Gli avatar influencer o virtual influencer sono personaggi in 3D costruiti a tavolino da aziende legate al metaverso o alla scienza e che hanno caratteristiche fisionomiche e comportamentali delle persone in carne e ossa e sono rappresentati da agenzie che si occupano della loro immagine come fossero professionisti reali.
Si tratta di celebrità virtuali in grado di soddisfare un’infinita molteplicità di sogni per un mondo globalizzato che si cerca difficilmente di amalgamare al solo scopo di commercializzare un determinato prodotto o di veicolare un preciso messaggio.
Lil, Margot, Noonoour, ecco chi sono e cosa fanno
Lil Miquela, pseudonimo di Miquela Sousa, è la prima modella digitale che simula le sembianze di una giovane cantautrice appassionata di moda e musica, ha diciannove anni, le lentiggini e rappresenta un’evoluzione di altissimo livello nella grafica animata. Approda sulla piattaforma social Instagram nel 2016 senza svelare la propria identità e alimentando così l’ipotesi di un account falso generato dalla modella britannica Emily Bador. Solo nel 2018 si scopre che Lil Miquela è la creazione ben riuscita di Brud, startup di Los Angeles attiva nel campo della robotica e dell’intelligenza artificiale. Oggi è un’ influencer con più di 2,9 milioni di follower e collabora con Calvin Klein, Prada, Supreme, Chanel, Samsung, ma la lista è in continuo aggiornamento.
I marchi sopracitati sono solo alcuni esempi di una pratica in espansione che cerca di coprire la comunicazione su tutti i livelli esistenti. Addirittura Balmain, marchio dell’alta moda francese categoria notoriamente restia alla rivoluzione digitale in atto, ha deciso di commissionare la creazione di ben tre virtual influencer, Margot, Zhi e Shdu che oltre a promuovere i suoi abiti diffondono messaggi di equità e inclusione.

Genny, storica casa di moda italiana sceglie di assocciare il proprio nome a Noonoouri, portavoce di tematiche molto attuali. Noonoouri, nata dalla mente di Joerg Zuber e controllata da Vogue China, anche se vive nel mondo reale ha un aspetto da cartone animato a metà tra Naomi Campbell e Kim Kardashian. Assieme ad un inedito sguardo sulla moda, il suo profilo social offre un preciso punto di vista sulla sostenibilità e sui diritti degli animali, facendosi paladina di un messaggio importante che punta a ispirare il cambiamento. Non è da sola.
Aww, agenzia che si occupa della creazione di influencer virtuali in Asia, ha inventato Imma Gram, una modella dai capelli rosa capace di influenzare i suoi followers su temi di sensibilizzazione legati all’ ambiente e ai diritti della comunità LGBTQIA+.
Chiara Ferragni ha fatto da apripista con il suo blog nato solamente nel 2009 e oggi influencer virtuali come Lil Miquela, Noonoouri e Imma Gram, per citare le prime apparse, sostituiscono una volta per tutte la vita reale con ciò che vorremo vedere. Certo, questo succede spesso anche con le imprenditrici digitali umane, la differenza è che dietro un avatar non esiste una singola persona, ma un gruppo multidisciplinare perfettamente capace di architettare una storia di vita fittizia in grado di influenzare le nostre scelte di consumo in tutti i suoi aspetti, perfino in quello sentimentale.
L’influencer virtuale annulla del tutto la verità del racconto, è la messa in onda palese di una finzione alla Truman Show. L’avatar è un prodotto con margini di errore sulla comunicazione quasi inesistenti, come approfondisce il Sole 24 ORE in un articolo del luglio scorso (qui) ed ecco perché molti marchi di moda stanno ampliando il territorio di comunicazione in diversi mondi virtuali, compreso quello dei videogiochi.
Avremo sempre meno paura della tecnologia
L’intenzione di questo tipo di comunicazione è quella di avvicinarci a quel mondo vissuto in rete eliminando pian piano la paura verso il rapporto sempre più stretto che abbiamo con la tecnologia e in particolare con le macchine. Non sappiamo quale evoluzione e convivenza potrà esistere tra realtà e universo virtuale in futuro e neppure possiamo ipotizzare se gli influencer virtuali prima o poi usciranno dallo screen dei nostri telefoni per materializzarsi in robot con una propria intelligenza artificiale. Sappiamo però che in genere l’umanità tende ad agire in modalità difesa verso cose che non conosce, in questo caso probabilmente è ancora presto per abitare in armonia un mondo parallelo in fase di costruzione.










