Lo dico subito senza nemmeno tenervi tutti e tutte sulle spine, questa non sarà una classifica, lungi da me farle, lungi da me amarle, lungi da me assegnare numeri e numerini a cose, canzoni, libri, film e così via.
Non lo faccio nemmeno per spirito di distacco snob, di mancanza di verve o indole sfidante del gusto di lettrici e lettori, non lo faccio perché lo considero totalmente sbagliato, insomma, non lo faccio per pura coerenza, ma, perché no, se vi va, potreste poi farlo voi.
Bene, un altro anno ancora ha ben deciso di volgere al termine con una costante naturalezza e viene quindi un po’ spontaneo però pensare a cosa ci portiamo dietro da in termini di uscite musicali, album, singoli, ma anche promesse per le prossime settimane che cadranno però, inevitabilmente, nel 2023.
Non mi limiterò soltanto a ripetere alcuni degli episodi della settimanale rubrica qui presente, proverò, senza eccedere in caratteri miei ed in pazienza vostra con un riepilogo di quello che mi ha maggiormente inondato di emozioni, o comunque positivamente colpito, quindi bene, preparatevi e si parte:
Allora, questo, dopo i due precedenti sotto tono, per i motivi che non sto a ricordare ma che conosciamo bene, è stato un anno di buoni ritorni, grandi ritorni ed inattesi ritorni, che poi io abbia evitato di recensirne alcuni i motivi possono risiedere nella mia incapacità di scriverne o perché non molto a conoscenza o per timore reverenziale o anche per difficoltà emotiva, a volte invece riscontravo proprio il rifiuto o a volte c’era un problema di saturazione, ovvero troppi album che uscivano nella stessa settimana ed ahimè poi oltrepassati da quelli della settimana successiva.
Procediamo allora senza un ordine preciso, concentrandoci soprattutto su tali grandi ritorni, nel 2022 non possiamo perderci il nuovo album di Francesco Guccini con “Canzoni Da Intorto”, primo album di inediti dopo venti anni, il ritorno dei Marlene Kuntz con “Karma Clima”, orfani del batterista Luca Bergia ed il primo album solista di Manuel Agnelli, mentre, in attesa del prossimo nuovo album dei Baustelle, tocca a Francesco Bianconi deliziarci con delle magnifiche cover, anche di se stesso, il tutto mentre finalmente si rivede anche Alessandro Fiori che si era perso nel bosco mentre Cremonini e Ferro rimangono sempre uguali a se stessi, e Liberato che però non scalda più come nel 2017.
Sempre in Italia, la scena rap decide di salire qualitativamente a livelli mai visti con i ritorni di Fabri Fibra, Kaos One, Egreen, Noyz e Luchè – mentre Guè annuncia invece una prossima uscita per le prossime settimane – Kendrick Lamar in USA pubblica uno dei miglior album dell’anno, ovvero “Mr. Morale & The Big Steppers” sorpassando totalmente in hype, qualità, solidità e direzione per il futuro qualsiasi lamento di Kanye, Ye, che dir si voglia, gareggiando forse solo con The Weeknd a livello di potenza mediatica, con l’outsider di lusso Taylor Swift a tallonare.
Cambiando coordinate musicali non possiamo non celebrare il grande ritorno degli Editors, ormai diventati un amalgama particolare ma interessante con Blanck Mass, Placebo un po’ sottotono insieme a White Lies, l’interessantissimo come back dei Block Party e l’inafferrabile Burial, per non parlare dei gioielli di Suede, Paolo Nutini, Tears For Fears e Simple Minds.
Quest’anno abbiamo anche visto i Radiohead che si riformano in The Smile, i Gorillaz anche se solo per un singolo e finalmente Interpol ed Arcade Fire.
Discorso a parte per i Cure e la lenta ma speriamo inesorabile pubblicazione del nuovo album, del quale si è potuto ascoltare un piccolo assaggio durante le date del loro meraviglioso tour.
Piccolo buco nero per quanto riguarda Eddie Vedder, di nuovo solista ma direi quasi rimasto solo, le sempre splendide Regina Spektor e Björk e, come sempre i difficilissimi, ancora di più questa volta, The Mars Volta, mentre sorprendono per freschezza i Red Hot Chili Peppers e i Soft Moon continuano indisturbati ed indisturbabili per la loro strada, così come i riformati A Place To Bury Strangers.
Questo è stato l’anno anche del ritorno vero e proprio, non solo a livello anagrafico, dei Korn, mentre, finalmente, dopo quasi dieci anni, sono stati i Porcupine Tree a regalarci un’ ottimo lavoro, insieme ai potentissimi Soulfly di Max Cavalera, mentre invece i Tool hanno deciso di rieditare “Opiate”, chissà se per stuzzicarci o solo provocarci.
I nuovi che avanzano, e come se avanzano, Nation of Language, Buzz Kull, Thus Love, Rosalia e Wet Leg, e, come sempre, l’elegante e sopraffina elettronica di Trentemøller.
Ma alla fine, anche evitando classifiche, proviamo a sbilanciarci un po’, verso quali potrebbero essere stati veramente gli album dell’anno, bene, sul podio italiano non possono che andare i Verdena di “Volevo Magia” e, a livello internazionale, “The Car” degli Arctic Monkeys, per il loro mix di innovazione, ricerca di un sapiente uso dell’attesa, qualità totale della pubblicazione.
E per il 2023? Beh, abbiamo già visto come i Metallica stiano già scaldando i motori, dopo aver rilasciato il primo singolo alcune settimane fa ed il buon Morrissey, con un album previsto, forse, nel primo periodo del 2023, dei Cure abbiamo già assaggiato qualcosa, dei Depeche Mode sappiamo già quasi tutto, e poi?
E poi lo leggeremo qui.









