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Nicoz Balboa, sirene contemporanee

Di Giacomo Pisano
07/11/2020
in Arte, Comunicazione e società, Cultura, Libri
Tempo di lettura: 7 minuti

Nasce a Roma e vive in Francia dal 2001 dove si dedica all’arte, all’illustrazione e al tatuaggio. I suoi fumetti compaiono inizialmente su fanzine autoprodotte in stile punk per approdare poi in mostra a Parigi, Berlino, New York. Nei lavori che crea è trasposta integralmente la sua vita.

di Giacomo Pisano

In occasione dell’ultima edizione del festival cagliaritano Karel Music Expo ho avuto il piacere di intervistarti pubblicamente per la presentazione di ‘Play with Fire’ (leggi recensione qui). Ci parli della genesi di questo libro?

‘Play With Fire’ nasce da un lavoro di scrittura e riscrittura della mia esperienza personale e di riflessioni sull’identità. Quando Igort mi chiese, nel 2018, quando avrei fatto l’altro libro gli risposi che stavo pensando di andare a selezionare i miei diari tra 2014 e il 2018 per raccontare il mio coming out, un po’ come feci per ‘Born To Lose’ che era una selezione dei miei diari grafici. Ma questa volta, questa storia, era per me un argomento troppo grande e intimo per poterlo disegnare direttamente senza fare un lavoro di analisi preparatorio. C’era troppa carne sul fuoco, troppo passato da rielaborare e aspettative per il futuro, per andare a prendere i diari che, si sa, raccontano solo il momento presente.  Ciò non toglie che il diario grafico resta per me pratica giornaliera.

Il tuo stile è estremamente personale: in occasione del nostro incontro citai il prof. Bad trip e Ranxerox per tentare dei paragoni descrittivi coi lavori che crei. Uno stile fluido, slegato dal tipico schema del fumetto. Come è nato questo brand così originale?

Grazie per associarmi a quel genio del Prof. Bad Trip e al mostro sacro Liberatore! Non so se il mio lavoro sia originale; una cosa è certa, negli anni ho cercato di lavorare su me stesso per essere sempre più sincero, cercando di non cadere nel trappolone malefico di quando si crea per avere l’approvazione degli altri.

‘Play with fire’ è anche un punto di approdo nella tua carriera, la collaborazione con Igort ti ha dato una mano ad ampliare ulteriormente il tuo pubblico e puntualizzare temi che ti stanno a cuore, tra tutti la tematica LGBTQ.

Certo! Dal 2011 (l’inizio dei diari che hanno formato ‘Born To Lose’) a oggi con ‘Play With Fire’ un bel po’ di cose sono cambiate a livello personale e professionale. A livello personale, il cambiamento, lo vedrete leggendo ‘Play With Fire’, e a livello professionale posso dire senza indugi che l’inizio è stato scandito dal fatto di essermi fidato di Igor quando mi ha detto ‘facciamo un libro di questi diari matti’. Ho usato l’autobiografia dei diari grafici di ‘Born To Lose’ per capirmi e l’autofiction di ‘Play With Fire’ per raccontare storie e temi che mi stanno a cuore.

Io sono convinto che amare ed essere riamati sia la risposta se non a tutti almeno a molti dei problemi della società, e che la diversità sia motivo di confronto e arricchimento personale e che non esista la famiglia ma molte famiglie. Come è la tua?

Per me più che essere amato conta essere visto da chi mi sta davanti esattamente per come sono. Mi sforzo di illuminare le zone d’ombra mettendomi a nudo, nei disegni e nella vita. Essere amati per ciò che si è è la fortuna più grande, ma non potrai mai avere questa fortuna se non fai vedere chi sei davvero. Per me, nella mia vita, la ‘famiglia’ è principalmente composta da chi mi vede, mi rispetta e accoglie per quello che sono, per gli altri non c’è spazio. Soprattutto in questi ultimi mesi in cui sto vivendo a pieno il mio gender, ho dovuto ‘lasciare andare’ tante persone anche se amate, perché non potevo più passare del tempo ad adattarmi alla proiezione di me che queste persone volevano che mantenessi. ma se ci penso, è comunque molto difficile dire ‘ok mi lancio, mi metto a nudo e mi rivelo per come sono’, spesso ho paura e fuggo e mi accorgo che non do la possibilità ad alcune persone nella mia vita di vedermi. Certo… basterebbe leggere i miei fumetti, lì ci riesco meglio che nella vita ‘vera’.

Non sei un genitore convenzionale dato che nel quotidiano oltre alle illustrazioni ti occupi di tatuaggi. La body art ha ancora secondo te un significato profondo oltre che decorativo? Il corpo è una sorta di medium tra mondo interiore e ciò che ci circonda?

La body art è sempre stata per me il modo per appropriarmi del mio corpo, ancora prima della transizione di genere, ed il significato può variare. Puoi fare dei tatuaggi per una ragione frivola ma poi accorgerti che hai modificato non solo la tua pelle ma anche la tua essenza. Mia figlia è figlia anche della body art visto che sia io che suo padre siamo tatuatori. 

Tra i tuoi soggetti preferiti c’è la sirena. Ha per te un significato speciale?

Per me la sirena è l’autodeterminazione di genere più assoluta! La sirena è mezza pesce, nella parte bassa del corpo, e non ha organi genitali! alla nostra nascita veniamo assegnati maschi o femmine guardando gli organi genitali ma il genere è un po’ più complicato di così. Nella sirena, l’eliminazione di quei marker di genere, che pesano a tante – non tutte – le persone trans, genera la libertà di vivere la propria identità. Le sirene mi hanno sempre affascinato sin da piccola ma adesso assumono anche un significato politico. 

Cosa bolle nel pentolone dei progetti di Nicoz Balboa?

Salvare con le unghie e con i denti il mio studio di tatuaggi e luogo queer Strangeland, aperto due settimane prima del primo lockdown. E i corsi di diario grafico che tengo sulla piattaforma Patreon. E il mio nuovo progetto di diario grafico che si chiama ‘Sleeping In A Binder’ e che pubblico su un Instagram segreto sempre per Patreon.

foto di KILL ME LATER
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