L’abito bianco di Bella Hadid, ormai chiamato “spray dress” ha lasciato tutti a bocca aperta. Per la sfilata della primavera estate 2023, durante la settimana della moda di Parigi, Coperni ha concepito una performance artistica che ricorda l’atto creativo del gesto pittorico di Jackson Pollock dove il corpo stesso è chiamato a far parte integrante dell’opera.

Succede questo: tre scienziati spruzzano un liquido che si trasforma lentamente in un abito addosso al corpo nudo di Bella Hadid, un gesto che è diventato una performance artistica virale in pochissime ore. Coperni lascia indietro il manierismo perfezionista di certa moda per esprimere un mondo interiore fatto di movimento e potenza comunicativa. Quando Pollock dipingeva non seguiva un vero e proprio progetto, la sua arte era piuttosto istintiva e da buon espressionista l’apparente confusione che crea la visione di un suo quadro è in verità un’analisi razionale di un pensiero profondo di creazione che si annida nel subconscio.
Un’espressione, appunto, di un pensiero.
Qualcosa di simile è successo nella sfilata di Alexander McQueen per la primavera estate 1999 quando l’abito bianco di Shalom Harlow viene verniciato da braccia robotiche posizionate nella passerella. Si tratta anche in questo caso di un intervento attivo in cui la casualità fa la sua parte durante una performance artistica quale è la presentazione di una collezione di moda. Seppur cambia il risultato finale è il coinvolgimento da parte del pubblico che crea quella sensazione di partecipazione all’opera come fosse l’evento irripetibile della nascita di un abito non ordinabile ne commerciabile e che lo cataloga come opera d’arte contemporanea.
Coperni, un brand emergente non troppo neofita ai meccanismi dello stupore

Una sensibilità lineare, a tratti sportiva che compie un gesto da manuale espressionista senza colore. Fondato nel 2013 da Sébastien Meyer e Arnaud Vaillant, il marchio prende il suo nome dall’astronomo rinascimentale Nicolaus Copernicus la cui ricerca matematica e astronomica sull’eliocentrismo ispira l’estetica dei due designer. Nell’ultima collezione dichiarano apertamente l’amore per la scoperta scientifica e nel loro caso la rapportano alla moda divulgando la scoperta di un liquido che si trasforma in tessuto non tessuto. La tecnica esiste già da un decennio circa, ma l’idea messa in pratica è del tutto innovativa e anticonvenzionale se la si pensa inserita realmente in una filiera di produzione. La viralità che ne ha conseguito è una dimostrazione che per quanto esista un rimando storico possono variare le pratiche di utilizzo e trasposizione quotidiana. Joelle Diderich, giornalista per WWD e specializzata nella ricerca innovativa sui beni di lusso, precisa che “La tecnica spray è stata sviluppata da Fabrican, un’azienda fondata dallo stilista e scienziato spagnolo Manel Torres. Il liquido Fabrican contiene fibre di cotone o sintetiche, sospese in una soluzione polimerica che evapora a contatto con il corpo. Dopo essere stato indossato, può essere rimosso e trasformato nuovamente in una soluzione, pronta per essere riutilizzata”. Il duo creativo si mostra in linea con i tempi sul tema della sostenibilità della moda e affianca la ricerca scientifica a uno spirito cooperativo e sociale che li vede collaborare con diverse organizzazioni no profit.
Nella moda oggi l’innovazione consiste in un insieme di dettagli che comprendono anche il modo di renderli fruibili ad un consumo visivo sensazionale e ad un consumo pratico che soddisfi il cliente finale. La moda è arte certo, ma è anche abito da indossare e Coperni si consacra definitivamente all’opera d’arte commerciabile e godibile.
Potrebbe essere un inizio di una nuova era vestimentaria: il neo espressionismo minimalista. Forse non troppo a breve potremo ritrovarci nudi e coperti di ologrammi al posto di palpabili tessuti, come sempre ci suggerì mcQueen per l’autunno inverno del 2006 mostrandoci un ologramma di Kate Moss fluttuante e protagonista immaginifica della passerella reale.










