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Fa Overgoal su Bookabook ‘L’Altalena’ di Andrea Serra, da 16 anni maestro al Microcitemico di Cagliari

Di Maria Carrozza
05/03/2021
in Cultura, Libri
Tempo di lettura: 4 minuti
Fa Overgoal su Bookabook ‘L’Altalena’ di Andrea Serra, da 16 anni maestro al Microcitemico di Cagliari

‘Non avevo intenzione di scrivere un libro, ho scritto dei racconti. È stato necessario per capire meglio quello che ho vissuto come maestro nell’ospedale pediatrico Microcitemico di Cagliari’. È un passo della sinossi de ‘L’Altalena’, libro di Andrea Serra, insegnante, autore e attore per il teatro, 57 anni, che nel giro di poco più di una settimana ha raggiunto l’obiettivo delle 350 copie preordinate sulla pagina dedicata al volume su Bookabook, prima casa editrice italiana che pubblica libri attraverso il crowdfunding. Bookabook è nata nel 2014 da un’idea semplice: trasformare il lettore da consumatore a parte attiva della vita del libro.

Sentito poco prima dell’overgoal, le 350 copie, Andrea Serra parla dell’esperienza di crowdfunding in itinere, della filosofia dell’altalena, dei suoi sedici anni di lavoro come maestro dei bambini ricoverati all’ospedale Pediatrico Microcitemico di Cagliari.

Dalla sinossi del libro: ‘Elena desidera incontrare la sua cagnetta ma in ospedale i cani non possono entrare. Bisogna trovare un modo, lo si trova ma non le basta. Vuole che anche gli altri bambini possano vivere la sua esperienza. Ilaria deve fare l’esame di terza media. Non può parlare ma ha tante cose da dire. La sua tesina sui Vulcani esprime in modo splendido ed esemplare quanto sia impossibile, anche per la malattia, frenare un’energia incontenibile. Francesca urla. Sembra che urli dal dolore ma non è così. È l’urlo di guerra di una squaw Dakota‘.

Come ti senti nel mezzo di questa campagna di crowdfunding?

Stupito. Quando mi sono accorto, dopo quattro ore che si era arrivati già a 100 copie preordinate ero stupito. Speravo di raggiungere l’obiettivo della pubblicazione, le 200 copie. Alle 250 o alle 250 non ci pensavo. Desideravo capire l’interesse intorno a queste storie. Quando le ho presentate in teatro l’interesse c’era, ho voluto raccontarle anche in questo modo. Il materiale raccolto nel libro è molto di più di quello rappresentato in 50 minuti di spettacolo. In una settimana sono state raggiunte quasi le 350 copie con una logica del passaparola. Questo fatto è per me anche emozionante, perché qualcuno ha pensato non solo “voglio questo libro”, ma anche “voglio che altri lo comprino”.  

Andrea Serra

L’Altalena parla della vita, ma soprattutto del tempo. Molto spesso capita di smarrire il senso del tempo. Cosa c’è dentro l’idea dell’altalena?

“L’altalena è il pendolo. Il pendolo scandisce il tempo negli orologi. Mi è piaciuto scrivere dell’altalena tra la terra e il cielo, non come nel dondolo, sul quale vai su e giù. Nell’altalena, invece, hai due punti di vista. In questi anni ho cercato di trovare un qualcosa che giustificasse ciò che provavo, l’attaccamento al mio lavoro, il perché voglio continuare a farlo. Ecco, questa è la forma per spiegare a me stesso la cosa: il poter vivere un tempo dove c’è tutto, terra e cielo, parti comuni che stanno insieme. Per quanto cerchiamo di dividerle, vita e morte sono insieme, non c’è l’una senza l’altra. Se non dai un senso all’una non puoi dare senso all’altra. L’una dà luce all’altra. Ed è vero che spesso noi non abbiamo consapevolezza di cosa sia il tempo, l’unica cosa che possediamo e che però ci sfugge. L’ospedale è una grande lente d’ingrandimento sulla vita delle persone: da un lato vedi che quello che era ed è ancora, in più c’è un tempo pieno: se tu stai con le persone in ascolto hai molto da capire su come funzioniamo tutti; il tempo delle mie lezioni è concentrato, è un tempo di ascolto. Possono durare anche 20 minuti, che però valgono 4 ore. Imparare ad ascoltare, non avere necessità di riempire il tempo. Questo sperimento nel lavoro da maestro in ospedale. Il tempo dell’ospedale è il tempo del qui ed ora, che non esclude il fatto che devi progettare, ma sei consapevole che ciò che hai progettato un’ora dopo può non servirti più.

Sedici anni di lavoro al Microcitemico. Dal tuo racconto sembra che siano stati fatti enormi passi in avanti per aprire l’ospedale alle esigenze dei bambini e dei ragazzi. C’e’ qualcosa ancora da fare? Un qualche progetto nel cassetto? Un sogno?

C’è tanto da fare. Però, c’è da dire che, al mio arrivo, ormai sedici anni fa, ho ricevuto un ottima accoglienza in oncoematologia. Negli altri reparti è stato un po’ difficile entrare. Ora nell’ospedale intero la scuola è un dato di fatto. Fino a quando ha esordito la Pandemia, la pet terapy e laboratori di ceramica regalati dalla fondazione Thun erano un appuntamento settimanale.  A me interessava molto, con l’appoggio della direzione sanitaria dell’epoca, che fosse l’ospedale ad offrire qualcosa a chi vive al di fuori di esso.  E così è nata prima una collaborazione con il festival Tuttestorie, col quale collaboro, e poi con il Cada die Teatro, col quale ho iniziato a collaborare dopo l’esperienza in ospedale: alcune iniziative di Tuttestorie e della rassegna Capitani Coraggiosi, del Cada die Teatro, erano aperte alle classi di alcuni bambini ricoverati. Lo scuolabus portava i compagni di scuola dei bambini che stavano ospedale. Nell’aula Thun venivano messi in scena gli spettacoli. Era un modo di incontrarsi nella casa del bambino ricoverato, ma in un contesto festoso, perché l’ospedale non è solo un luogo di sofferenza, è un luogo di vita dove accadono anche cose come queste. Magari non ci si vedeva da tre, quattro mesi, perché a volte le degenze sono così lunghe. Un sogno si è avverato da quest’anno: abbiamo la scuola media dentro l’ospedale.  Per tredici, quattordici anni l’ospedale ha avuto un unico insegnante di scuola primaria, che si occupava di tutti i reparti e dei ricoverati di tutte le età. Quattro anni fa è arrivato un secondo insegnante. Quest’anno sono arrivati tre insegnanti di scuola media e per l’anno scolastico che verrà i posti sono stati confermati e messi a regime. Ora la scuola è più forte e sta iniziando realmente a supplire la maggior parte delle esigenze.

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Commenti 1

  1. Maria Chiara says:
    5 anni ago

    Che belle parole queste sul tempo, quello della vita in cui a volte incontriamo la malattia e quello che riusciamo a riconquistare, grazie anche a chi si prende cura di noi.

    Rispondi

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