Chi è superstizioso dovrà ricredersi: se per molti il 17 porta male — se associato a un venerdì, poi, meglio non parlarne — a Gavoi, Barbagia, il 17 è il numero della rinascita: dopo tre anni di assenza torna infatti il festival internazionale di letteratura Isola delle Storie, giunto, appunto, alla sua XVII edizione, che è iniziata proprio di venerdì: dedicata a Giorgio Todde, lo scrittore e medico, fondatore del festival, venuto a mancare nel 2020, che doveva essere ospite dell’edizione del festival del 2020 (saltata causa Covid).
L’apertura
La tensione per l’attesa, tra gli organizzatori, i tecnici e soprattutto il pubblico si sentiva. E si è dissolta non appena Marcello Fois, presidente dell’associazione che organizza la kermesse è salito su piazza Sant’Antiocru per inaugurare l’edizione 2022, la prima post pandemia.
L’Isola delle Storie 2022 si è aperta con un incontro tra lo scrittore statunitense David Leavitt, intervistato dalla scrittrice Chiara Valerio, con la traduzione simultanea dell’interprete Juana Sommermann Weber. Un incontro che ha subito fatto dimenticare i tre anni di assenza del festival (qui trovate il Programma del Festival di Gavoi).






Tre anni di assenza
Era il 2019, infatti, quando lo scrittore nuorese trapiantato a Bologna, salutava l’affezionato pubblico del festival dei libri, delle storie, degli scrittori, dei lettori e degli intrecci magici che si creano nei saliscendi lastricati, cuore del centro storico del paese della Barbagia. Un saluto amaro: i cronici ritardi nell’assegnazione dei fondi e la mancata programmazione per tempo da parte della Regione Sardegna, primo finanziatore del festival già da qualche anno avevano creato dei malumori in quello che è uno dei più importanti festival letterari italiani, sicuramente uno dei più longevi e apprezzati della Sardegna. Si parlava di chiudere quest’esperienza.
Ma le coriacee attiviste e attivisti dell’associazione Isola delle Storie non è gente che si dà per vinta, a iniziare dall’anima dell’associazione Maria Giovanna Serusi, che ogni anno mette tutta la sua passione ed entusiasmo perché tutto fili liscio. E così, nonostante le difficoltà legate a due anni di pandemia, hanno rimesso in moto la formidabile macchina che crea il festival. Alla chiamata di Fois e dell’associazione hanno aderito entusiasticamente tante persone: scrittrici, giornalisti, uomini di cultura. I mitici volontari, le magliette rosse (che quest’anno hanno la scritta “vola solo chi osa farlo”, dedicata a Sepulveda), risorsa preziosa di un festival che mobilita un paese intero. E non è un caso che Fois nel suo discorso abbia proprio sottolineato questo aspetto: “Il Festival è Gavoi”.
Il pubblico
E poi il pubblico. La sensazione per chi è arrampicato sulle strade che salgono verso questo paese, tra i più belli della Barbagia, adagiato in mezzo ai boschi, affacciato davanti al lago di Gusana, patria di un’eccellenza gastronomica, il famigerato formaggio “Fiore Sardo” è che il tempo non sia passato.


Il pubblico all’inaugurazione della XVII edizione dell’Isola delle Storie di Gavoi (foto di Enrico Lai)
Sembra che gli incontri casuali con gli autori, le chiacchiere all’ombra dei viottoli, l’appuntamento del balcone, la birra rinfrescante nelle terrazze dei bar tra un incontro e l’altro, siano avvenute solo qualche mese fa. Invece sono passati ben tre anni.
Sarà forse perché c’è uno zoccolo duro di persone che questo festival lo attendono, lo bramano. Donne e uomini che prenotano per tempo un biglietto per la Sardegna. Non per il mare cristallino e le calette di sabbia bianca (e affollata di turisti): no. Per la Barbagia, cuore della montagna sarda, per essere sicuri di assicurarsi un alloggio, per essere sicuri di essere partecipi di un festival che crea magia, che in soli tre giorni riesce ad ampliare gli orizzonti di un’isola intera, donando cultura e instillando un po’ di ottimismo.
Donando, sì. Gratuitamente. Perché sia detto chiaramente: il festival Isole delle Storie è gratuito. Fatto non banale e di assoluto rilievo. Perché la cultura è un diritto fondamentale di ogni persona e tutte quelle realtà che permettono l’accesso alla conoscenza anche a chi non può permettersi di pagare un biglietto vanno sostenute e apprezzate. E riconosciute.
È questo Gavoi o Gavuà, francesizzando la pronuncia del nome, come dicono alcuni, prendendo bonariamente in giro il paese: un qualcosa di unico, inimitabile. Perché oltre le storie, ci sono le persone, le donne, gli uomini, le bambine e i bambini che quelle storie le fanno camminare, le tramandano. Di edizione in edizione, sono loro, in fondo, i protagonisti di questo festival. Perché le storie, per essere create e poi per viaggiare, hanno bisogno di cuori pronte ad accoglierle e trasmetterle.










