L’album che portò Franco Battiato nel cuore degli italiani, ma non solo, compie quarant’anni. “La voce del padrone”, pubblicato dall’etichetta EMI records nel settembre del 1981, subito si impose come una straordinaria novità.
La risposta fu calorosa: le vendite superarono il milione di copie solo nel nostro paese e l’album rimase primo in classifica per diciotto settimane consecutive tra il maggio e l’ottobre del 1982. Otto singoli furono scelti per la promozione nel mercato straniero con il medesimo successo di pubblico.
Franco Battiato, con la sua cultura eclettica e un atteggiamento da anti divo, diede la dimostrazione pratica che la musica pop può essere leggera e intelligente al tempo stesso.
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“La voce del padrone” risente musicalmente di molte influenze: dal punk alla new wave, dal dark al pop, in modo organico e armonico. La raffinata capacità di Battiato di equilibrare le componenti musicali come in una ricetta alchemica ha regalato brani immortali e di facile fruizione, senza però scendere a compromessi e strizzare l’occhio alle hit da juke box commerciale.

I testi infatti rivelano tematiche che Battiato ha sempre amato e proposto e che non rinuncia a inserire, a partire dal titolo che si riferisce a un romanzo di Stanisław Lem e al concetto di padrone della filosofia gurdjeffiana, a rappresentare la coscienza e la volontà dell’individuo. La ricerca della stabilità individuale, gli incontri con personaggi della storia antica, il misticismo di origine orientale, il contrasto con la fatuità di un occidente decadente, la vacuità della civiltà di fronte alla saggezza della natura sono tutti temi presenti e indagati in modo fluido da Battiato. Anche i brani che da subito vennero riconosciuti hit come “Summer on a Solitary Beach”, “Centro di gravità permanente”, “Bandiera bianca”, “Cuccurucucù” contengono suggestioni colte in grado di abbracciare tempo e spazio in una dimensione reale ma anche poetica e metafisica.
Le visioni che Battiato è stato in grado di evocare ne “La voce del padrone” sono entrate a far parte di un immaginario collettivo che la scomparsa dell’autore non può affievolire, ma anzi le rafforza e le carica di nuovi significati.
La musica può essere popolare in tanti modi: Franco Battiato ci ha suggerito la strada per renderla meno effimera senza rinunciare al ritmo, alla melodia, alla danza e alla dignità.
“Quante squallide figure che attraversano il paese, com’è misera la vita negli abusi di potere“










