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I dieci anni del Teatro Intrepidi Monelli, simbolo di Sant’Avendrace: “Siamo l’impossibile che diventa possibile, il dubbio che si fa certezza”

Di Mattia Lasio
28/06/2025
in Cultura, Interviste
Tempo di lettura: 4 minuti
I dieci anni del Teatro Intrepidi Monelli, simbolo di Sant’Avendrace: “Siamo l’impossibile che diventa possibile, il dubbio che si fa certezza”

“Gli Intrepidi Monelli sono l’impossibile che diventa possibile, il dubbio che si fa certezza. Dall’apertura del teatro sono passati dieci anni, intensi e un pizzico frenetici. Siamo ancora qui e questo è il bello”. È una domenica pomeriggio calda e sonnecchiante di fine giugno, Sergio Piano parla e riavvolge il filo dei ricordi seduto su uno dei divanetti nella sala d’attesa del suo teatro in viale Sant’Avendrace in quel di Cagliari che nel 2025 celebra i dieci anni dalla sua creazione. Cifra tonda, una cifra importante dietro cui si celano speranze, sogni, desiderio di creare qualcosa di diverso capace di scardinare i luoghi comuni. E se di ricordi si parla, quelli del fondatore e del direttore artistico degli Intrepidi Monelli sono molteplici a partire dal primissimo spettacolo andato in scena il 30 dicembre 2015 incentrato sulla figura della drammaturga britannica Sarah Kane, morta suicida nel 1999 a soli 28 anni, e sul suo spettacolo ‘’Psicosi delle 4.48’’ interpretato da Alessandro Vacanti e Sara Scioni allievi di Sergio che con cui hanno dato vita al progetto degli Intrepidi.

“La tensione prima di uno spettacolo si avverte sempre – ricorda Sergio – in quel caso però particolarmente, perché non si trattava di una prima volta come tutte le altre: aprire un teatro in periferia è una sfida, poi per me che in Sant’Avendrace sono nato e cresciuto aveva un significato particolarmente profondo. Gli inizi non sono mai semplici, la paura era tanta chiaramente però già da quello spettacolo iniziale capimmo che la strada tracciata era quella giusta”. Cento persone in sala, un pubblico entusiasta per un inizio all’insegna di una drammaturga di grande spessore. “Abbiamo scelto Sarah Kane – spiega – perché è una figura a cui personalmente sono sempre stato legatissimo per la sua capacità di parlare davvero con schiettezza ai giovani e di affrontare aspetti molto crudi della vita senza timore. Sarah Kane sapeva porre l’accento su tematiche come le insicurezze, le incertezze e il senso di spaesamento dei giovani come pochi altri sono riusciti nella storia del teatro”.

In questi dieci anni nulla è stato lasciato al caso e gli aneddoti sugli inizi sono parecchi. “Inizialmente – racconta – pensavo di creare la sede degli Intrepidi nel vico III di viale Sant’Avendrace, il luogo non era grandissimo ma sembrava comunque adatto. Poi, una sera di dicembre del 2012 mentre passeggiavo poco prima di Natale, notai che alcuni manovali stavano smantellando i resti di quella che era una profumeria. Chiesi di poter entrare un secondo e subito ebbi un’illuminazione: ho compreso immediatamente che lo spazio al civico 100 di viale Sant’Avendrace era quello adatto, lo immaginai subito come è adesso: ampio, spazioso, senza pilastri che creano problemi di mobilità. Ho seguito il cuore e a distanza di dieci anni rifarei, nonostante le difficoltà e i sacrifici, tutto da capo”. Quando racconta questi dieci anni Sergio, 68 anni, fa quelle pause prima di proseguire che arricchiscono di significati profondi ciò che è stato fatto, senza cedere mai all’ego e all’amor proprio. I momenti di spicco non sono mancati e alcuni in particolare restano ben impressi. “Nel giugno del 2016 venne a presentare il suo disco Vinicio Capossela, una persona molto alla mano oltre che un artista immenso, che legò subito con noi. Nel maggio 2017, invece, venne qui per caso Simone Cristicchi durante una data della rassegna ‘’Arennera’’, le persone quasi non ci credevano, pensavano fosse uno scherzo e invece era tutto vero: ricordo che cantò ‘’Ti regalerò una rosa’’, fu una bella emozione”.

La rassegna ‘’Arennera’’ è uno dei marchi di fabbrica degli Intrepidi Monelli. “Arennera – sottolinea – racchiude tante forme d’arte dal teatro al canto, passando per la danza. Mi ha ispirato nel creare questo format la vivacità del quartiere di Sant’Avendrace con i suoi colori e le sue tante sfumature”. Tante le persone di rilievo che hanno fatto tappa agli Intrepidi Monelli come ad esempio, per quel che riguarda la stand up comedy, Giorgio Montanini, Saverio Raimondo, Chiara Becchimanzi, Francesco De Carlo, Filippo Giardina, Luca Ravenna, Michela Giraud, Daniele Fabbri, Sandro Cappai, Valo Pusceddu, in ambito teatrale sono saliti sul palco esponenti di rilievo come Claudio Morganti, Elena Bucci, Gianluca Stetur, Francesco Pennacchia, l’attrice e drammaturga Rita Frongia, dal 2006 facente parte del Libero Gruppo di Studio d’Arti Sceniche coordinato proprio da Claudio Morganti, e tanti altri senza dimenticare per quel che concerne l’ambito musicale il bassista dei Litfiba Gianni Maroccolo. 

Gli aneddoti, però, non terminano di certo qui: “Nel dicembre del 2018 – aggiunge – venne da noi il regista francese Patrice Leconte, taciturno ed elegante, tramite l’associazione culturale L’Alambicco che gli consegnò il premio alla carriera, in quell’occasione suonò il piano Romeo Scaccia.  Inoltre, siamo stati più volte anche set per progetti come ‘’In su corru ‘e sa furca’’ di Luca e Davide Melis di Karel Production oppure in occasione de ‘’La sposa nel vento’’ di Jo Coda con protagonista Serra Yilmaz, attrice turca tra le muse di Ferzan Ozpetek. Abbiamo ospitato anche la palestra letteraria di Andrea Melis e sono venuti scrittori di rilievo come Matteo Porru, Francesco Abate, Franco Arminio, Ciro Auriemma e tanti altri”. Dieci anni intensi, movimentati, vivaci e molto altro: gli Intrepidi Monelli proseguono nel loro cammino, all’insegna di quel pizzico di sana follia che li ha sempre contraddistinti. “Quando alcuni colleghi seppero che stavo per aprire un teatro in viale Sant’Avendrace – conclude con un sorriso sornione Sergio – mi davano letteralmente del pazzo, credevano davvero che non ci fossi più di testa. Beh, a distanza di dieci anni posso dire di aver vinto la mia scommessa e, soprattutto,  posso dire che anche ciò che sembra apparentemente una follia può tramutarsi in una splendida avventura”.

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