La protesta lanciata tramite l’iniziativa nota come L’ultimo concerto? partita dai live club italiani continua.
Per chi si fosse collegato puntuale alle nove di sabato scorso per assistere ad uno dei concerti programmati sugli oltre 130 live club sparsi in tutta Italia per l’iniziativa Ultimo Concerto? (qui la notizia), la sorpresa, e un certo livello di spettacolo, c’è stata.
E forse si è davvero arrivati al punto che la protesta si prefiggeva di sottolineare: nessun concerto, perché l’ultimo concerto c’è già stato nel 2020.
I concerti non sono stati annullati, infatti puntualissimi artisti e band hanno calcato i palchi previsti, come da programma. Tutti, per così dire, ci hanno messo la faccia, e hanno manifestato in modo del tutto personale la propria solidarietà per la crisi che ha travolto questo settore.
Sono ancora disponibili sulla piattaforma, sempre all’indirizzo https://www.ultimoconcerto.it le esibizioni streaming dei vari artisti.
Ad esempio, al The Cage di Livorno gli Zen Circus siedono braccia conserte incuranti della crew che smantella le dotazioni del palco allestito di tutto punto per oltre dieci minuti, con un grande punto interrogativo (lo stesso della notizia di presentazione) sullo sfondo. Tutte le altre esibizioni hanno lo stesso impatto, e sono generalmente più contenute tra i 3 e i 5 minuti.
C’è chi spiega le ragioni della “defezione”, come il frontman dei Pinguini tattici nucleari, chi illude fino all’ultimo, come i Marlene Kuntz ospiti del Fabrik a Cagliari, chi ripropone in audio, ma facendo presenziare solo le loro famose maschere, estratti di vecchi concerti come i Tre allegri ragazzi morti. Tutti però propongono la stessa spiegazione finale con frase ad effetto di David Bowie:

Vengono poi date tutte le ragioni del caso, e il messaggio finale è comunque d’incoraggiamento e di speranza; da #ultimoconcerto si passa a #prossimoconcerto.
La storia continua.











