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Contro l’overtourism il gioco si fa serio, tre progetti da IED Cagliari per raccontare un’altra Sardegna

Di Francesca Arcadu
09/08/2025
in Comunicazione e società
Tempo di lettura: 5 minuti
Contro l’overtourism il gioco si fa serio, tre progetti da IED Cagliari per raccontare un’altra Sardegna

C’è una Sardegna che si ribella all’immagine da cartolina, che scarta le rotte ovvie e sceglie di raccontarsi altrove: nei vicoli dei borghi interni, nei quartieri vissuti di Cagliari, nelle storie che non cercano like ma risonanze. È la Sardegna che prende voce e forma nei progetti degli studenti e delle studentesse del corso triennale in Media Design di IED Cagliari, che quest’anno hanno affrontato il tema urgente e stratificato dell’overtourism con linguaggi innovativi, tra gaming, storytelling e sperimentazione narrativa. Un’urgenza che diventa proposta, critica che si fa visione, gioco che si trasforma in azione consapevole.

Nell’isola delle “mete da sogno”, dove l’estate si consuma troppo spesso tra calche balneari, turismo mordi e fuggi, consumo esasperato di risorse e gentrificazione urbana, riflettere su modelli alternativi è più che mai necessario. Lo sanno bene i giovani designer coinvolti nei progetti Unseasoned, Domino e Baldo, tre esperimenti di design sociale e culturale che, pur partendo da contesti locali, si aprono a scenari globali.

“Abbiamo scelto di introdurre il tema dell’overtourism all’inizio dell’anno”, spiega Antonella Arca, coordinatrice del corso, “per orientare i progetti verso una riflessione critica, chiedendo agli studenti di interpretare con sguardo sensibile e progettuale una delle sfide più complesse del nostro tempo”. Il risultato? Un viaggio tra giochi da tavolo, personaggi immaginari e itinerari esperienziali, in cui la creatività diventa strumento di cittadinanza attiva.

Unseasoned: cartoline da un turismo senza memoria

Concepito come gioco da tavolo, Unseasoned prende le mosse da un’intuizione del docente Marcello Cualbu: “le foto ricordo dei turisti cancellano la memoria dei residenti”. Una provocazione che diventa meccanica di gioco e metafora concreta del modo in cui l’immaginario turistico può fagocitare la vita reale delle città. I giocatori vestono i panni dei passeggeri di una nave da crociera che, una volta sbarcati a Cagliari, si muovono in uno spazio urbano che ha sacrificato i bisogni della comunità locale sull’altare del profitto.

L’obiettivo? Sopravvivere all’esperienza turistica tra souvenir posticci e ristoranti scadenti, cercando di tornare a bordo prima che la città perda ogni significato. Un paradosso giocoso che denuncia il vuoto di un certo tipo di turismo esperienziale, sempre più simile a un dovere sociale e sempre meno simile a un viaggio autentico. Unseasoned racconta una Cagliari svuotata, dove tutto è performance e nulla è memoria. Una critica netta, ma costruita con gli strumenti del gioco, della satira e del pensiero laterale. Hanno lavorato al progetto Alessio Pusceddu, Lorenza Pisano, Davide Perra, Matteo Montisci, Giacomo Espis, Carisse Hernandez, Nicola Spano, Alice Addari, Anna Tuzi, Giorgia Mura, Pierluigi Cabras, Francesca Palla. 

Domino: la parodia come contro-narrazione

Ironico, dissacrante, profondamente cagliaritano: Domino è un progetto narrativo che si muove tra fiction e realtà, mettendo in scena una serie di personaggi grotteschi ispirati alla cultura popolare e alla gergalità cittadina. Da Jimmy Creu Pagu a Carlo Unfrato, passando per Mara Callella e la dea Atalanta, la città prende voce attraverso figure improbabili ma terribilmente verosimili, capaci di restituire uno sguardo laterale, satirico, intelligente.

“Formazione, creatività, impegno civile”, sintetizza Nicola Contini, regista e docente che ha coordinato il lavoro. Domino non è solo una critica all’eccesso turistico, ma anche una dichiarazione d’amore per una città viva, complessa, stratificata, dove le storie non ufficiali hanno ancora molto da dire. In un tempo di narrazioni standardizzate, l’invenzione può essere uno strumento potente per far emergere ciò che altrimenti resterebbe invisibile.

Baldo: il viaggio come scoperta reciproca

Il più ambizioso dei tre progetti è forse Baldo, un gioco esperienziale dal vivo che ha debuttato a Santu Lussurgiu, borgo dell’interno ricco di storia, architettura e tradizioni. Ispirato a format come Pechino Express, Baldo trasforma il turista in esploratore attivo, coinvolgendolo in missioni, sfide e percorsi culturali alla scoperta del territorio. Ma la scoperta non è a senso unico: l’inserimento del gioco nel tessuto del paese genera nuove dinamiche partecipative, coinvolge i residenti, attiva narrazioni locali spesso trascurate o dimenticate.

Pensato come progetto di tesi da Francesca Palla e Pier Luigi Cabras, Baldo punta a diventare un modello replicabile: un’alternativa concreta per decentralizzare i flussi, riattivare i territori, creare scambio e conoscenza, e contribuire a un’economia più equa e sostenibile. Perché sostenibilità, in questo contesto, significa anche redistribuzione: di opportunità, di attenzione, di valore.

IED Cagliari: il design come leva di cambiamento

I tre progetti sono stati protagonisti dell’ultimo Open Day di IED Cagliari, svoltosi lo scorso 10 luglio a Villa Satta. Un’occasione per scoprire non solo l’offerta formativa dell’Istituto (unico in Sardegna nel campo del design e della comunicazione), ma anche il modo in cui una scuola può diventare laboratorio civico, spazio di pensiero, palestra di innovazione.

In un tempo in cui l’overtourism è spesso affrontato solo a posteriori, quando i danni sono già evidenti, Unseasoned, Domino e Baldo dimostrano che è possibile progettare altrimenti. Che il design non è solo estetica o funzione, ma anche scelta politica, presa di posizione, costruzione di immaginari nuovi. E che, per invertire il domino del turismo massivo, a volte basta cambiare le regole del gioco.

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