La fotografia come strumento di indagine, come luogo di accusa, come banco di prova per sogni e disillusioni di una generazione di artisti italiani nati dopo il giorno 01/01/1990. Il progetto ‘Italia90’ nasce da una call lanciata da CONDOMINIO, spazio co-sharing dedicato alla promozione della fotografia contemporanea e della cultura dell’immagine con sede a Milano.
La mostra, inaugurata il 10 giugno e aperta al pubblico fino al 19 settembre 2021, è un interessante spaccato di come l’occhio artistico filtra la realtà contradditoria e controversa che viviamo per restituirla agli spettatori nella sua cruda verità. Tra oltre trecento candidature la giuria ha scelto quindici nomi per l’esposizione e ci sono, anche artisti due sardi: Marco Loi e Ambra Iride Sechi.
Il giovanissimo Marco Loi (1997), artista e designer di Samugheo, con il progetto “Il rumore di una terra invisibile”, selezionato nel 2020 per il premio “Blurring the lines” (organizzato da FOTODOK, Urbanautica Institute, European Cultural Centre, Faservice, Fujifilm, Paris College of Art) ha indagato lo spazio negato. Di quale spazio si tratta è presto detto: le più grandi basi militari d’Europa sono situate in Sardegna e dagli anni Cinquanta fino ad oggi in questi territori si svolgono esercitazioni, test e simulazioni da parte di forze armate italiane ed estere che di fatto hanno occupato e sottratto il territorio ai sardi. La privazione non è gridata, sono i dettagli a suggerire censura, limiti invalicabili, filo spinato. Le visioni a infrarossi abbinate a documenti di archivio traducono in modo visuale la complessità di un territorio dolente, sfuggente e nascosto, la cui essenza non può essere del tutto colta.

Ambra Iride Sechi (1992), fotografa e artista visiva di Las Plassas, con il progetto incentrato sul “Buono Lavoro” ha ottenuto il primo posto nella sezione fotografia al “XII Premio Nocivelli” nel 2020. Il voucher, introdotto in Italia dalla legge Biagi-Maroni nel 2003 con l’intento di tutelare le categorie più a rischio e sconfiggere il lavoro sommerso, è l’ambiguo terreno di indagine proposto dalla Sechi. Ambiguo perché, in realtà, quello che è considerato un emblema della flessibilità, è stato utilizzato molto spesso impropriamente per dissimulare il lavoro nero, fornendo una regolarità solo di facciata. La scelta di un tema così dibattuto è dovuta alla personale esperienza dell’artista ma è anche dettata dalla necessità e dall’urgenza di proiettare una luce e squarciare la zona d’ombra su una delle più grandi incognite per ogni generazione. La Sechi lo fa in modo delicato ma determinato manifestando ragionevole dubbio su una legge bifronte applicata male e che relega in un limbo i lavoratori precari che dovrebbe tutelare.

Temi di riflessione forti e, nonostante la personale e peculiare interpretazione, assolutamente universali.
La giuria di professionisti (composta dalla curatrice Federica Chiocchetti, dal gallerista Niccolò Fano, dall’editor Elisa Medde, dai curatori Giangavino Pazzola e Francesco Zanot, dall’artista Alba Zari) che ha selezionato Marco Loi e Ambra iride Sechi ha riconosciuto nei loro progetti una visione in grado di delineare i tratti caratterizzanti della generazione futura che oggi si occupa del linguaggio fotografico in tutte le sue declinazioni contemporanee.
Gli altri artisti in mostra sono Eleonora Agostini, Selen Botto, Matteo Buonomo, Giacomo Colombo, Alessandra Draghi, Tiziano Ercoli, Sofia Masini, Rawan Mazeh, Giulia Parlato, Niccolò Quaresima, Silvia Rosi, Federica Sasso, Rocco Venezia.










