Era da tempo che Dromos, il festival estivo di musica jazz e dintorni ideato e diretto da Salvatore Corona, sognava di avere Brad Mehldau nel proprio cartellone. Alla fine il sogno si avvera e diventa realtà lo scorso venerdì quando il pianista di Jacksonville approda nell’ammaliante zona archeologica di Tharros regalando con Chris Potter, sassofono, John Patitucci, contrabbasso, Jonathan Blake, batteria, uno splendido set. Al centro della serata ci sono i temi dell’album Eagle’s point firmato dal tenorista chicagoano, registrato due anni fa ma in circolazione da qualche mese per scelta della gallese Edition.
Quasi due ore di concerto in cui la musica, apprezzabilissima, scorre in modo non prevedibile, immediata, creativa, intensa, attraversata da un inesausto interplay e da una grande abilità nel saldare l’individuale al collettivo che fa respirare all’unisono il gruppo. Una musica da cui affiorano moduli swing, rimandi be-bop e hard-bop, atmosfere soulful, intriganti policromie, progressioni melodiche, dissonanze e acrobatici intrecci di note. E ancora: scale impetuose, percorsi tonali, repentini cambi di clima, luminose vetrine personali, memorie rollinsiane, shorteriane ed evansiane, e un omaggio a Charlie Parker che affiora nel bis. Mehldau è il pianista dal fascino magnetico che seduce i fan da vent’anni. Ieri come oggi, la sua tecnica adamantina è costantemente al servizio dell’espressività, del contenuto emotivo profondo, della comunicazione. Anche il talento strumentale di Potter che poggia su fraseggi originali è noto da tempo, e a questo negli anni si è aggiunto quello compositivo che la scaletta della serata testimonia in maniera chiara. E poi c’è il team ritmico di sicura garanzia per qualunque musicista: Patitucci con il suo contrabbasso dal fraseggio fluido e dalla cavata possente, dalla linearità autoritaria e spezzata, e Blake, dalla spinta muscolare il cui drumming è capace di adattarsi a ogni situazione.

Un set a cui il pubblico riserva molti applausi, come quelli tributati la sera successiva alla funambolica pianista giapponese Hiromi, impegnata col suo quartetto a presentare i brani dell’album Sonicwonderland uscito lo scorso ottobre. Un concerto anche questo generoso nella durata e nell’impegno profuso (organizzato come il precedente con l’aiuto della Fondazione Mont’e Prama), energico come si conviene alla solista di Shizuoka che, a velocità sostenuta, percorre le strade del jazz e del funk, dell’elettronica e del rock. Dromos prosegue a Oristano venerdì 26 alle 21.30 al Foro Boario con il trio del pianista Bill Laurance, sabato 27 con il quartetto di Jan Garbarek e domenica 28 con la cantante maliana Fatoumata Diawara, entrambi alle 22 in piazza Duomo. Anche questi da non perdere.
Le foto sono di Flavia Matta









