Dare parola alle proprie pennellate è sempre stata la sua cifra stilistica, il suo modo per comunicare. Un’aspirazione frutto di sensibilità ed empatia, che non mira alla facile ricerca di lusinghe, spesso ingannatrici. Piero Ligas è uno dei pittori più suggestivi di Cagliari, capace di rendere concreta l’astrazione: settantacinque anni nato a Nurri e poi trasferitosi nel capoluogo, dipinge dal 1964 e dal 2001 ha il suo laboratorio in via Lamarmora, nel cuore del quartiere di Castello, qualche metro dopo il Portico delle Grazie all’imbocco della via. “Dove adesso ho il mio studio – rivela – c’è stato il primissimo tabacchino della città”.
Ligas parla in maniera posata, non si abbandona a facili entusiasmi: indossa un pantaloncino corto beige, una maglia scura e porta un paio di sandali. Ci introduce all’interno del laboratorio aprendo la porta di ingresso in legno rovere per poi accomodarsi. Le mattonelle sono in gres, le pareti bianche con qualche segno di incrostatura, nel tavolo spiccano gli strumenti di cui si serve per dipingere come ad esempio spatole per impastare i colori, pennelli e tavolozze. Sistema tutto con particolare attenzione, per poi posizionare le tele da dipingere su un cavalletto verticale in legno: a quel punto mette un paio di occhiali, li abbassa leggermente e comincia a soffermarsi sul suo nuovo lavoro intitolato ‘’Come foglie d’autunno’’ che sarà visionabile a partire da ottobre, costituito da 25 pezzi di vari formati.
“La foglia altro non è che la rappresentazione della vita dell’uomo e di tutte le sue fasi”, spiega. “In questo nuovo progetto, ho cercato di bloccare le foglie come se fossero scatti fotografici. Mi sono voluto concentrare sull’aspetto statico”. Una scelta non casuale questa, come sottolinea poco dopo. “Il mio obiettivo è quello di andare oltre la corporeità della foglia, e proprio per questo definisco il mio lavoro ‘’metafisico’’ proprio perché si concentra su aspetti come la vera essenza dell’oggetto rappresentato e sulla sua spiritualità”. E se si fa riferimento alla spiritualità, questo è il tratto che maggiormente distingue i nuovi lavori: tra le varie rappresentazioni, spicca il momento in cui la foglia cade al suolo, in altre invece si trova sospesa, in altre ancora è in procinto di raggiungere le altre ormai cadute. Tra i pannelli più particolari, spicca una foglia di colore giallo circondata da una tonalità di rosso acceso ma anche la raffigurazione di una foglia trasportata dal vento su una nuvola di colore giallo paglierino.
Gli aneddoti non mancano, qualche turista si avvicina incuriosito da quell’angolo pittoresco dove sembra che il tempo si sia fermato. La sera è calda, ma all’interno del laboratorio si può godere di un poco di refrigerio. In sottofondo, Jean Sibelius ma anche Mozart e Beethoven. I più attenti non si lasciano sfuggire le tante coppe e medaglie sulle mensole, testimonianza della felice vita da atleta di Piero Ligas uno dei mezzofondisti più forti di sempre dell’atletica sarda, detentore del record regionale Assoluto dal 1984 sui 5000. “Personalmente, però, per me l’atletica va al di là delle vittorie”, tiene a precisare. “ho sempre ritenuto l’atto del correre una preziosa forma di espressione, proprio come la pittura. Differenze tra le due? La pittura è più trascendentale, la corsa più corporea, entrambe però sono due modi per osservare il mondo in maniera più intima”.
I ricordi sono tanti, i riferimenti molteplici. Si va da Picasso a Van Gogh, senza dimenticare Miró e Gauguin; le luci pomeridiane cedono il passo all’imbrunire e a un tramonto che sembra un tutt’uno con le vie ripide e strette di Castello: Ligas chiude la porta del suo studio, si volta e si congeda con un’ultima riflessione. “Tutti al giorno d’oggi parlano di arte ma in pochi hanno una sincera passione. Per me dipingere significa avere il coraggio di creare, andando oltre la superficialità. Dipingere significa non omologarsi e rischiare per lasciare una parte della propria anima agli altri”.










