Raccontare un ventennio di lotte contro le servitù militari, le ingiustizie sociali, l’inquinamento e lo sfruttamento del suolo, il sostegno alla lingua e alla cultura sarda attraverso un libro divertente e leggero: Michele Atzori, conosciutissimo a Cagliari e in tutta la Sardegna come fondatore e voce di Dr Drer e CRC Posse, c’è riuscito in pieno con “Giornata avara”, autobiografia appena data alle stampe che in questi giorni è in tour promozionale per la Sardegna.
Atzori, 54 anni, cagliaritano, è un “lavoratore precario e musicista indipendente“, ma molto più che la quarta di copertina il suo ritratto emerge chiarissimo dalla lettura delle prime pagine del libro: le estati dell’infanzia in un luogo sperduto dell’Oristanese, un accampamento spontaneo di libertà e divertimento che oggi non esiste più, l’adolescenza di musica, concerti e serate spensierate con gli amici, e poi il progetto musicale Dr. Drer & CRC posse, uno dei più prolifici, longevi e amati nella storia del rap isolano. In mezzo, una serie di lavori temporanei e precari tra Cagliari e Parigi che lo portano a cambiare casa infinite volte e compiere sterminati giri dell’Europa in treno e autobus per risparmiare sui voli.

Con la band, insieme ai compagni di sempre Giorgia Loi, Mauro Mou, Giovanni Siccardi, Alex P e Riccardo Dessì, Michele Atzori ha scelto di regalare musica e canzoni gratuitamente. Il motivo è chiarito tra le pagine di “Giornata avara”: “Nel rispetto delle regole della nostra società, da ragazzo non mi sarei mai potuto permettere cultura, film, teatri, concerti, viaggi, svago di vario tipo che invece ho avuto grazie a dei crediti che ho acquisito all’epoca. Avrei dovuto aspettare anni, trovare un lavoro e nel caso il salario fosse sufficiente, fare quelle stesse esperienze da grande. Ho preferito la soluzione crediti, cioè prendere ciò che era dovuto a quell’età e renderli nel corso degli anni o dei decenni successivi”.

E dunque dopo anni di concerti e spettacoli gratis conquistati con metodi fantasiosi Atzori ha messo la sua musica a disposizione di tutti e i Crc Posse non hanno mai chiesto un bigliettoper i concerti. Il loro suono, un mix di hip hop, reggae e sonorità tradizionali e popolari sarde, è arrivato ovunque, tanto da conquistare fan da tutto il mondo e i palchi più prestigiosi dedicati alla musica indipendente e alle lingue minoritarie. Non solo: l’uso del sardo non ha mai limitato il messaggio ma anzi ha amplificato la voce del gruppo, sfatando dunque lo stereotipo dell’italiano come veicolo di comunicazione più potente.

E a proposito di stereotipi, sono tanti, sottolinea Atzori, quelli a cui noi sardi ci siamo affezionati, facendo nostre le stesse visioni da cartolina che ci hanno affibbiato nei secoli: i sardi ospitali ma diffidenti, generosi ma attenti a non essere ingannati. E invece servitù militari, raffinerie sul mare, disboscamento, piani di rinascita, progetti energetici hanno devastato per decenni il nostro territorio e siamo sempre stati pronti ad ascoltare e accogliere con favore, mostrando che tutta questa diffidenza, in fondo, è proprio un luogo comune. Nel racconto di Michele Atzori, una autobiografia ben incastonata nell’attualità e nella storia contemporanea, i lavori precari, i viaggi, la ricerca delle case, le gag contro burocrati e militari troppo solerti, la partecipazione al pluripremiato film di Mario Piredda ‘L’agnello’, gli aneddoti personali divertenti e autoironici sono un pretesto per raccontare una storia più grande, quella della Sardegna recente e dei movimenti antimilitaristi, pacifisti e ambientalisti che cercano di opporsi allo sfruttamento della terra e delle comunità.
Ci sono le azioni contro la Saras di Sarroch, la grande mobilitazione popolare che ha scongiurato un progetto di trivellazione ad Arborea, le manifestazioni a La Maddalena e nei territori occupati dalle servitù militari, l’impegno in favore delle minoranze, della storia e della cultura. Un racconto solo in apparenza leggero, quello di Dr Drer, che svela con semplicità le infinite contraddizioni della nostra terra. Con un messaggio finale che è anche un invito: “La storia siamo noi, dice la canzone. E siccome quella futura non è stata scritta, la dobbiamo ancora scrivere. E se io ho fatto l’attore protagonista in un film che vince premi internazionali, tutto è possibile”.










