Diciassette gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate. Santo degli animali e del fuoco: ceppi roventi, fiamme purificatrici, caldo che feconda la terra, luce di rinascita dopo le tenebre dell’autunno. Il 17 gennaio è per la Sardegna uno tra gli appuntamenti più importanti. Giorno di festa, inizia il carnevale. Ma il 17 gennaio di quest’anno è arrivata una notizia per molti inaspettata: Marcello Fois lascia la presidenza e la direzione artistica del Festival Isole delle Storie di Gavoi.
Uno dei più proficui e colti scrittori sardi, apprezzato e conosciuto in Italia e all’estero, e l’associazione organizzatrice di uno dei primi e più importanti appuntamenti culturali isolani e italiani annunciano la separazione consensuale dopo diciassette edizioni del Festival.
Le ragioni dello scrittore nuorese sono espresse da lui stesso in un articolo sulla Nuova Sardegna: “Giorni bellissimi e tanti nomi di amici che non ci sono più e anche questo non è secondario – ha detto Fois al giornalista Paolo Curreli – . Ho detto tante volte che non bisogna restare attaccati alle cose e agli schemi del potere. L’ho ripetuto molto e, quindi, bisogna farlo. Sono fiero del lavoro che abbiamo fatto dello staff e di tutti quelli che hanno contribuito al successo del festival”.
Come ogni addio, anche i più dolorosi, anche questo porta con sé i germogli di una rinascita. La combattiva associazione Isola delle Storie, nel post di saluto e ringraziamento a Marcello – com’è chiamato da tutti all’associazione – chiude proprio rilanciando e dando appuntamento al suo pubblico al 4 luglio, giorno di apertura della prossima edizione del festival. A Gavoi, ça va sans dire. Ecco il fuoco di Sant’Antonio che dopo aver arso è diventato cenere che concima il futuro, ecco il festival che risorge dalle ceneri: un’esperienza che si chiude è foriera di nuovi e folgoranti inizi, è portatrice di vita e vitalità.
Il 2024 sarà infatti per l’associazione un anno di ripartenza dopo la pausa del 2023, necessaria per riprendere fiato dopo tanti anni di fatiche e riorganizzarsi dopo le ultime conseguenze della pandemia, che ha cambiato la vita di tanti anche qui a Gavoi.

Quest’anno di pausa è stato poi segnato da tanti addii per il Festival. Troppi e definitivi, a iniziare da quello di Daniela Zedda, la celebrata fotografa che è stata parte attiva di Gavoi, sin dalla prima edizione, deceduta a maggio (qui il ricordo di Giacomo Pisano). Prima i suoi “paesani” (i cartonati degli ospiti sparsi per il paese), più di recente i suoi tipici “intintos” (i ritratti degli ospiti che faceva entrare nelle case dei gavoesi e poi ritraeva intintos, appunto, con le facce nere come se fossero al jovia lardaiola, il celeberrimo carnevale gavoese), ha disegnato il paesaggio visuale del Festival .
Pochi mesi dopo è venuta a mancare un’altra personalità importante, sia perché amica di Fois, sia perché di Gavoi è stata una grande sponsor: Michela Murgia, indimenticabile intellettuale che ha lasciato questa terra prematuramente ad agosto (leggi il ricordo di Francesca Arcadu). E infine il dolce e affettuoso Enrico Lai, che se n’è andato silenziosamente, in punta di piedi, senza disturbare, per non far dispiacere nessuno, meno di un mese fa. Occhio attento e vivace, amante di escursioni e mountain bike, collaboratore dell’associazione Isola delle Storie, presenza fissa e rassicurante tra le “magliette rosse” (gli iconici volontari del festival) e per le tante persone che di anno in anno si trovavano a Gavoi provenendo da tante parti d’Italia e d’Europa, Lai è stato anche uno dei fotografi del festival. Sono suoi i tanti scatti che si trovano nelle pagine social del festival (ad esempio, in questo album).
Un anno pesante, che però non ha abbattuto l’entusiasmi e l’energia delle attiviste e degli attivisti dell’associazione Isola delle Storie, pronti a ripartire con una nuova edizione del Festival, che si terrà dal 4 al 7 luglio.

Perché è inutile mentire e girarci intorno, Gavoi è Gavoi. È difficile descrivere l’atmosfera che si vive in questo paese della Barbagia il primo fine settimana di luglio. Tra i lastricati scoscesi si riversano migliaia di persone che preferiscono il verde dei boschi e dei laghi dell’interno dell’isola alle mille sfumature di azzurro del suo mare e delle coste. Attirati certo dagli ospiti di assoluto rilievo, con cui si può bere un mirto ghiacciato e chiacchierare a fine serata in un bar, ma anche dall’atmosfera di serenità, di allegria, di relax che si vive in paese, anche grazie alla perfetta organizzazione dell’associazione, oltre che all’entusiasmo di un intero paese che apre le porte di casa sua.
È questo che fa di Gavoi uno dei festival letterari internazionali più conosciuti e apprezzati d’Italia e con innumerevoli tentativi di imitazione.
Ma il Festival Isola delle Storie è soprattutto una sfida vinta per tutta l’isola. È un esempio, Gavoi: perché ha dimostrato che con la cultura si può fare sviluppo, che si possono spostare flussi turistici dal mare alle montagne dell’interno, anche a luglio, nel pieno della stagione balneare. L’Isola delle Storie ha dimostrato che la rinascita della Barbagia può passare dalla cultura, dalla bellezza, dal paesaggio, dal coinvolgimento delle persone, di un paese intero che fa festa e sorride non solo per il carnevale ma anche in un caldo fine settimana di luglio.











