“La scrittura è un’avventura. Uno dei libri che ho amato di più è ‘Cuore di tenebra’ di Joseph Conrad”. Così Niccolò Ammaniti, ospite a Cagliari del festival Sulla terra leggeri, ad una affollatissima presentazione del suo ultimo romanzo “La vita intima”, interpreta il senso della scrittura letteraria.

“Dopo aver finito il precedente romanzo, ‘Anna’, per quasi otto anni ho fatto un lavoro completamente diverso: lo sceneggiatore e il regista – spiega l’autore romano – Non ero sicuro che avrei continuato a scrivere. Il mestiere dello scrittore tende alla malinconia. Si sta soli, è difficile il confronto con gli altri, devi trovare un posto che ti accoglie, dove i tuoi personaggi diventano più reali delle persone che ti stanno attorno”.
“Finite le riprese della serie tv (ndr la trasposizione del romanzo “Anna”) a casa, durante il lockdown, ho pensato: ‘questa volta voglio scrivere qualcosa di diverso, voglio raccontare una donna, la donna considerata forse più bella del mondo, un ‘guscio dove dentro non c’è niente’, solo foto, video”, quel che appare.

Ed ecco che nasce il personaggio di Maria Cristina, la moglie del premier italiano: alta, gambe lunghe, occhi magnetici, elegante. Ma dietro questa donna dall’involucro perfetto, dai piedi più “instagrammati” nel mondo, frivola, c’è un carattere fragile, pauroso, una pasticciona impulsiva, ma a suo modo coraggiosa (sopravvive a vari lutti e alla depressione. Da qui il soprannome Maria Tristina), che a un certo punto dice basta al ruolo di bella e poco intelligente imposto fin dall’infanzia. L’episodio scatenante “l’implosione” di Maria Cristina, come la chiama Ammaniti, è l’incontro con un personaggio del passato e un video che proviene da quello stesso passato.
“Maria Cristina trova dentro di sé una nuova strada che le permette di essere quello che nessuno mai si aspettava da lei: la bella e non intelligente, un trofeo per l’uomo” – spiega lo scrittore – La vita intima, non è solo la vita sessuale, è anche quella che abbiamo nella testa e non condividiamo con nessuno. È la vita di pensieri e memorie ricorrenti, paure che formano l’indicibile. La letteratura può fare questo diversamente dal cinema: entrare nella mente del protagonista e starci”.

Nell’ora di intervista, curata da Paola Soriga e inframezzata dalla lettura dell’attrice Lorenza Indovina di alcuni brani del romanzo, l’autore dedica un momento a suo padre, Massimo Ammaniti. Il neuropsichiatra infantile era presente all’incontro, dopo il conferimento, la mattina all’Università di Cagliari, della laurea magistrale honoris causa in Psicologia clinica e di comunità: “Ha fatto una lectio magistralis sull’empatia, che è uno dei temi di questo libro, l’empatia che provi verso una persona che forse all’inizio ti può respingere e lentamente ci entri in contatto”. E racconta un ricordo d’infanzia: quando il padre riceveva nel suo studio i pazienti, diceva a Niccolò e a sua sorella minore Luisa: “Non fatevi vedere. E giocate, fate tutto in silenzio”. Fratello e sorella si chiedevano che lavoro facesse il papà e come mai ricevesse dei bambini. Un giorno Niccolò fece nascondere la sorellina nello studio e dopo avere scoperto che il padre utilizzava dei giocattoli con questi bambini, i due pensarono che facesse il baby sitter di nascosto.
Nell’immagine di copertina Paola Soriga e Niccolò Ammaniti a Cagliari all’Exmà foto Dietrich Steinmetz










