Sulla scia delle stelle morenti, e nel flusso di quelle nascenti, giungono a nostro beneficio le ultime immagini, cristallizzate da Parkes, uno dei due radiotelescopi australiani che, assieme alle antenne ASKAP, rende fruibile un dato importantissimo: l’1% del piano galattico è stato mappato e fotografato.
Noto con il nome di PEGASUS, questo progetto, gestito dall’Agenzia scientifica australiana (CSIRO), fa parte di un più ampio progetto noto con il nome di EMU – Evolutionary Map of the Universe, che punta a osservare l’intero emisfero sud. A coordinare i vari gruppi internazionali l’Istituto Nazionale di Astrofisica.
Il risultato è un’immagine, ampia circa 12/14 volte il diametro apparente della Luna, che mostra una porzione della Via Lattea della nostra galassia, fornendo dettagli sorprendenti. È possibile, infatti, vedere scie di idrogeno gassoso, che sono la conseguenza del termine ciclo evolutivo delle stelle, e bolle calde di idrogeno gassoso ionizzato prodotte dalla nascita di quelle nuove. Nello specifico, ASKAP individua i resti stellari e Parkes aggiunge lo spazio tra le stelle.
Praticamente un passaggio di testimone.
Le stelle non sono visibili, ma è possibile vedere qualcosa di ancora più sorprendente: la loro fine e il loro inizio.


Lo studio di questo fenomeno, e la mappatura di una porzione del piano galattico, passa, oltre che dalle immagini, dall’analisi delle onde radio raccolte dai due radiotelescopi, per approfondire anche il tema dei campi magnetici, la loro origine e i loro effetti. Nell’obiettivo di Parkes e ASKAP, dunque, resti di supernove, grandi strutture della Via Lattea, come il Grande Sperone settentrionale, ma anche galassie, radiogalassie e ammassi di galassie.
Il responsabile dello studio Pegasus, Ettore Caretti dell’Inaf di Bologna, assieme a Tom Landecker del National Research Council of Canada e a Xiaohui Sun dell’Università dello Yunnan, in Cina, sottolinea che l’osservazione del cielo australe sarà conclusa nei prossimi due anni. Al momento PEGASUS ha completato le sue osservazioni pilota.
Lo studio della Via Lattea, e nel dettaglio del Piano galattico, cioè di quella sua porzione dove risiede il Sistema solare, scandaglierà stelle, polveri e nubi di gas, oltre che una notevole quantità di materia oscura.
Particolare interesse riveste la caratteristica forma a spirale della Via Lattea, e per il fenomeno di nascita e fine delle stelle all’interno dei bracci a spirale.
A capo del progetto Evolutionary Map of the Universe c’è Andrew Hopkins, che afferma: “Il risultato finale della collaborazione PEGASUS/EMU sarà una vista senza precedenti di quasi tutta la Via Lattea, un’immagine circa cento volte più grande di quella realizzata in questa prima fase da PEGASUS, ma con lo stesso livello di dettaglio e sensibilità”.
In attesa di ancora maggiori dettagli ci godiamo lo spettacolo con il naso all’insù.











