Quando Umberto Boccioni nel 1911 ha realizzato Stati d’animo, una delle opere più significative del Futurismo, lo ha fatto pensandola come un ciclo. Ci sono Gli addii, Quelli che vanno e Quelli che restano.
Di “quelli che vanno” e di “quelli che restano” racconta ormai da un paio di anni il podcast Itaca pensato, creato e condotto da Federico Esu: giovane sulcitano trapiantato a Bruxelles, dove attualmente vive e lavora per la Commissione Europea. Itaca però “è un podcast che va oltre la mera raccolta di storie e testimonianze”, come si legge nel sito internet dedicato. Ascoltabile su https://nodi-itaca.com/index.php/itaca/ e su tutte le principali piattaforme, dove esce un episodio ogni due settimane circa, il programma ha registrato un totale di 60 episodi in 26 mesi.
Il progetto, nato ufficialmente il 9 maggio 2021 – complice una pandemia che ci ha isolato e reso più vulnerabili – trae il nome dall’isola di Itaca, meta finale del viaggio compiuto da Ulisse e metafora del viaggio stesso. La voce di Federico traghetta l’ascoltatore nelle realtà più disparate: ci sono le testimonianze di Matteo da Cagliari, di Francesca da Milis, di Enrico da New York o di Riccardo, rientrato da poco dalla Thailandia. Si raccontano attraverso i loro sogni, i loro progetti, i dubbi e le paure che li hanno spinti a partire o – in alcuni casi – a decidere di tornare, piantando nuove radici. Sono dialoghi profondi che superano e ridisegnano confini, tanto geografici quanto mentali, offrendo – a chi ascolta – un catalogo di possibilità.

Le domande che Federico rivolge ai suoi ospiti sono quelle che lui stesso si pone e si è posto, da expat e da sardo. “Ho voluto puntare sul formato ‘podcast’ perché sono un grande fan della voce. Itaca è nata con l’idea di dare vita a qualcosa che io stesso avrei voluto quando ero ragazzino, ma che non ho avuto: delle figure di riferimento da cui prendere spunto, capaci di mostrare esempi di vite alternative e praticabili”, spiega Federico.
Da qui è nata l’idea di portare Itaca nelle scuole e nelle università, perché “quando cresci in un ambiente circoscritto come è quello di un’isola è difficile immaginare percorsi differenti da quelli già tracciati; inoltre non tutti hanno accesso alle stesse possibilità, perciò l’esposizione a modelli diversi da quelli tradizionali è molto limitata. Se invece si cresce in un sistema più aperto alle contaminazioni, da subito ci si scontra con realtà molto diverse da quella di provenienza e per certi versi questo rende più facile compiere scelte poco ortodosse, perché ci si sente meno soli e più rappresentati”, precisa l’autore.
L’obiettivo è sviluppare riflessioni che possano essere d’ispirazione per chi ascolta e allo stesso tempo creare una rete di persone che si interrogano rispetto a ciò che manca, a ciò che funziona, ma soprattutto a ciò che non funziona in Sardegna, che abbiano voglia di voltare pagina mettendo al servizio le competenze e le esperienze accumulate, tanto sul territorio quanto all’estero. Tali ragionamenti si inscrivono bene nel pensiero del poeta greco Costantino Kavafis, che tanto ha ispirato Federico nella nascita di Itaca, quando nella poesia omonima, scriveva: “Sempre devi avere in mente Itaca, lei ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada”.
Per Federico che ha trascorso le vacanze estive creando occasioni di incontro con la sua ‘rete’, convinto della potenza degli scambi, “la Sardegna è il luogo magico da cui si è partiti e in cui, un giorno, fare ritorno. Molti expat – aggiunge – me compreso, temono di poterlo fare solo una volta raggiunta la pensione. Per evitare questo è quindi necessario fare ponte con chi è rimasto o chi è partito ed è già tornato. Se questi vasi continuano a comunicare ‘una chiacchierata alla volta’ allora sarà possibile ricucire il tessuto sociale e realizzare progetti concreti, costruendoli a partire da quello che è il nostro patrimonio più grande: il capitale umano”.










