Cinque anni possono essere tantissimi oppure niente di che, sempre valutando l’appropriato orizzonte temporale.
Nel caso di Kendrick Lamar, ecco, sono solo un apostrofo, non tanto rispetto a tutto ciò che ha fatto, bensì per tutto ciò che potrà ancora fare, soprattutto ora che una pietra miliare come ‘Mr. Morale & The Big Stepper’ ha visto la luce, anno domini 2022.
Non molte parole per descrivere tutto ciò che l’artista di Compton è riuscito a creare, per me la parola “Maestoso” descrive il tutto: un doppio album – vero aggiungo io – nulla di fake come quanto realizzato da Kanye – qua su Nemesis Magazine – o Drake prima, veri e propri nulla di fatto; qua ci troviamo di fronte a diciotto tracce per circa 70 minuti che scorrono veloci come fosse un EP, un capolavoro che colpisce, stupisce, ammalia e stordisce.
Qua Kendrick si prende tutto il tempo per fagocitare tutta la realtà intorno a lui, sezionarla in piccoli pezzi, analizzarla, perdonarla, portarla sul piano più congeniale a lui, alla sua metrica, normalizzarla senza banalizzarla e dirci, con tutta la necessaria innocenza – è così.
Si, c’è Mr. Morale ma c’è anche The Bigstepper, l’avanzare, nonostante, in mezzo a tutte le contraddizioni, viverle con umiltà anche se fanno del male, indossare la corona di spine, soffrire ma essere felice nella propria cerchia ristretta.
Un lavoro moderno che sa recuperare a pieno le sonorità di Compton, miscelarle con featuring totalmente inaspettati – Beth Gibbons su ‘Mother | Sober’ la vera chicca ma anche Kodak Black visto il suo tormentato passato – ed ipnotizzarci per tutta la durata senza mai farci pensare al fatidico “ma quanto manca?” che ormai troppo sovente perplime ed umilia e ci fa rimpiangere il tempo passato con i nostri auricolari.
Finalmente un album come questo, in una scena troppo dopata da sensazioni sballate, egocentrismi, idolatrie senza senso, totalmente distaccata dalla realtà.
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