Siamo in Gallura, anche se dalla parlata degli abitanti del posto non si direbbe: a Luras, infatti, il codice utilizzato è quello sardo. E proprio nell’agro di quest’isola linguistica logudorese, per la precisione nella suggestiva località di Santu Baltolu, si trovano le radici e le chiome che hanno fatto la storia di questa terra.
Tre o quattro mila anni fa, ad esempio, non si parlava né sardo né gallurese, eppure lui c’era. Stiamo parlando dell’Olivastro dichiarato Monumento Nazionale con decreto ministeriale già nel lontano 1991 e che, nel 2023 appena trascorso, è diventato Albero dell’anno nella competizione italiana surclassando tre concorrenti altrettanto maestosi: l’Abete bianco dei Briganti della riserva naturale Abetina di Rosello, in provincia di Chieti (è l’albero più alto dell’Italia meridionale con ben 50,25 metri di altezza); la Sequoia gemella di Villa Sammezzano a Reggello, nel fiorentino (alta quasi 54 metri); il Larice millenario sudtirolese di Val d’Ultimo, nei pressi di Bolzano (35 metri e oltre). Il nostro Olivastro, conosciuto anche come il Patriarca della natura, ha conquistato la vetta del podio con queste caratteristiche: 14 metri di altezza, oltre 11 metri di circonferenza e, appunto, 3-4mila anni di età classificandosi probabilmente come il più vecchio d’Italia.
Ecco cosa si legge in merito a questa splendida ricchezza: “Altezzoso e maestoso, l’olivastro si erge verso il cielo con i rami amplessi e imponenti creando una visione spettacolare”. E ancora: “Ogni dettaglio dell’olivastro millenario è unico e suggestivo: dalle radici che affondano profondamente nel terreno, testimoni del suo forte attaccamento alla terra, ai rami che si sviluppano in varie direzioni, creando un effetto scultoreo incredibile. Pare che in passato, gli abitanti del luogo credessero che gli spiriti maligni trovassero rifugio sotto queste fronde”. Ora deve vedersela con altri 14 concorrenti ben radicati in Slovacchia, Portogallo, Lettonia, Lituania, Repubblica Ceca, Belgio, Croazia, Polonia, Olanda, Ucraina, Spagna, Estonia, Francia e Regno Unito per conquistare il titolo di European Tree of the Year.
Noi possiamo aiutarlo a tenere alta la bandiera della vittoria votando fino al 22 febbraio (“urne” aperte dal primo giorno del mese) sul sito della Giant Trees Foundation. La contesa (qui le regole bandite) prevede una doppia preferenza – su questa pagina – che dovrà essere confermata tramite l’indirizzo mail fornito al momento del voto. La prima edizione dell’European Tree of the Year risale al 2011 con cinque alberi in gara (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Bulgaria e Romania) e con un Tiglio romeno vittorioso. Su undici di tredici edizioni abbiamo visto un dominio est-europeo (quattro volte l’Ungheria, tre la Polonia, una la Romania, la Bulgaria, l’Estonia e la Repubblica Ceca). Nel 2018 e nel 2021 toccò rispettivamente a Portogallo e Spagna con le loro Querce. Sarà ora la volta del nostro Olivastro sardo? Le carte sono in regola. A noi il resto.










