La Fondazione Sardegna Film Commission approda ancora una volta a Venezia in occasione dell’80esima edizione della Mostra internazionale d’Arte Cinematografica, il più antico festival cinematografico del mondo organizzato dalla Biennale di Venezia che quest’anno animerà il Lido fino al 9 settembre sotto la direzione artistica di Alberto Barbera.
Sono cinque i film made in Sardegna presentati alla kermesse cinematografica: storie e punti di vista diversi tra loro, frutto della sperimentazione di registi e produttori sardi ma anche di quelli che fanno della Sardegna la loro musa ispiratrice pur non essendo di casa. Nonostante le diversità non sfugge la crescente attenzione al tema della sostenibilità, in linea con l’esperienza della Fondazione nel campo della scrittura, della produzione e della distribuzione green che va avanti dal 2014 attraverso l’adozione di protocolli green sui set.
Sezione Biennale College Cinema
Il 1 settembre, in apertura, la proiezione del film ‘L’Anno dell’Uovo’ di Claudio Casale della Diero produzioni, società di Olbia che promuove il cinema giovane e dal formato breve con l’Olbia Film Network insieme alla Sardegna Film Commission. Presentata alla Biennale College Cinema, il laboratorio di alta formazione del Festival di Venezia lanciato nel 2012 per la produzione di film a basso costo, la pellicola ha come protagonisti Gemma (interpretata da Yile Yara Vianello) e Adriano (interpretato da Andrea Palma), una giovane coppia alle prese con l’infertilità, tema affrontato da una prospettiva spirituale.
I titoli delle giornate degli Autori e le Notti Veneziane
Dal 3 settembre, si prosegue con ‘L’avamposto’ del regista siciliano Edoardo Morabito, prodotto da Dugongo Films con Rai Cinema e girato in parte in Sardegna: un film sulla distruzione del mondo naturale per mano dell’uomo in cui il protagonista, l’attore Christopher Clark, si cimenta nella creazione di un Avamposto del progresso per salvare ciò che resta dell’Amazzonia. L’Avamposto non è altro che un modello di società utopica fondato sull’equilibrio perfetto tra natura e tecnologia e non tarderà a sgretolarsi, evidenziando le discrepanze tra l’Occidente e i popoli della foresta. Il film fa parte della rassegna autonoma ‘Le giornate degli Autori’ , nate nel 2004 e promosse dalle associazioni dei registi e degli autori cinematografici italiani ANAC e 100autori. Queste includono anche la sezione off ‘Notti Veneziane’, la finestra annuale dedicata al cinema italiano d’autore realizzata in accordo con Isola Edipo, in cui è prevista la presentazione di 8 titoli: tra questi altri due dalla nostra isola, ‘Across’ e ‘Anna’. Il primo è un film di Irene Dorigotti, originaria del Trentino, prodotto da Start e Rai Cinema insieme ai sardi di Terra De Punt: la storia della ricerca spirituale di una ragazza, interpretata dalla stessa regista, cresciuta nelle Alpi italiane con una famiglia legata al viaggio e alla cultura scout. Una performance in cui realtà e finzione che si sviluppa anche in una location sarda, quella di Porto Pino. Il secondo è un lungometraggio del regista siciliano Marco Amenta, in chiusura del festival e delle Giornate degli Autori: girato tra Cabras, Muravera e Arborea, in linea con i canoni della certificazione green promossa insieme ad Ecomuvi, il film ha come protagonista l’attrice Rose Aste, nei panni di Anna, una donna che gestisce una fattoria minacciata da continue speculazioni che incombono sulla sua proprietà, riflesso di un capitalismo spregiudicato dietro cui si celano le insidie di una società violenta e maschilista.
Un corto per la Settimana internazionale della critica
Oltre ai 4 film già elencati, è presente anche un cortometraggio fuori concorso che verrà proiettato in prima assoluta l’8 settembre alla Settimana internazionale della critica: si tratta di ‘Tilipirche’ di Francesco Piras, prodotto da Bee to Bee. Il corto, conforme al Sardinia Green Protocol, è stato girato nel paese di Noragugume in provincia di Nuoro durante l’invasione di locuste che ha attanagliato il centro Sardegna lo scorso anno. In questo scenario catastrofico viene raccontata la storia di un allevatore (Giuseppe Ungari) e del rapporto col figlio (Antonio Chessa) al quale affiderà la gestione del suo ovile.











