“Perché gli universitari contano poco nella società sarda? Quale profitto trarrebbe la Sardegna da una loro presenza attiva in tutti i campi dell’economia, della cultura e della comunicazione sociale?”
Così si apre ‘Lettera a un universitario sardo’ (2023, Quaderni della Fondazione Sardinia), il saggio dello scrittore, antropologo e giornalista sardo Bachisio Bandinu presentato mercoledì sera a Cagliari nell’Aula Capitini di Sa Duchessa durante un incontro con gli studenti e le studentesse dell’Università di Cagliari. L’evento, organizzato in collaborazione con Kita assotziu universitariu, ResetUnica, Lingue Unica Fondazione Culturale Sardinia e Stupore, si inserisce nel ricco programma della seconda edizione di Anderas, il festival letterario in programma dal 5 al 19 dicembre tra Selargius, San Gavino Monreale, Cagliari e Pirri, promosso dalla Fondazione Faustino Onnis. Oltre a Bandinu, a moderare l’evento c’erano anche il giovane scrittore Matteo Porru, il docente universitario e attivista politico Franciscu Sedda,il docente universitario Duilio Caocci, Matteo Da Pelo, presidente di Stupore e Alessio Marras, rappresentante degli studenti e le studentesse dei corsi di Lingue e membro dell’associazione universitaria Kita.

Il libro, suddiviso in 28 brevi capitoli, è la prosecuzione di un percorso di scrittura dedicato ai giovani iniziato con ‘Lettera a un giovane sardo’ (1996), libro indirizzato ai ragazzi e alle ragazze delle scuole medie. Bandinu approda anche a quelli delle scuole superiori pubblicando nel 2017 ‘Lettera a un giovane sardo sempre connesso’.
“Indirizzare una lettera agli universitari pone molte difficoltà perché è difficile definirli come gruppo, classe, élite, con una ben definita identità, appartenenza, auto-riconoscimento e specifico ruolo socio-culturale”
Prefazione
Queste parole evidenziano la portata di questo immenso capitale umano, patrimonio di pensiero, di sentimenti e di ragioni, un’enorme sfida per lo stesso autore: “Ho intervistato un centinaio di universitari, ma non è stato sufficiente. Perciò, invece di scrivere semplicemente un saggio, ho pensato di porre delle questioni per potervi ascoltare. Ho cercato di focalizzarmi su alcuni aspetti, ma non sono sicuro di ciò che ho scritto perché il mio è uno sguardo esterno, qualcosa che di per sé è rischioso. Il mio disagio è ‘come posso intendere questo mondo universitario?’– spiega Bandinu, rivolgendosi ai ragazzi e alle ragazze – Vorrei che mi lasciaste un messaggio e, alla luce dei vostri interventi, mi piacerebbe correggere il tiro.”
Futuro, parola ingannevole
Tra gli aspetti analizzati dall’autore emerge la mancanza di pragmatismo e la scarsa presenza, se non la totale assenza, degli studenti e delle studentesse universitarie nella società sarda, nella realtà effettuale, negli incontri e nella politica. Secondo Bandinu, “La vostra presenza è importante, ma spesso viene bloccata da un detto che non condivido per niente: ‘Voi sarete gli uomini e le donne, i rappresentanti del domani’. Non fatevi ingannare, il domani non esiste. Questo domani verrà quando sarete integrati nel sistema. La vostra presenza è importante ora”.
“In realtà, il futuro è una convenzione spazio-temporale, non esiste – afferma Matteo Porru – È la proiezione del presente a cui deleghiamo la maggior parte delle cose che non riusciamo a fare oggi.” E anche lui, come tutti i presenti, si chiede perché gli universitari siano poco coinvolti e, soprattutto, perché siano “ il fantoccio dei politici di turno che continuano a dirci “ai giovani diamo il futuro, le possibilità”. Il punto è che il futuro e le possibilità di cui ci parlano fanno parte di un apparato retorico da scardinare. Bisogna dire in modo molto chiaro che gli studenti universitari non solo formano il pensiero, ma costruiscono anche il domani, che nell’apparato retorico rappresenta l’oggi. E se vogliamo costruire l’oggi dobbiamo dialogare”.
Coscienza nazionale sarda
Ma perché i giovani sardi non ci sono? Perché non si esce dalla crisi? “Non c’è un sapere pertinente a quelli che sono i nostri problemi – sottolinea Bandinu – noi non abbiamo una cultura sufficiente a risolvere i nostri problemi per un deficit culturale e politico”. Per questo motivo, secondo Francesco Ledda, presidente di Kita assotziu universitariu, “è importante parlare di coscienza nazionale sarda, dando in questo modo un impulso al presente. Per noi la Sardegna è una nazione, con la sua storia e le sue lingue. Quando parliamo di nazione vogliamo dire che i primi responsabili per cambiare le cose siamo noi. Diciamo che in Sardegna non c’è nulla da fare, ma noi vogliamo dare una risposta a questa frase. È lì dove non c’è niente che ci sono le ricchezze. Non c’è niente, ma ci siamo noi”.
Identità linguistica
Durante l’incontro è emerso anche lo scarso interesse per lingua sarda: per Giulia, studentessa di Lingue e Mediazione “spesso non si parla il sardo per semplice imbarazzo, ma in realtà utilizzarlo sarebbe un modo per affermarsi e identificarsi come popolo dotato di una propria storia e una propria cultura”. Per fortuna, c’è già chi si impegna per valorizzare la lingua sarda, anche se in modo molto circoscritto: “sono quelli che si iscrivono ai laboratori di lingua sarda – racconta Danilo Melis, giovane operatore di lingua sarda – Il problema è che nel contesto universitario la questione linguistica non è sufficientemente affrontata”.
La risposta di Stupore
Tra le repliche al libro di Bandinu c’è anche quella di Gabriele e Federico, membri dell’associazione Stupore: una lettera che si sofferma sul capitalismo, sull’illusione di appagamento e di sicurezza.
Queste sono alcune delle riflessioni emerse sul rapporto tra studenti universitari e società sarda, un punto di partenza per un dibattito futuro auspicabilmente più profondo e partecipato.










