essere vissuta.










