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La forza delle parole portatrici di libertà in Gianni Rodari: l’analisi di Pino Boero al LEI Festival

Di Mattia Lasio
01/12/2024
in Cultura, Libri
Tempo di lettura: 4 minuti
La forza delle parole portatrici di libertà in Gianni Rodari: l’analisi di Pino Boero al LEI Festival

Le parole sono le risorse più significative di cui la società dispone. Spesso, ci si dimentica di ciò eppure loro stanno sempre lì, pronte per essere utilizzate, pronte a unire e a costruire nuovi ponti in grado di colmare distanze, creando legami preziosi. E l’uso delle parole, come sottolinea un intellettuale del calibro di Gianni Rodari, sin dall’infanzia rappresenta il modo migliore per interpretare la realtà che si ha davanti. Di questo, e molto altro, si è parlato stasera nel corso della terza e ultima giornata del ‘’LEI Festival’’ in occasione di un incontro stimolante dal titolo “Gianni Rodari: alla scoperta del fantastico potere della fantasia’’ in cui lo scrittore e professore di Letteratura per l’Infanzia Pino Boero – intervistato dal maestro della scuola primaria Emanuele Scotto – si è soffermato sulla figura di Rodari analizzandola nella sua interezza, cogliendo le molteplici sfaccettature di un percorso ricco di eventi e progetti che hanno lasciato il segno.

Le luci all’interno del Teatro Doglio di Cagliari in via Logudoro si spengono alle 17, passa qualche minuto dedicato ai ringraziamenti e a una breve presentazione dei protagonisti da parte di Massimiliano Ferrone, e poi la parola passa al professor Boero che, incalzato con pacatezza da Emanuele Scotto, analizza la figura di Rodari. Non semplicemente il più grande autore per bambini nostrano, non semplicemente un pedagogista di caratura immensa ma molto di più: questo perché, come rimarcato durante l’incontro, Rodari sapeva andare oltre quanto appreso a livello accademico, unendo a una solida preparazione culturale gli insegnamenti delle vicende quotidiane che ha vissuto in prima persona.

Il dialogo tra Boero e Scotto si apre subito con il riferimento al capolavoro di Rodari ovvero ”Grammatica della fantasia’’. “Si tratta di un’opera che rappresenta la summa del suo pensiero’’, ha fatto presente Pino Boero, autore del libro ‘’Una storia, tante storie. Guida all’opera di Gianni Rodari’’. Un’opera frutto di un cammino importante. “Rodari – racconta – ha iniziato a pensare alla “Grammatica della fantasia’’ già durante la seconda guerra mondiale. Lì nasce l’idea di dare vita al tutto, poi concretizzatasi grazie alle prime esperienze come insegnante rivelatesi centrali nella sua formazione”. Se si parla di esperienze, sono state tante quelle che hanno caratterizzato la vita di Rodari tra cui spicca la parentesi giornalistica. “Rodari ha svolto un importante percorso come cronista prima a L’Unità e successivamente scrivendo su Paese Sera – sottolinea – trattando tematiche come il divorzio, la politica e tante altre problematiche sociali’’. Problematiche sociali come quella del lavoro che si ritrovano anche nelle sue filastrocche. “Rodari è stato il primo – aggiunge – a portare nelle sue filastrocche tematiche come lo sfruttamento dei lavoratori. Compaiono nei suoi componimenti figure come il fornaio e il muratore che ricoprono un ruolo centrale. Lo stesso padre di Rodari era un fornaio e Rodari ha focalizzato notevolmente la sua attenzione su questi aspetti, essendo da sempre un grande indagatore della realtà”.

La chiacchierata con Emanuele Scotto prosegue con brio e vivacità, quella stessa vivacità che caratterizza le opere di Rodari e che ha reso l’ora trascorsa a parlare della sua figura lieta e preziosa per le 500 persone presenti. Tanti i lavori rodariani citati, tra cui spicca la sua ultima fatica ‘’Esercizi di fantasia’’, pubblicata nel 1979 poco prima della sua morte avvenuta nel 1980 e la favola ‘’A giocare col bastone’’. Tra i punti salienti del discorso di Boero risalta anche la riflessione sull’importanza del gioco non solo per i più piccoli ma anche per gli adulti i quali, tornando indietro al tempo della loro infanzia e ripensando a quando loro stessi sono stati partecipi della dimensione giocosa, possono di conseguenza rapportarsi in maniera migliore con i propri bambini, entrando maggiormente in sintonia con essi. Non manca un doveroso accenno all’iconico scrittore danese per l’infanzia Hans Christian Andersen, la cui figura è stata di grande rilevanza per lo sviluppo della narrativa rodariana, citando a proposito una sua fiaba del 1837 intitolata ‘’I vestiti nuovi dell’imperatore’’. Inoltre, è stata anche messa in evidenza la capacità di Rodari di concentrarsi sul presente vivendolo appieno, senza essere nostalgico e senza mai idealizzare il passato. “Leggere Rodari – puntualizza – è fondamentale per capire che tutto può essere tramutato in letteratura”.

Altro aspetto su cui si sofferma Boero sono i tre anni trascorsi in seminario da Rodari dopo la fine delle scuole elementari. “Fu un altro momento importante nella crescita di Rodari il quale, pur uscendo successivamente dal seminario e non condividendo alcuni elementi della chiesa cattolica, non si è mai lasciato andare a critiche feroci e a un atteggiamento anticlericale, ripetendo più volte che ogni religione merita rispetto’’. La bellezza di Rodari, come emerso dall’incontro, sta proprio nell’essere stato appieno un uomo del suo tempo, immerso nel Novecento, nelle sue speranze e anche nelle sue crisi, traendo da entrambe le circostanze il meglio. Proprio questa sua recettività e questa sua empatia sono gli elementi che gli hanno permesso di sviluppare un gusto autentico e genuino nel giocare con le parole, combinandole tra loro in svariate maniere, rendendole portatrici di libertà in grado di scavare a fondo nell’animo della gente.

Il tempo a disposizione, in un soffio, volge al termine ma c’è ancora un istante per un ultimo significativo riferimento a ‘’C’era due volte il barone Lamberto ovvero I misteri dell’isola di San Giulio’’ opera pubblicata nel 1978 e che Boero definisce il testamento di Rodari. Un testamento in cui, nella parte conclusiva, spiccano queste parole: “mai farsi spaventare dalla parola fine”. Un monito da fare proprio e da tenere sempre a mente, in modo da non cadere nel tranello dell’arrendevolezza. Un monito necessario per non scordarsi che quando termina qualcosa c’è sempre la speranza di un nuovo inizio per scrivere un ulteriore e avvincente capitolo di questa avventura chiamata vita.

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