Ogni forma d’arte si nutre di esperienze, influenze e attimi. Attimi che guardano al passato e che si proiettano verso il futuro senza tralasciare il presente. Un presente da godersi appieno, proprio come stanno facendo i Dancefloor Stompers, uno dei gruppi musicali più talentuosi dell’Isola, formato nel 2009 grazie all’intuizione e all’estro di Gianmarco ‘’Jimi’’ Diana, storico bassista degli Sikitikis, di cui fanno parte oltre Diana anche il tastierista Andrea Schirru, il chitarrista Danilo Salis, il batterista Frank Stara e i cantanti Silvia Follesa e Marco Cotza. Il sestetto sarà protagonista venerdì 13 alle 23 alla ventunesima edizione del Marina Cafè Noir al Giardino sotto le mura di Cagliari, dove presenterà ‘’Phuture Soul’’ un ep di quattro tracce pubblicato nell’ottobre dello scorso anno. La loro è una realtà che va ben oltre i generi: si spazia dal soul al funky, passando per il cinema e la letteratura noir. Una commistione di passioni, che del rifuggire da ogni definizione fa il proprio marchio di fabbrica.
Dal 2009, anno della vostra nascita, ad oggi sono trascorsi ben 14 anni: come li definireste?
Sicuramente è stato un periodo molto lungo e intenso. Nasciamo come trio e per lungo tempo siamo stati un progetto interamente strumentale. Nel 2014 ci siamo assestati come quartetto, preparando i reading letterari abbiamo iniziato a dare vita a musiche originali che ci hanno permesso di fare un ulteriore salto di qualità. Dal periodo pandemico in poi, con gli innesti delle voci di Silvia Follesa e Marco Cotza, siamo passati a sei elementi e in noi si è fatta sempre più forte l’esigenza di scrivere canzoni.
Quanto hanno influenzato il vostro modo di fare musica il cinema e la letteratura?
Tantissimo, tutti noi leggiamo parecchio e guardiamo tantissimi film e serie tv, sono linguaggi che ci appartengono e legati tra di loro.
Cosa lega cinema, musica e letteratura?
La potenza immaginifica: chi guarda un film, un lettore così come chi ascolta un disco tende subito a proiettare tramite immagini ciò a cui sta assistendo. Il cinema fa da cesura tra musica e letteratura, mettendo assieme questi due elementi.
Ad ottobre del 2022 è uscito il vostro nuovo progetto ‘’Phuture Soul’’: come mai la scelta di fermarvi a quattro canzoni?
Ci siamo ritrovati con quattro pezzi diversi ma che stavano bene tra di loro. Aggiungere altri brani non avrebbe avuto senso. Questo progetto è un’istantanea del momento attuale, la sua pubblicazione è il frutto dell’urgenza di esprimere i sentimenti che abbiamo dentro in questo periodo.
L’ep fa da anteprima a un nuovo disco ufficiale?
In qualche modo sì, ci stiamo lavorando con calma.
Che progetti avete all’orizzonte?
Vogliamo fare nuove esibizioni, incentivando l’attività live sia nella Penisola che in Europa. Inoltre, abbiamo avuto contatti con alcuni registi, speriamo di poter scrivere presto una colonna sonora appositamente per un nuovo film.
A proposito di dischi ufficiali, il vostro primo album risale al 2018 e si intitola ‘’Librerie Musicali’’: cosa ha rappresentato nel vostro percorso?
Possiamo definirlo ancora oggi come il nostro miglior biglietto da visita, è il riassunto dei nostri primi dieci anni di storia.
Una storia, la vostra, in cui siete stati più volte protagonisti del festival Marina Cafè Noir.
Proprio così e ne siamo fieri. Siamo legati all’organizzatore Giacomo Casti da una profonda amicizia e in queste ventuno edizioni lo abbiamo visto crescere sempre di più, ritagliandosi un ruolo di spicco a livello nazionale, riuscendo a collegare varie forme di espressione in maniera stimolante.
Il titolo dell’edizione di quest’anno è ‘’Officine di libertà’’: per voi cosa significa essere liberi?
La libertà è un concetto complesso e intrigante. Di sicuro è un ventaglio di infinite possibilità, senza mai dimenticarsi il rispetto per gli altri, altrimenti non sarebbe tale. Sulla libertà non si hanno mai risposte certe e la sua bellezza sta proprio in questo.










