L’undicesimo album della storica band inglese è finalmente qui, in data 24 giugno 2022, dopo più di dieci anni di composizione, selezione, non banali vicissitudini tra cui la trasformazione della band da quattro a tre componenti.
Finalmente i Porcupine Tree, orfani ormai di Edwin, rilasciano ‘Closure / Continuation’, dieci anni di scrittura, affinatura, una durata incredibile paragonabile e forse no a quanto fatto dai Tool per ‘Fear Inoculum’ e, permettemi, una durata pericolosa in quanto rischia di portare la band (o il principale compositore) totalmente fuori strada oppure a rendere il lavoro frutto di continui strati incapaci poi di parlarsi tra loro, trasformando il tutto quasi un “best of”.
È successo? No. E meno male aggiungo io, altrimenti si sarebbe incrinata totalmente la credibilità di Wilson e della Band.
‘Closure / Continuation’ ha una struttura standard, non è un concept, consta di dieci canzoni per più di un’ora di durata, composizioni che spaziano dallo standard prog di sette/otto minuti, sfiorandone anche i dieci ma anche piccole gemme più “accessibili” come ‘Of The New Day’ e ‘Never Have’, oppure ‘Walk The Plank’, più divergente e sperimentale o la granitica e aggressiva ‘Rats Return’, con il suo riff tagliente e matematico, quasi metal.
Il resto dell’album è quindi la parte più propriamente prog, che non si discosta particolarmente dai precedenti lavori e che dimostra la inossidabile qualità di Wilson e Soci.
In definitiva non possiamo che essere grati ai Porcupine Tree per il loro ritorno e l’ennesimo ottimo album, di cui potremo trarre maggiori conclusioni alla lunga distanza dopo ripetute sessioni di ascolto con la speranza, però, che trascorrano meno di dieci anni per la prossima release.
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