
Reiterati abbandoni e circonvenzione di minori a scopo di cannibalismo, omicidio preterintenzionale con occultamento di cadavere. Direi che ci sono tutti gli elementi per una fiaba della buonanotte.
Hansel e Gretel, una delle fiabe più antiche e diffuse al mondo la cui prima edizione dei fratelli Grimm risale al 1812, è ancora oggi oggetto di varie interpretazioni teatrali e cinematografiche. Nata e ambientata in Germania nel 1600, affronta il tema dell’abbandono in tempi di peste e carestia dal punto di vista di due bambini: Hansel (diminutivo di Johannes, Giovanni) fratello maggiore, e Gretel, (diminutivo di Margarethe, Margherita, o Greta).
Sicuramente sappiamo tutti quello che succede nella fiaba. Quello che forse non sappiamo è che lo scrittore e illustratore Hans Traxler pubblicò, sotto lo pseudonimo di Georg Ossegg, un articolo in cui vengono portati alla luce elementi che, apparentemente, conducono alle fonti utilizzate dai fratelli Grimm per dare alla luce il racconto.
Grazie a lunghe e minuziose ricerche, secondo Georg, la storia prende spunto da una condanna per stregoneria del 1647 ai danni di una giovane pasticcera di nome Katharina Shraderin. La finta accusa, quella di produrre dolci “concepiti dal diavolo” in grado di attirare gli uomini contro la loro volontà, era in realtà un pretesto per un amore non corrisposto assieme ad una morbosa curiosità per una ricetta segreta per il panpepato, custodita gelosamente dall’accusata.
Dopo un lungo processo in cui non mancarono le torture, Katharina venne prosciolta con semplici scuse. Per sfuggire alle continue avance di Hans Mezler (il nome dell’accusatore innamorato) Katharina si rifugia nella propria casa nel bosco. Non passò tanto tempo che, Hans, assieme alla sorella, Greta (nome ormai scontato) irrompono nell’abitazione, strangolano la povera cuoca e ne bruciano il corpo nel forno.

Le similitudini aumentano con il proseguo della lettura dell’articolo. Il professor Ossegg afferma di aver individuato la casa nella foresta di Spessart (conosciuta dagli abitanti del posto come ‘la foresta della strega’). All’interno della casa, oltre a vari strumenti da pasticciere, sono stati rinvenuti quattro forni, una ricetta per il panpepato e uno scheletro di una donna carbonizzato di età approssimativa ai trent’anni.

I dubbi sulla fondatezza delle ricerche di Ossegg sono tanti, quello che è certo è che sulla propria pagina di Wikipedia tedesca compare un’indagine per frode.
Che sia tutto frutto di fantasia o meno, dal 1893 ad oggi la fiaba è stato oggetto negli anni di ben 29 opere musicali per il teatro e per la televisione, 21 opere cinematografiche, 16 di animazione di cui otto cortometraggi e un mediometraggio con la regia di Tim Burton del 1982.
Nel 1990 Giovanni Simonelli dà vita ad una discutibile variante horror con attori bambini. Gli effetti speciali, quando presenti, sono fatti in casa; la recitazione e la regia probabilmente non consentono un tutto esaurito al botteghino.
Non conosco il motivo per cui nel 2013 escono addirittura tre titoli ispirati alla fiaba:
‘Hansel & Gretel, cacciatori di streghe’, un film d’azione fanta-horror, ricchissimo di effetti speciali vede le avventure dei due fratelli che, ormai cresciuti, cacciano le streghe con armi fantasiose e colpi di karate vestiti con costumi degni dei personaggi della Marvel. La regia è di Tommy Wirkola (‘Dead Snow’, 2009);
‘Hansel e Gretel e la strega della foresta nera’ di Duane Journey è ambientato nei nostri giorni e inizia con la presenza di strega cannibale che coltiva una qualità molto efficace di marjuana. Il ragazzo di Gretel (anche qui i protagonisti sono degli adolescenti) tentando un furto ai danni della strega finisce in trappola. Sarà compito dei fratelli liberarlo;
‘Hansel & Gretel’ di Antony C.Ferrante (famoso per i vari ‘Sharknado’) e prodotto dalla macchina sforna-film a basso costo e a bassissima qualità, Asylum, è un minestrone a base d’horror e nonsense che strizza l’occhio e pesta i piedi a titoli come ‘Hostel’ e ‘Turistas’. L’opera è talmente confusa e ingarbugliata che si perde spesso il filo conduttore della storia. Alla fine si ha la convinzione che un uscita al parco sarebbe stata un’idea migliore.

L’anno passato, con le sale cinematografiche quasi sempre chiuse, ho visto spuntare timidamente il nuovo horror ‘Gretel e Hansel’ di Oz Perkins (‘February, l’innocenza del male, 2015) con protagonista la promettente Sofia Lillis (Beverly Marsh in ‘IT’, 2017) nel ruolo di Gretel.
Girato a Dublino nel 2018 presenta periodo, ambientazioni e dinamiche che ricalcano in buona parte la fiaba originale. Oz trasforma un classico in una storia tutta al femminile, dove Gretel è la vera protagonista, motivo per cui anche il titolo ne subisce le conseguenze.
Di quest’horror fantastico colpisce particolarmente la fotografia e i costumi, con una particolare predilezione per i copricapi.
Purtroppo mancano alcuni dettagli che seppure colmabili con poco, sono importanti al fine di un ottenere un maggiore coinvolgimento. Gli attori, troppo curati, troppo truccati, gli oggetti, le superfici del set (all’interno e fuori della casa) sono troppo pulite, quasi immacolate.
Il regista dimostra talento nella costruzione della maggior parte delle scene ma è proprio in alcune, soprattutto alla fine, che si nota la fretta nel concludere. Non aiuta l’utilizzo della musica elettronica; oltre a ricordare vecchi e brutti horror italiani degli anni Novanta, infastidisce e porta a distogliere l’attenzione.
Con un budget di cinque milioni di dollari e un incasso globale di oltre 22 l’opera si attesta come la migliore trasposizione horror della fiaba più terrificante di tutti i tempi.









