Tra i massimi poeti italiani contemporanei, Franco Buffoni presenterà il libro “Vite Negate”, sabato 29 ottobre alle 18, a Casa Saddi, in via Toti 24 a Pirri (Cagliari), per il festival Mondo Eco organizzato da Il Crogiuolo e per il progetto Aut Aut dell’associazione Diversamente Odv.
Il libro, edito da Fve attraversa la storia antica e quella recente per raccontare di come ogni epoca ha tentato di nascondere, opprimere e sconfiggere l’omosessualità. Definire e definirsi è un atto essenziale per strappare quella maschera della virilità, volta a esorcizzare il terrore di essere scoperti, poiché “un ambiente sociale che non ti prevede, già ti offende, figuriamoci se mai potrà difenderti”. Le vite negate sono quelle che non hanno potuto raggiungere la pienezza del proprio vissuto perché ostacolate dai più, già in prossimità della loro rappresentanza.
Omosessuali non si nasce, infatti, né si diventa. Omosessuali si è. In caso contrario, si sottintende che ci sia una “causa”, come per le patologie o per le malattie. In questo libro si raccontano le storie di chi, in un modo o nell’altro, cercò di sopravvivere all’idea di essere sbagliato, in mondo di “giusti”, di “trasparenti” che ti giudicano “opaco”. Purtroppo sono solo gli scrittori e gli artisti in genere ad aver avuto la capacità di lasciar traccia del loro essere, non le “semplici” persone. E fa ancora più male quando uno scrittore, ad esempio, uno di quei fortunati, fu costretto a bruciare tutto ciò che riguardava la sua sfera privata, come fecero Gadda e Palazzeschi, per sfuggire nella memoria dei più, ai vari epiteti, come “pennerasta”, coniato in una lettera da un perfido Montale per definire quel “genere alla Sandro Penna”.

Terzo ipotetico volume di una trilogia a tema, dopo “Due pub, tre poeti e un desiderio” e il dissacrante “Silvia è un anagramma”, editi per Marco y Marcos, “Vite negate” ha la caratteristica di non voler chiudere il cerchio, di continuare a farsi sfogliare anche dopo conclusa la lettura, per frugare ancora fra i mille spunti di riflessione e i riferimenti ad altre storie curiose.
L’ipocrita felice di Max Beerbohm, ad esempio, in cui un uomo si reca da un fabbricante di maschere di cera per farsi applicare sul viso una maschera da buono per conquistare la fanciulla amata. Strappatagli poi da un’ex amante gelosa, si accorge che il suo viso è diventato quello da buono della maschera di cera. Dal caso Leopardi, in cui la figura del nostro si manifesta attraverso delle lettere indirizzate al “suo” amore – non corrisposto – per il giovane Antonio Ranieri, immagine osteggiata dal mondo accademico italiano che mal digerisce la “novità”, ai musicisti Chopin, Schubert, e Ciaikovski fino al nostro Umberto Bindi, compositore per tanti, cantautore per pochi. E ancora, un Fernando Pessoa che utilizzò un suo eteronimo per lasciare la presunta fidanzata, quell’ Emanuel Carnevali, “primo Dio” ricercato da Emidio Clementi dei Massimo Volume, che fu costretto a scappare in America, poi Cesare Pavese, Marino Moretti, T.S. Eliot e innumerevoli altri. Buffoni ricorda anche i personaggi della Storia, da Eliogabalo, grazie alla lettura di Alberto Arbasino, a Enrico III di Francia.
Vite negate e oltraggiate anche nel mondo dello sport. Il caso Emile Griffith su tutti, in cui un pugile nero e omosessuale uccise il suo avversario sul ring dopo esser stato ingiuriato pesantemente dallo stesso prima dell’incontro. Griffith venne poi gambizzato fuori da un gay pub: “Se uccido un uomo tante persone capiscono e mi perdonano. Se invece amo un uomo, per molti questo resta un crimine imperdonabile”.
Con il contributo fotografico di Dino Ignani










