“Ignazio: Storia di lotta, d’amore e di lavoro“. È questo il titolo del biopic che racconta un uomo straordinario, una storia dalle mille sfaccettature scandita da passione, militanza politica, cultura, scambi e incontri eccezionali. La vicenda umana e professionale di Ignazio Delogu ha solide radici nell’isola natia, la Sardegna, ma anche grandi ali che lo hanno fatto volare per il mondo. Una vita vissuta intensamente quella che il film di Marco Antonio Pani si propone di far conoscere attraverso le testimonianze di chi ha avuto la grande fortuna di incontrarlo. Un omaggio per una figura di notevole spessore che la Sardegna sembra aver dimenticato.
L’intera esistenza di Ignazio Delogu è molto simile alla via Lamarmora di Sassari da lui raccontata in ‘La Luna di via Ramai’. Una strada lastricata di parole, luoghi e tanta, tantissima umanità. Questo si evince dalle testimonianze raccolte dal regista e abilmente montate assieme ai filmati d’epoca, tutte tessere importanti per comprendere quel mega puzzle da migliaia di pezzi che è stata la vita di questo mastodontico uomo di cultura.
Eclettico, poliedrico, inquieto, non solo è stato testimone diretto degli anni importanti e tragici della seconda metà del secolo scorso, ma anche protagonista privilegiato di una lunga scossa culturale a corrente alternata che lo ha tenuto impegnato su molteplici fronti fino alla fine dei suoi giorni.

Un lungo filo rosso di passione e amore dove hanno convissuto l’insegnamento universitario in filologia romanza, letteratura spagnola, catalana e latino-americana a Roma, Bari e Sassari; il giornalismo, i reportage, la poesia, la storia, la saggistica, le traduzioni, l’attività politica e umanitaria, l’amore viscerale per la sua terra. Una viaggio tracciato da una linea come quelle disegnate nelle mappe della metropolitana, che corre di fermata in fermata da Alghero a Barcellona, da Usini a Santiago del Cile, da Carbonia alla Baia dei Porci. Un lungo viaggio dove Ignazio Delogu ha avuto come compagni Gabriel Garcia Marquez, Pablo Picasso, Rafael Alberti, Inti-Illimani, Enrico Berlinguer, Ciccitu Masala, Salvador Allende, Picasso, Ernesto “Che” Guevara e tantissimi altri, come quelli che da più parti hanno voluto raccontarlo, troppi per starci tutti nell’ora e venti di tempo del film.
Il lungometraggio di Marco Antonio Pani, finanziato dalla Fondazione di Sardegna e dalla Società Umanitaria Sardegna in collaborazione con la Fondazione Enrico Berlinguer scorre piacevolmente. Ogni testimonianza, ogni aneddoto arricchisce e sorprende lo spettatore in un lungo flashback impreziosito dai passi e dalle poesie letti da Pino Porcu, dai disegni animati di Stefania Lai e delle ottime musiche scritte e curate da Luigi Frassetto. Un’azzeccata cifra narrativa quella di Pani, proprio quello che ci voleva per togliere la polvere a questa fantastica storia, alla quale si deve aggiungere la felice scelta di non rincorrere ad alcun escamotage sensazionalistico, raccontando parallelamente l’uomo e l’intellettuale per come era realmente, nella sua grandezza e nelle sue fragilità.

Il film è stato presentato il 5 novembre scorso a Carbonia in una serata promossa dal CSC Carbonia della Società Umanitaria e dall’Associazione “Amici della Miniera”, con il patrocinio e il sostegno del Comune di Carbonia alla presenza del regista che ha voluto rimarcare lo scopo principe del suo lavoro: “Non ci possiamo permettere di dimenticare personaggi come lui, e come tanti che ne abbiamo avuti e che abbiamo. La Sardegna non se lo può permettere. I ragazzi devono sapere e devono poter contare, con orgoglio, sul fatto che la Sardegna non è solo quello che si vede troppo spesso in superficie, e che la nostra Storia non è fatta solo di sconfitte, servilismi e pochezze politiche”.
“Ignazio: Storia di lotta, d’amore e di lavoro” verrà proiettato ancora giovedì 17 novembre alle 21 a Selargius, all’interno del festival Anderas.











