Poche band possono vantare intransigenza, storia, qualità, serietà, un alone quasi di perfezione conseguenza di una costruzione costante, continua, azzardo stoica.
20 anni di instancabile carriera, precedenti in leggendarie formazioni scandinave pari ormai al rango degli dei norreni, mai una sbandata, un amalgama ormai marchio di fabbrica composto da una sezione ritmica potente come rulli compressori, riff pesanti come macigni ma splendenti e taglienti come i diamanti, una band che ha liberato le bestie degli inferi e hanno ordinato loro di rallentare la loro furia come abili strateghi, che hanno anche questa volta rovesciato lava incandescente sopra le nostre teste mentre l’ attendevamo come la pioggia nel deserto.
Anno domini 2021, dopo averci fatto stramazzare a terra nel 2019 con ‘A Dawn to Fear’, per darci il colpo di grazia, i Cult of Luna tornano a sorpresa con un EP, già solo il comunicato stampa preannuncia cosa dobbiamo aspettarci …
“The Raging river” feels more like a bridge. A midpoint that needs to be crossed so we can finish what we started with “A dawn to fear”. It’s a seamless continuation of the writing process and the creative mindset that has guided us for the last couple of years.
It’s been an interesting as well as an introspective way of working, having our instinct leading the way and then having to figure out where it takes us. But not only has it been a linear journey, some aspects of it is clearly circular. We have been a fan of Mark Lanegan for many years. So in 2005 when we wrote the song “And with her came the birds” we had his voice in mind and the working title was “The Lanegan song”. But we were not many years over 20 and our lack of self-confidence prevented us from even daring to ask. It took fifteen years for us to get the guts to ask him. Hearing his voice on “Inside of a dream” is nothing more than feeling that we’re inside of a dream.
E quindi che ‘The Raging River” sia, un EP di cinque canzoni, dalla durata di 39 minuti in cui i CoL ci deliziano già dall’iniziale ‘Three Bridges’ con un assalto languido ed impietoso in cui la mietitrebbiatrice di Persson ci sommerge con le sue urla di adamantio. ‘What i leave behind’ prosegue come magma bollente, quieto, costante, inattaccabile, in cui veniamo risucchiati come in una voragine ineluttabile.
‘Inside of a Dream’ è invece la sorpresa che non ti saresti mai aspettato, a meno che non avessimo saputo – vedi comunicato – che erano 15 anni che la band pensava di contattare Mark Lanegan e che rappresenta l’elemento di rottura dell’ EP, in cui la virata autorale e malinconica fa da intermezzo alla furia di questo piccolo ed ennesimo gioiello del combo scandinavo che termina di seppellirci e renderci forse immutabili nel tempo con ‘I remember’ e la conclusiva ‘Wave after wave’, quasi una suite finale che mette la parola fine fine alle nostre come una inarrestabile marcia marziale.
Chiamatelo post metal, hard sludge, scream doom ma ricordiamoci che nella vita abbiamo bisogno di certezze
I Cult of Luna sono una di queste
E scusate se è poco
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