Una sfida musicale e multimediale che parte dal desiderio di trasporre in note le sensazioni scaturite dalla lettura di un racconto, sofferto e in parte autobiografico, dello scrittore Salvatore Niffoi. Ma anche un progetto nato nel 2018 nel cuore della Barbagia, a Orani, dall’incontro artistico tra due compaesani: lo scrittore premio Campiello 2006 e il batterista Alberto Ferreri, classe 1978, un curriculum corposo maturato in Italia e all’estero. Una gestazione di oltre quattro anni, tra studio della metrica, rielaborazione melodica e alla ricerca, lunga e meticolosa, dei partners in crime divenuti infine i Duncas, “dunque” in sardo, che ha portato, lo scorso febbraio, all’uscita del concept album “Io, cane randagio“.
Quarantatré minuti di flusso musicale circolare suddiviso in dieci brani e incentrato sulla narrazione di un’unica vicenda: quella densa di dolore, rabbia e solitudine già contenuta nell’omonimo racconto del 1979 di Niffoi e definita dall’autore “un atto di dolore e gratitudine nei confronti della donna che lo ha messo al mondo. Strappata troppo presto all’esistenza terrena”. A interpretare in musica la narrazione, oltre a Alberto Ferreri, il cantante oranese Giuseppe Mura, il polistrumentista Francesco Lodi, e poi Davide Tempesta alla chitarra e il basso di Gianluigi Mannea.
La genesi dell’album: dare vita a una nuova entità musicale

“Con Salvatore Niffoi, essendo compaesani, ci conosciamo da tempo – spiega Ferreri – ma solo nel 2018 abbiamo iniziato a sviluppare insieme l’idea di un concept album interamente incentrato sulla narrazione e sulle suggestioni di ‘Io, cane randagio”. Un connubio, quello tra narrativa e musica, d’altronde già sperimentato in passato da Niffoi con nomi del calibro di Paolo Fresu e Piero Marras. Ma ogni nuova collaborazione costituisce un’avventura a sé, con sfide inedite, come spiega Alberto Ferreri: “Una delle principali difficoltà è stata quella di musicare una struttura testuale non adatta alle canzoni, senza rime né metrica. Si è trattato, sin dalle origini, di dare vita a una nuova entità musicale”. La scelta è ricaduta sulla struttura, tanto impiegata dal cantautorato degli anni ’70, del concept album, in cui ogni brano fosse legato all’altro senza pause musicali né di contenuti, e che terminasse tornando all’inizio, in uno schema circolare caro alla simbologia ancestrale sarda della ciclicità e dell’inclusione.
Un album affiancato da un progetto di videografica

Un flusso narrativo in musica che ha ispirato ai Duncas una restituzione anche per immagini: da qui la richiesta ai fratelli oranesi Alessio e Giovanni Sale di produrre un video con una grafica originale, dando campo libero alla loro creatività in base alle sensazioni provate nell’ascolto dell’album. Il prodotto finale è un vero e proprio lungometraggio animato, che viene trasmesso integralmente dai Duncas durante le loro esibizioni dal vivo di Io, cane randagio. “Inutile dire – racconta ancora Ferreri – che a condizionarci fortemente è stata la visione, da ragazzi, di quel caposaldo delle colonne visive che è The wall di Alan Parker, ispirato all’omonimo album dei Pink Floyd”.
Il futuro tra concerti e collaborazioni
Uscito da poco più di un mese, ‘Io, cane randagio’ aveva in realtà già ricevuto il suo battesimo dal vivo a dicembre 2022, quando i Duncas si sono esibiti nella comunità S’Aspru gestita da Mondo X di Padre Salvatore Morittu, a Siligo. “Un’esperienza che siamo grati di aver vissuto: gli spettatori hanno ascoltato in totale silenzio l’intera esecuzione dell’album per poi prorompere, solo al termine, in un applauso fortissimo. In quel luogo le emozioni sono talmente amplificate che esibirsi ti porta a commuoverti”.
Ma, come per sua natura, un cane randagio non può fermarsi alla prima porta: il viaggio musicale per far conoscere il progetto è ancora lungo. Al momento i Duncas stanno organizzando un tour nei teatri, ed è in corso un confronto con Piero Marras per costruire un progetto comune sull’opera di Niffoi. Ma perché chiamarsi proprio Duncas? “A Orani – conclude Ferreri – lo utilizziamo in diverse situazioni; più che altro è una sorta di esortazione a iniziare qualcosa di nuovo. Una svolta, ecco”.










