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Film. L’ottima trasposizione di “Misery”

Di Manuel Usai
16/10/2020
in Cinema, manuhell
Tempo di lettura: 3 minuti

L’affermato scrittore di romanzi, Paul Sheldon, di rientro da un ritiro spirituale per terminare l’ultimo libro della serie che lo ha portato al successo, subisce un incidente e finisce fuori strada perdendo conoscenza. Al suo risveglio si ritrova in un letto, incapace di muovere le gambe e in balia di una donna misteriosa che ben presto si rivelerà “la sua più grande fan”. Fin qui potrebbe anche sembrare la trama di un film vietato ai minori e, prima che vi montiate la testa, aggiungo subito sul piatto una massiccia dose di delirio, pazzia e violenza.

Visto che ci siamo, accendo l’insegna SPOILER.

Tutto il film è ambientato all’interno di una baita, isolata tra le montagne e immersa in un paesaggio selvaggio, tra boschi innevati. Ci troviamo lontano dallo sguardo di qualsiasi vicino curioso, dove le strade vengono cancellate dalle continue tempeste di neve e il boato del vento copre le urla d’aiuto. Il protagonista, interpretato da James Caan, cerca di stabilire subito un contatto con la soccorritrice, Annie Wilkes, che però si trasforma in una terribile aguzzina non appena legge l’ultimo lavoro dello scrittore.

Il totale senso di impotenza di Paul, costretto a letto a subire violenze sia psicologiche che fisiche, viene trasmesso fin da subito allo spettatore. Ci si immedesima in lui quando riesce a uscire dalla stanza in cui è rinchiuso; sentiamo la delusione nello scoprire che non c’è via d’uscita e il terrore quando, mentre si sposta per la casa, sente l’auto del suo aguzzino rientrare. Paure reali, che non puoi scacciare via semplicemente chiudendo gli occhi e sperando che non esistano. Parliamo di una mente umana, deviata e sadica.

Il personaggio di Annie Wilkes, interpretato magistralmente da una giovane e quasi sconosciuta Katy Bates (42 anni), le aggiudicò un premio Oscar e un Golden Globe. Nel 1998 entrò a far parte della classifica AFI’s (i 100 personaggi di spicco, tra gli eroi e i cattivi del cinema) piazzandosi al 17° posto. Dei cattivi ovviamente.

La pellicola è una delle rappresentazioni più fedeli tra l’infinito numero di romanzi del re del brivido, Stephen King. Chiunque conosca l’autore sa bene quanto sia difficile creare una trasposizione che renda giustizia al libro, ed è per questo che molti film sono stati un autentico flop. Lo stesso King si dichiarò inizialmente contrario alla produzione del suo Misery. Accettò solo dopo aver appreso che, dietro la cinepresa, ci sarebbe stato Rob Reiner, memore del grande lavoro fatto con il film “Stand By Me“. La pellicola incassò oltre 10 milioni di dollari solo il primo weekend.

Dulcis in fundo, le curiosità:

Rob Reiner, inesperto nel mondo del Thriller-horror, si mise al lavoro solo dopo aver studiato tutte le pellicole di Alfred Hitchcock;

James Caan ha dovuto passare ben 15 settimane a letto. Alla fine del film, tutte le persone che lo incontravano gli facevano la stessa domanda: “Come vanno le gambe Jimmy?“.

Le scene con maggior violenza hanno scosso talmente tanto Katy Bates da provocarle più volte il pianto;

SPOILER a doppio taglio:

La scena in cui Katy Bates frattura le caviglie di James Caan con un mazzuolo differisce dal romanzo. Nel libro infatti, il mazzuolo è un’ascia per tagliare la legna e la Bates amputa con più colpi il piede sinistro dello scrittore;

Durante il combattimento finale la Bates viene fatta cadere, con uno sgambetto, sopra la macchina da scrivere. L’urto alla testa le provoca la morte. Nel romanzo la morte non arriva puntuale, ma dà il tempo alla Bates di recarsi nel capanno degli attrezzi per prendere una motosega!

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